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A ottobre i prezzi sono aumentati al 2,3%. Ancora elevati l’indice core e quello dei servizi. Per gli analisti, i tassi di interesse britannici potrebbero rimanere elevati più a lungo
Dopo l’inattesa frenata del PIL, anche l’inflazione riserva un’amara sorpresa ai sudditi di sua maestà. A ottobre, l’indice dei prezzi al consumo del Regno Unito ha infatti registrato un’accelerazione oltre le stime della Bank of England e degli economisti, attestandosi al 2,3%. Il mese prima si era fermato all’1,7%, ai minimi dal 2021 e finalmente sotto il target del 2%, facendo tirare un sospiro di sollievo a governo e mercati. Ora però, secondo gli analisti, la risalita superiore a quella già messa in conto dalla banca centrale rafforzerà l’atteggiamento cauto di Andrew Bailey e colleghi sull’allentamento monetario.
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L’inflazione core e dei servizi restano elevate
Stando all’Office for National Statistics, a far da traino alla ripresa dei prezzi sono stati in particolare i costi dell’energia, spinti da un aumento delle tariffe nazionali regolamentate. Su base mensile il CPI ha segnato invece un incremento dello 0,6%, contro la variazione nulla di settembre. A preoccupare è però soprattutto il dato core, che esclude le componenti più volatili come cibo e carburanti ed è quindi ritenuto più affidabile dai policymaker. L’indice è cresciuto dello 0,4% a livello congiunturale, dopo il +0,1% precedente, e del 3,3% su base annuale, oltre il 3,1% atteso e il 3,2% di settembre. Anche l’inflazione nei servizi, considerata una misura chiave della pressione sui prezzi, si è confermata elevata al 5% (era al 4,9%), seppure in linea con le previsioni dell’istituto centrale britannico.
“La netta esplosione dell’inflazione generale, di base e dei servizi ha portato una tripla dose di cattive notizie sia per le famiglie che per i policymaker”, ha osservato James Smith, research director del think tank Resolution Foundation. In effetti, il dato complessivo è ora ai massimi degli ultimi sei mesi e rappresenta l’aumento mensile più consistente da ottobre 2022, cioè da quando il carovita britannico ha toccato il picco.
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Rischi inflazionasti dal bilancio del governo e da Trump
Nonostante quindi l’economia del Regno Unito continui a inviare segnali preoccupanti, il tema prezzi torna centrale sul tavolo della BoE, che appena due settimane fa ha ridotto il costo del denaro di un altro quarto di punto, portandolo al 4,75%. Bailey ha più volte ribadito di voler procedere con prudenza e ha fatto notare come il primo bilancio del nuovo governo laburista probabilmente farà di nuovo salire l’inflazione nel 2025. A questo, ha sottolineato l’istituto, si aggiungono poi anche i nuovi rischi dovuti alle annunciate politiche protezionistiche del neo presidente USA, Donald Trump. Tutti fattori che stanno portando gli investitori a pensare che i tassi di interesse di sua maestà potrebbero rimanere elevati più a lungo.
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