La survey di Deloitte, AIFI e LIUC segnala un mercato in recupero dopo il record del secondo semestre 2025. Per il nuovo attese 224 operazioni, concentrate su tagli superiori ai 30 milioni. Manifatturiero, food e healthcare in primo piano, mentre cresce il focus ESG e AI
Il mercato italiano del private equity e del venture capital guarda al 2026 con cauto ottimismo, nonostante un quadro internazionale ancora segnato da incertezze geopolitiche e tensioni commerciali. È quanto emerge dalla 47esima edizione della Private Equity Survey, l’indagine semestrale realizzata da Deloitte Private in collaborazione con AIFI e l’Osservatorio PEM della LIUC Business School, che fotografa un settore in recupero dopo un secondo semestre 2025 particolarmente dinamico.
Deal attesi in lieve calo, ma su tagli più elevati
Elio Milantoni, senior partner M&A di Deloitte
Per il primo semestre del 2026 si prevede la realizzazione di 224 operazioni di private equity e venture capital, con oltre il 50% dei deal concentrati su valori superiori ai 30 milioni di euro: si tratta di un dato in continuità con la seconda metà del 2025, chiusa con un record di 322 deal per un controvalore complessivo di 3,6 miliardi di euro. Non stupisce quindi che il sentiment degli addetti ai lavori resti complessivamente positivo: il 38,6% degli investitori si attende un aumento del numero di iniziative, quota in crescita di 4,7 punti percentuali rispetto alla rilevazione precedente. Secondo Elio Milantoni, senior partner M&A di Deloitte, “il contesto resta caratterizzato da un’elevata complessità ma il miglioramento delle condizioni di accesso al debito e l’introduzione di strumenti di supporto al settore contribuiscono a rafforzare la fiducia”. Un dinamismo che va però accompagnato da un approccio prudente e selettivo, soprattutto sul fronte delle valutazioni.
Manifatturiero in testa, cresce l’interesse per Food e Healthcare
Ernesto Lanzillo, partner e leader della divisione Deloitte Private
Dal punto di vista settoriale, il manifatturiero catalizza il 26% degli investimenti dal 23,8% dell’anno prima e si conferma così l’area più attrattiva. Seguono food & beverage (17%) ed healthcare (13%), entrambi in crescita rispetto al semestre precedente. Più debole invece l’interesse per l’ICT, che scende all’11,4%, mentre il comparto dei beni di largo consumo mostra segnali di recupero e sale al 10,6%. “Le priorità degli investitori stanno evolvendo”, osserva da Deloitte il Private Equity leader Ernesto Lanzillo, che aggiunge: “I fattori ESG sono ormai parte integrante delle strategie e l’intelligenza artificiale continua a giocare un ruolo rilevante nella valutazione dei target, pur mostrando una lieve flessione rispetto al passato”.
Proprio con riguardo alla sostenibilità, il sondaggio evidenzia come i criteri etici risultino ormai consolidati all’interno del settore: oltre il 22% degli operatori li integra già nella due diligence, il 26% nelle politiche post-investimento e il 19% li considera una leva di creazione di valore fin dalle fasi preliminari. Altro elemento chiave è l’intelligenza artificiale, indicata dal 75% del campione, mentre sul fronte del Next Generation EU e del PNRR oltre la metà degli operatori segnala possibili difficoltà nell’effettivo utilizzo dei fondi nel prossimo semestre. Positive, infine, le aspettative legate alla riforma del TUF e al Fondo di Fondi di Cassa Depositi e Prestiti: il 77% degli interpellati si attende infatti benefici dal nuovo quadro normativo e l’82% valuta favorevolmente l’introduzione dello strumento.
Nord Italia baricentro dei deal, più spazio al Sud
A livello geografico, il Settentrione si conferma principale polo delle operazioni con l’88,7% dei deal conclusi nel secondo semestre 2025. In calo il Centro Italia, mentre il Sud resta marginale ma migliora leggermente la propria quota. Diminuisce anche l’interesse per le iniziative di investimento oltreconfine. Guardando invece alle strategie, emerge una netta preferenza per le operazioni di maggioranza: sul 90,9% la quota di chi le indica tra gli operatori, mentre calano le partecipazioni di minoranza. Cresce inoltre l’attenzione verso i deal di taglio più elevato e aumenta il ricorso alle banche commerciali come principale fonte di finanziamento a scapito del private credit. Per i prossimi mesi, infine, si rafforza l’attenzione alle exit: oltre il 20% del campione prevede infatti di concentrarsi sulle dismissioni, segnale di un mercato che inizia a guardare con maggiore decisione alla valorizzazione degli investimenti in portafoglio.
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