Private credit, crescita solida ma prime crepe nel modello: il monitor di Goldman Sachs
Rendimenti ancora elevati e domanda robusta sostengono il settore. Ma aumentano i segnali di stress tra leverage, liquidità e qualità del credito.
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Oltre al conflitto in Medio Oriente, c’è un altro spettro che terrorizza i mercati: la possibile bolla del private credit. A Wall Street si moltiplicano infatti gli allarmi sul fatto che la prossima crisi finanziaria possa nascere proprio dal segmento dei prestiti alle società private. Dopo Jamie Dimon, che recentemente è tornato ad osservare come alcune pratiche nel settore rievochino il tracollo del 2008, anche l’ex ceo di Goldman Sachs Lloyd Blankfein ha evidenziato lo stesso parallelismo. Intanto, sia BlackRock che Blackstone hanno dovuto mettere un freno ai rimborsi per un loro fondo di credito privato, contribuendo ad accrescere le preoccupazioni. Se Oltreoceano la temperatura sale dunque ogni giorno di più, nel Vecchio Continente lo scenario potrebbe apparire più tranquillo. Tuttavia, pur non essendoci una crisi sistemica all’orizzonte, gli analisti di Goldman Sachs Asset Management sono convinti che i tassi di insolvenza principali del 2% sottostimino lo stress sottostante. È quindi lecito aspettarsi un aumento degli eventi di credito, che dovrebbero concentrarsi nei comparti più vulnerabili alle sfide macroeconomiche e che renderanno la selezione dei gestori sempre più cruciale.
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Lo studio di GSAM ha analizzato i leveraged buyout finanziati da prestiti privati senior a partire dal 2017. Ne emerge che circa 38 miliardi di dollari di senior private loans a 150 aziende sono diventati problematici, con quattro società insolventi o costrette a liquidare e le restanti 146 ricorse al debt-equity swap. Si tratta di un raro sguardo su una delle aree più opache del mercato, dal momento che i fondi europei differiscono a quelli USA proprio per il fatto di non pubblicare informazioni dettagliate sul valore delle loro partecipazioni.
L’analisi dei modelli temporali e dei vintage year rivela inoltre che gli eventi di credito in Europa non sono né casuali né distribuiti in modo uniforme, ma riflettono un contesto macroeconomico in evoluzione e la disciplina di underwriting. Guardando infatti alle principali sacche di stress, emerge come finora gli LBO completati nel 2017-2018 si siano rivelati i più vulnerabili, avendo dovuto attraversare le discontinuità generate dal Covid, dall’inflazione, dall’aumento dei tassi, dal conflitto ucraino e da un contesto tariffario in evoluzione. Seguono a stretto giro le operazioni dell’annata 2021, che hanno registrato la traiettoria più ripida nel numero di eventi di credito nei primi tre anni. Questo vintage, precisano gli analisti Patrick Badaro e Juliana Hadas, “potrebbe essere particolarmente vulnerabile perché i prestiti sono stati strutturati per un contesto di tassi molto diverso da quello in cui i debitori si sono rapidamente trovati”. D’altra parte i tassi di interesse sono aumentati bruscamente prima che molti avessero il tempo di far crescere l’Ebitda a sufficienza da compensare i maggiori costi del debito. “Sebbene i vintage 2023-2025 non siano ancora abbastanza maturi da mostrare eventi di default significativi, ci aspettiamo di vedere nel tempo più eventi di stress in questi vintage, dato l’ammontare di capitale che i gestori hanno investito in questo periodo e un possibile percorso di riduzione dei tassi più lento di quanto in alcuni casi fosse stato previsto in fase di underwriting”, avvertono dunque gli esperti. Aggiungendo come queste operazioni abbiano presentato spread più contenuti, offrendo agli investitori una compensazione minore per il rischio di credito.
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Altra evidenza interessante è che lo stress non è stato diffuso a livello di mercato ma appare concentrato in specifici segmenti più vulnerabili alle sfide macroeconomiche. I dati riportati da Goldman Sachs Asset Management indicano infatti sacche concentrate, che vedono coinvolte le aziende più piccole e nei settori ciclici, piuttosto che l’imminenza di una crisi sistemica. I settori consumer, retail, industriale e manifatturiero rappresentano oltre il la metà di tutti gli eventi di credito registrati in Europa dal 2017.
Secondo Badaro e Hadas, gli eventi di stress sono dunque destinati a rimanere elevati rispetto all’ultimo decennio. Di conseguenza, la selezione dei gestori in questo ambito dovrebbe contare più di prima. “Riteniamo che ci sarà un contesto macroeconomico favorevole ma non facile per tutti i debitori”, avvertono. GSAM prevede infatti una crescita reale del PIL europeo tra l’1,0% e l’1,3% nei prossimi tre anni, con un’inflazione intorno all’1,8-2% su base annualizzata. Negli Stati Uniti, dopo un 2026 forte, la stima è che l’espansione torni al 2,1% annuo e quindi leggermente al di sopra dell’inflazione. Sebbene questa espansione sia costruttiva, mettono in guardia gli analisti, le traiettorie delle singole aziende dovrebbero divergere sempre di più. A fare la differenza sarà “la sensibilità ai prezzi e al grado di esposizione a temi e settori di mercato vulnerabili alle discontinuità derivanti da tendenze secolari”.
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