Dall’outlook dell’associazione che riunisce i consulenti d’alta fascia, prospettive positive sull’economia. Ragaini: “Da Fed e BCE attesi quattro tagli entro un anno”. Ma sulle strategie pesa la geopolitica. Nei portafogli cresce il sovrappeso sull’equity
Migliorano le prospettive di crescita globale e sale l’appetito degli investitori istituzionali per il mercato azionario. È quanto emerge dall’outlook al 2025 di Associazione Italiana Private Banking, che quest’anno ha arricchito il suo consueto sondaggio tra i protagonisti della consulenza d’alta fascia agli strategist delle banche associate. Eppure, sottolinea la ricerca, restano diversi rischi all’orizzonte: a partire dalle tensioni tra Stati Uniti e Cina.
Per quanto riguarda la traiettoria dell’economia a un anno, la principale novità arriva dal miglioramento delle aspettative a livello globale: il 48% dei rispondenti si aspetta una crescita lieve, mentre sale dal 22% al 43% la quota coloro che intravedono un’espansione moderata. Lo stesso termine viene utilizzato da un operatore su sei per descrivere la dinamica che interesserà nello specifico l’Europa, dove a fare da traino dovrebbero essere soprattutto la Spagna (65%) e i Paesi del blocco emergente (29%). Restano invece i timori per le sorti della Germaniae della Francia, il cui debito pubblico preoccupa il 68% del campione, mentre il consensus su un forte contributo dell’Italia si ferma ad appena il 12%. Quanto agli USA, si registra invece la convinzione che il Paese sia destinato a intraprendere un’espansione forte (36%).
L’inflazione può risalire. Ma tutti vedono tre tagli Fed
Andrea Ragaini, presidente di Associazione Italiana Private Banking
Le maggiori diversità di vedute si riscontrano invece in relazione alla dinamica dei prezzi e alle politiche monetarie adottate dalle banche centrali per fronteggiarla: il 57% degli asset manager prevede infatti che l’inflazione europea si posizioni tra il 2% e il 2,5%, mentre per il 48% sarà tra il 2,5% e il 3% negli USA. Ne consegue che il target, a giudizio della maggioranza degli operatori, sarà raggiunto solo tra un anno nel Vecchi Continente e forse anche più avanti dall’altra parte dell’oceano (il campione si divide parimenti al 40% sulle ipotesi 2025 e 2026). Diversa anche la visione sugli effetti delle mosse di Fed e BCE, con il 55% convinto che potrebbero causare una recessione in Europa e il 64% positivo sul sistema produttivo a stelle e strisce. Vi è invece concordanza sul fatto che le politiche rimarranno espansive nei prossimi 12 mesi, tanto dalle parti di Bruxelles (82%) quanto a Washington (91%), così come sul numero di tagli da qui a 12 mesi. Come precisato infatti da Andrea Ragaini, presidente di Aipb, “oltre il 60% ne attribuisce più sia a Lagardeche a Powell”.
Tensioni USA-Cina e geopolitica i principali rischi
Le attese per un miglioramento del quadro macro si riflette inevitabilmente sulla percezione dei rischi all’orizzonte. La recessione dell’economia globale si colloca infatti al secondo posto della classifica, con il 43% convinto vada presa in considerazione come ipotesi e una parte altrettanto consistente che invece la esclude, mentre l’inflazione scivola addirittura all’ultimo gradino del podio. Il principale fattore di preoccupazione viene infatti individuato nelle tensioni tra USA e Cina, con il 43% che dichiara “alto rischio” e il 52% “medio”. La geopolitica non sfugge dai radar neppure con riferimento alle guerre attive in Ucraina e Medioriente, anche se costituiscono causa di timori di media intensità: rispettivamente 67% e 52%. Rispetto all’ultima analisi, risultano invece raffreddato il tema dell’intelligenza artificiale come bolla di mercato (dal quinto al nono posto) mentre aumentano quelli legati al credit crunch (elevati per il 25% contro il precedente 17%).
Cresce il sovrappeso sull’azionario. Gestori neutri sui bond
Il processo di ricomposizione dei portafogli private vede come principale novità la ritrovata centralità dell’azionario, che il sondaggio restituisce in sovrappeso sia a 12 che a 36 mesi: è infatti preferito dal 46% del campione, mentre il 35% dichiara di orientarsi sull’obbligazionario. Le principali aree geografiche d’interesse per gli investitori interessati all’equity sono in particolare i mercati emergenti e gli Stati Uniti (entrambi indicati dal 55%), anche se un quinto ritiene di doverli sottopesare nel breve. Ampie le divisioni sull’Italia, con il 19% che vuole aumentare l’esposizione e il 13% intenzionato invece a ridurla, mentre la Cina continua a suscitare numerosi dubbi: al 45% le view neutrali sul Paese e al 40% quelle di underweighting. Quanto invece ai settori, si accentua la rilevanza di posizioni attendiste se non per tre industrie: healthcare (86%), tecnologia (62%) e finanziari (54%). Tra gli stili di investimento, si conferma infine l’assoluta predilezione per high quality mentre il value mette d’accordo quasi sette operatori su dieci dai tre della precedente rilevazione.
Asset allocation: un ritorno alle vecchie abitudini
Fonte: Associazione Italiana Private Banking
Quello verso l’equity è un cambio di rotta che era stato preannunciato anche nelle previsioni di inizio anno, quando i gestori associati ad Aipb avevano segnalato di essere giunti quasi al termine della fase in cui i bond erano fortemente “sovrappesati”. Ecco allora che proprio la previsione per questa asset class, pur positiva per il 2025, non può che tendere a diventare neutrale su orizzonti temporali più ampi. In testa alla classifica degli investimenti previsti per il prossimo anno, figurano i bond dei mercati emergenti (60%) mentre i segmenti investment grade ed high yield seguono a lunga distanza. A livello geografico, vi è inoltre una prevalenza per l’Europa (52%) e l’Italia (39%), mentre Pechino è da sottopesare per il 53% degli intervistati.
Tra i comparti non tradizionali, migliorano le prospettive legate al real estate (preferito dal 6% dei player) mentre peggiorano quella sui private markets: nonostante il numero di coloro che si aspettano ritorni a doppia cifra sia passato dal 21% al 33%, nel medio periodo la categoria presenta una view positiva o neutrale per il 43% dei gestori. Giudizio underweighted anche sulla liquidità, sebbene il 60% si aspetti rendimenti tra lo zero e il 5% per l’obbligazionario e solo l’8% veda l’azionario capace di fruttare guadagni superiori al 10%. “Si conferma l’allocazione di portafoglio ideale di lungo periodo con l’equity al 46%, i bond al 37% e gli alternativi all’8%”, ha commentato il responsabile dell’ufficio studi Aipb Federica Bertoncelli.
Il portafoglio ideale ai raggi X
Fonte: Associazione Italiana Private Banking
La view del private banking sulle asset class
Rispetto agli asset manager, gli strategist delle banche associate ad Aipb esprimono un orientamento più favorevole verso l’obbligazionario nei 12 mesi a venire (79% sovrappeso) mentre la view si riavvicina (27% sovrappeso) in favore di un giudizio overweight sull’equity (93%). E se in merito al cash vi è identità di vedute, con un sottopeso sia nel breve che nel medio termine, mentre cresce la tendenza alla neutralità per quanto riguarda gli investimenti nei mercati privati. Sui rendimenti attesi a 12 mesi la visione è abbastanza simile a quella delle SGR, anche se leggermente più positiva: per quanto concerne l’equity, c’è maggiore consensus per ritorni superiori al 5% (65% contro 46%) e lo stesso nel campo del reddito fisso.
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