Raccolta ed effetto mercato spingono la crescita nel primo semestre dell’anno. Segno più per tutti i comparti. L’asset mix privilegia sempre i fondi comuni
Il private banking italiano continua a crescere senza sosta. Grazie ad un perfetto equilibrio tra aumento della raccolta ed effetto mercato, il primo semestre del 2025 passa infatti in archivio con masse in gestione pari a 1.317 miliardi di euro, in aumento del 2,4% rispetto ai 1.286 miliardi di fine marzo e del 4,8% da inizio anno. Stando ai dati del centro studi dell’Associazione italiana private banking, il segno più riguarda tutti i comparti, mentre l’asset-mix non registra cambiamenti di rilievo e conferma il primato dei fondi comuni.
Si conferma quindi la tendenza alla crescita moderata ma costante dell’industria private tricolore. In particolare, nel secondo trimestre è tornato a farsi sentire l’effetto mercato con un apporto positivo di 15 miliardi, dopo la contrazione registrata nel periodo gennaio-marzo (-3 miliardi). Sempre vivace invece la raccolta, che si è attestata a quota 14 miliardi (+1,1%), in linea con il trimestre precedente, mentre i cambi di perimetro hanno avuto un ruolo marginale (+0,1%). Su base annua, nonostante il contesto economico e geopolitico incerto, gli asset gestiti sono aumentati di 120 miliardi, pari al 10,1%. A far da traino sono stati soprattutto i flussi netti (+49 miliardi), seguiti dall’effetto mercato (+43 miliardi) e dai cambi organizzativi degli operatori (+29 miliardi).
Andrea Ragaini, presidente di Associazione Italiana Private Banking
“Il private banking italiano continua a crescere e rafforzare la propria posizione nel sistema finanziario del Paese”, commenta Andrea Ragaini, presidente di Aipb, secondo cui aver superato quota 1.300 miliardi, grazie al contributo equilibrato della raccolta e dei mercati, dimostra la solidità del modello e la centralità della consulenza professionale. “La capacità di adattarsi alle dinamiche dei mercati, e di rispondere con soluzioni personalizzate ai bisogni della clientela private, rappresenta la chiave del successo dell’industria”, evidenzia.
Corrono sia il gestito che l’amministrato
In equilibrio anche la crescita dei vari comparti del portafoglio. In testa si piazza il gestito, che registra l’incremento più elevato, pari al 2,9%, seguito a breve distanza dall’amministrato, con un allungo del 2,8%. Bene anche l’assicurativo (+1,9%) e la raccolta diretta (+1,0%). In termini di prodotti, guidano l’aumento i fondi comuni, con 8,6 miliardi in più, seguiti dagli obbligazionari (+5 miliardi), dai prodotti assicurativi (+4,7 miliardi) e dalle gestioni patrimoniali (+4,1 miliardi). Segno più, infine, per le azioni (+2,4 miliardi) e gli ETF (+1,8 miliardi), mentre la liquidità registra la crescita più contenuta (+0,4 miliardi).
Nel semestre la composizione dell’asset mix mostra una sostanziale stabilità. I fondi comuni restano il principale comparto, con una quota del 22,8%, seguiti dalla liquidità (12,7%), dalle gestioni patrimoniali (12,2%) e dalle assicurazioni (18,9%). Le componenti obbligazionarie complessive (titoli di Stato, obbligazioni bancarie proprie e altre obbligazioni) pesano per il 17,2%, mentre l’azionario rimane all’11,3%. Infine, la prima metà dell’anno si chiude in crescita anche per la consulenza fee only, che passa dal 2,8% di giugno 2024 al 3,7%, e per quella fee over, che sale dal 12,8% al 15,6%. In lieve calo, invece, la consulenza basata sulle sole retrocessioni, che si attesta all’80,6% dall’84,4% di dodici mesi prima.
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