Per l’esperto, siamo all’inizio di un trend globale di lungo corso: gli alternativi corrono non solo all’interno dei portafogli istituzionali ma anche e sempre più tra i risparmiatori
Carlo Roncalli, principal e responsabile per l’Italia di Blackstone Private Wealth Solutions
Per anni nei listini di borsa si è giocata tutta la partita. Gli investitori guardavano con attenzione ai mercati pubblici per ottenere rendimenti. Oggi però qualcosa è cambiato. Sempre più risparmiatori sofisticati, come casse di previdenza, fondi pensione ma anche family office, stanno spostando masse importanti nei mercati privati alla ricerca di opportunità difficilmente replicabili nel mondo quotato. Parliamo di investimenti illiquidi, con orizzonti temporali più lunghi e che possono offrire ritorni elevati e decorrelati dalle asset class tradizionali. I numeri parlano chiaro: negli ultimi vent’anni il private equity ha generato rendimenti medi annui del 14,9 %, superando il mercato azionario globale secondo i dati di Burgiss (MSCI). Anche il private debt ha avuto performance solide, specialmente in contesti di tassi bassi e stretta creditizia. “In un contesto caratterizzato da un’elevata volatilità delle Borse, i mercati privati possono offrire opportunità distintive in termini di stabilità, diversificazione, protezione dal ribasso e creazione di valore a lungo termine”, afferma Carlo Roncalli, principal e responsabile per l’Italia di Blackstone Private Wealth Solutions. “Ciò è particolarmente vero se si considera la dimensione dell’universo investibile: circa il 90% delle società con un fatturato superiore a 250 milioni di dollari è di proprietà privata. Gli strumenti alternativi come il private equity, il credito, il settore immobiliare e le infrastrutture possono, dunque, aiutare a proteggersi dalla volatilità e fornire accesso a reddito e crescita nei portafogli degli investitori”.
I mercati privati, dunque, attirano sempre più l’attenzione. E se ne sono ben accorti anche in Blackstone, il più grande gestore di asset alternativi al mondo, che opera nel settore da più di 14 anni. “Stiamo assistendo a una crescita costante, poiché un numero sempre maggiore di investitori, sia istituzionali che individuali, stanno incrementando l’allocazione in asset privati nei propri portafogli”, conferma Roncalli. Per l’esperto, in realtà, questo è solo l’inizio di una tendenza globale di lungo periodo. “In molti casi, le allocazioni degli investitori istituzionali sono già nell’ordine del 20-30%. Per gli investitori individuali, tale percentuale è ancora bassa, nell’ordine delle cifre singole piccole. Ci aspettiamo che questa situazione cambi rapidamente in futuro”. Un recente sondaggio ha infatti rilevato che il 68% dei consulenti finanziari intende aumentare l’esposizione ai mercati privati dei propri clienti. “Questa tendenza si riflette anche nei numeri: gli asset in gestione raccolti attraverso il canale Private Wealth di Blackstone rappresentano ora quasi 280 miliardi di dollari a livello globale nei fondi Blackstone, in aumento del 30% su base annua nel secondo trimestre del 2025, per un ammontare di 10 miliardi di dollari”, dice Roncalli.
Democratizzazione in atto
Non solo, dunque, investitori istituzionali. Per il manager di Blackstone c’è una tendenza in atto che riguarda un numero crescente di investitori privati che sta allocando una quota maggiore del proprio capitale in asset privati, che sono diventati più accessibili. Basti pensare alla nuova regolamentazione degli ELTIF 2.0 che punta ad aprire l’accesso agli investitori individuali con meno burocrazia e quote d’ingresso più basse. Alcuni gestori hanno già lanciato fondi accessibili da 10.000 euro, rendendo possibile per molti ciò che prima era riservato a pochi. “C’è una forte spinta dietro la democratizzazione dei mercati privati, guidata da iniziative recenti e in corso per renderli più accessibili in Europa, Stati Uniti e Asia. Ma non si tratta solo di ‘aprire porte’: è fondamentale garantire che i consulenti finanziari abbiano accesso alle piattaforme giuste e alla formazione necessaria per comprendere a fondo le varie asset class. In definitiva, crediamo che i gestori che hanno un brand forte, un track record consolidato e una conoscenza solida dei quadri normativi siano nella posizione migliore per avere successo”.
Il responsabile per l’Italia di Blackstone Private Wealth Solutions parla poi di ‘good neighbourhoods’, cioè ‘i quartieri buoni’. Sono quei temi d’investimenti a lungo termine il cui potenziale di crescita è perfino superiore a quello del PIL. “Al momento ci stiamo focalizzando su infrastrutture digitali ed energetiche, in particolare la costruzione e l’ecosistema necessari per alimentare l’intelligenza artificiale, private credit, scienze della vita e commercio digitale”, racconta. “Riteniamo che questi settori possano trarre vantaggio da forti tendenze secolari come la rapida adozione della tecnologia, l’aumento della domanda di energia e la continua innovazione nel settore sanitario. Siamo attivi anche nel settore immobiliare, dove riteniamo che i valori abbiano toccato il fondo e siano ora in fase di ripresa, in settori quali le infrastrutture digitali, la logistica e l’ospitalità. Il nostro approccio consiste nell’investire dove abbiamo una forte convinzione e dove riteniamo di poter contribuire a creare valore duraturo per i nostri clienti”.
Italia, terreno fertile
Blackstone è attiva in Italia da oltre vent’anni. L’ufficio meneghino è stato aperto quasi dieci anni fa ma recentemente si è ampliata la presenza locale per includere la divisione di Private Wealth insieme ai colleghi che si occupano di private credit e real estate. “Come azienda, ci piace investire in Italia per il suo ricco e consolidato tessuto imprenditoriale e per le interessanti opportunità in settori come infrastrutture, logistica, ospitalità e nel private credit”, spiega il manager. “In ambito Private Wealth, l’Italia è diventata un terreno fertile per i mercati privati e un motore di crescita per Blackstone in Europa. Gli investitori individuali nel Paese detengono complessivamente 1.100 miliardi di euro, con un’allocazione molto bassa, ma in crescita, nei mercati privati. L’espansione della distribuzione in Italia testimonia la fiducia che riponiamo nel futuro del Paese e nel crescente interesse per il private equity e il private credit”. A tal proposito il gestore ha lanciato di recente un veicolo di private equity dedicato alla clientela individuale. “Stiamo registrando un forte interesse in tutta Europa, compresa l’Italia, dove la domanda da parte degli investitori individuali rimane robusta in tutte le nostre strategie perpetue”, prosegue il responsabile. “La nostra dimensione, le nostre performance e i nostri rapporti di fiducia con i consulenti finanziari ci distinguono. Mentre continuiamo ad espandere la nostra presenza in Italia, è incoraggiante vedere che gli investitori italiani stanno allocando sempre più risorse agli asset privati”.
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