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Osservatorio Sara Assicurazioni: 8 su 10 hanno timore per il futuro post lavoro. E quasi 1 su 4 teme di cadere in povertà. Ma per metà non sanno di cosa si tratti. Anche se aumenta il numero di chi vuole saperne di più e pensa di rivolgersi a un consulente
Mentre il governo lavora alla proposta di destinare ai fondi pensione una quota obbligatoria del TFR, così da garantire ai lavoratori una vecchiaia più dignitosa, sul tema emerge ancora una volta la quasi completa estraneità degli italiani. Basti pensare che oltre uno su due non sa cosa sia la previdenza complementare, nonostante otto su dieci guardino con pessimismo alla loro situazione economica post lavorativa. A tracciare l’allarmante quadro è questa volta una ricerca dell’Osservatorio Sara Assicurazioni, dalla quale emerge però l’interesse a ricercare soluzioni e aiuto per capire come integrare l’assegno Inps e rendere più sicuro il proprio futuro.
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L’80% è preoccupato
L’ansia da pensione resta infatti decisamente diffusa. Appena il 13% pensa che avrà un assegno grazie al quale potrà mantenere un tenore di vita adeguato, mentre la maggioranza (80%) è pessimista sul fatto che si tratterà di una somma congrua. Tra questi, il 34% teme inoltre che non avrà nemmeno una pensione o risparmi sufficienti cui attingere per integrarla. Ne deriva che le principali preoccupazioni legate al futuro post lavorativo siano il rischio di non autosufficienza e l’impossibilità di sostenere le spese (44%), il dover gravare sulla famiglia per le proprie necessità economiche (26%) e il non riuscire ad aiutare i propri cari per carenza di risparmi (25%). Quasi uno su quattro (23%) teme addirittura di cadere in povertà.
Italiani e previdenza

Il risultato dell’Osservatorio sulla previdenza di Sara Assicurazioni. Fonte: Sara Assicurazioni.
Previdenza complementare, questa sconosciuta
Nonostante i timori, l’indagine conferma quanto ormai viene rilevato da anni: cioè la bassa conoscenza dell’argomento pensione tra gli italiani. Il 51%, ad esempio, non è in grado di definire che cosa sia la previdenza complementare mentre il 27% non sa che il trattamento di fine rapporto può essere versato nelle soluzioni previdenziali e il 32% non ha idea degli annessi vantaggi fiscali. Non solo: l’84% non si informa neppure sulle novità riguardanti la materia e la riforma del sistema previdenziale.
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Interessati soprattutto i giovani
A fronte di questo, tuttavia, un italiano su tre (33%) si dice interessato a valutare opzioni per rendere più sicura la condizione economica della propria vecchiaia. E a cercare di capire come fare o a chi rivolgersi sono in particolare i giovani della fascia 25-34 anni, dove la percentuale sale al 45%. Un atteggiamento coerente con la volontà espressa dalla maggioranza degli intervistati (61%) di acquisire in futuro un maggior livello di cultura previdenziale e di rivolgersi a consulenti qualificati per le proprie decisioni di investimento. Tra le soluzioni cui guarderebbero per integrare la pensione, primeggiano i piani individuali pensionistici assicurativi (28%) mentre i conti deposito li seguono a stretto giro. (23%). Terza posizione invece per i fondi pensioni aperti o negoziali (22%), anche se la quota di chi investirebbe sul mercato finanziario o in polizze vita si ferma al 17%/14%. “Poter disporre di una rendita integrativa alla pensione di base è oggi quanto mai importante e lo sarà sempre di più, commenta il Direttore Vita di Sara Emiliano De Salazar, che pone l’accento sulla ridotta capacità del welfare pubblico di consentire a chi conclude la carriera lavorativa di mantenere un tenore di vita adeguato. Dal suo punto di vista, è cruciale prendere queste decisioni di investimento fin da giovani “perché l’orizzonte temporale di più lungo periodo offre l’opportunità di accumulare un capitale maggiore con cui affrontare in modo sereno il proprio futuro”.
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