Denatalità e invecchiamento minacciano il welfare italiano. Se si rapporta chi è in pensione con chi lavora, il carico attuale risulta pari al 60%: il peggiore in Europa
Nel 2025 l’Italia rischia di ritrovarsi con un pensionato per ogni lavoratore. Il nuovo allarme sulla tenuta del sistema previdenziale tricolore arriva dall’Inapp, l’Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche, che ricorda come il nostro sia anche stato il primo Paese al mondo ad aver assistito al sorpasso degli over 65 sugli under 15 nella prima metà degli anni Novanta.
Il principale problema è la denatalità. Dai tempi dell’Unità d’Italia, fanno notare gli esperti Inapp, non si sono mai fatti così pochi bambini. Da oltre un decennio è poi iniziata una decrescita, dopo che a fine 2013 è stato toccato il record storico della più alta popolazione. Il problema è così grave, viene sottolineato nel nuovo numero della rivista scientifica Sinappsi, che non basterebbe neppure puntare ad aumentare la propensione a mettere al mondo figli per invertire la tendenza al calo delle nascite nei prossimi decenni. Nei futuri scenari, si legge, va infatti “messa in conto anche la progressiva forte riduzione del numero di donne in età feconda (le potenziali mamme) come effetto ereditato dalla denatalità pregressa”.
Il tasso di dipendenza degli anziani è il peggiore in Europa
In particolare, per quanto riguarda il mercato occupazionale, emerge come il nostro Paese stia andando incontro a un “indebolimento della forza lavoro potenziale”. Il tasso di dipendenza degli anziani, cioè il rapporto tra ultra 65enni e popolazione 15-64enne, è infatti già attualmente oltre il 40% e nel 2027 dovrebbe sfiorare il 66%. Se si mette direttamente in relazione chi è in pensione con chi effettivamente risulta attivo, il carico attuale in Italia si attesta al 60%: un dato che è in assoluto il peggiore in Europa e ben al di sotto della media UE, inferiore di 15 punti percentuali. Non solo: secondo gli esperti, tale rapporto è destinato a salire ad arrivare all’80% nel 2027 e raggiungere il valore più alto assieme a quelli di Grecia e Portogallo.
Come spiegato da Natale Forlani, presidente di Inapp, l’invecchiamento della popolazione comporta molteplici conseguenze di carattere economico e sociale. E le più evidenti sono quelle relative alla sostenibilità del mercato occupazionale e delle prestazioni. “La riduzione delle nuove nascite nel corso degli ultimi anni si è progressivamente trasferita sulle persone in età di lavoro”, ha detto, sottolineando come la quota di addetti ultraquarantenni sia prossima al 60% e gli over 50 abbia superato da circa tre anni la coorte 35-49 anni. Inoltre, ha aggiunto, da qui al 2040 avremo una perdita di circa quattro milioni di persone in età attiva. Ecco perchè, ha concluso, è necessario “costruire una silver economy che mobiliti risorse finanziarie, tecnologiche ma anche umane per coniugare l’invecchiamento della popolazione con il mantenimento di benessere e di dignità delle persone anziane e non autosufficienti.
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