Azionario USA, obbligazionario europeo, Emergenti, megatrend e alternativi: per gli asset manager la restante parte del 2025 richiede attenzione e sangue freddo, ma le occasioni non mancano
Il contesto è uno dei più incerti degli ultimi tempi. Tra il riassetto in corso dell’economia globale e dei mercati finanziari, l’imprevedibilità di Donald Trump e due conflitti armati, per gli investitori il secondo semestre del 2025 si conferma a dir poco sfidante. Secondo i gestori tracciare una rotta è però possibile: a patto di mettere in conto la volatilità, di essere selettivi e di guardare lontano. Così nei portafogli l’azionario USA resta centrale nonostante le turbolenze, l’Europa acquista sempre più rilevanza per il reddito fisso, e si guarda con grande attenzione ai megatrend così come agli Emergenti e agli asset alternativi. Perché la certezza che accomuna tutti gli outlook per la seconda metà dell’anno firmati dagli asset manager attivi in Italia è una: al di là dell’instabilità e dei punti interrogativi su crescita e politiche monetarie, le opportunità non mancano.
Nadège Dufossé, global head of multi-asset di Candriam
Tutte le previsioni in materia di asset allocation partono, ovviamente, da cosa accadrà sul fronte della crescita economica. E un rallentamento globale viene messo in conto dalla maggior parte degli esperti. “Le prospettive economiche sono attualmente influenzate dalle decisioni della leadership statunitense”, premette Nadège Dufossé, il cui scenario principale prevede una frenata generale dovuta ai dazi USA. “La crescita a stelle e strisce potrebbe scendere al di sotto del 2% e il rischio di una contrazione potrebbe aumentare se si verificassero altri shock negativi”, avverte la global head of multi-asset di Candriam. Precisando che anche in Europa la politica commerciale di Donald Trump continuerà probabilmente a pesare sull’attività.
Maria Paola Toschi, Global Market strategist di J.P. Morgan AM
Nonostante questo, secondo J.P. Morgan AM, al di qua dell’Atlantico si registrano cambiamenti importanti che potrebbero far ben sperare anche nel corso del prossimo anno. “L’Unione europea parte da livelli crescita storicamente contenuti ma potrebbe chiudere il gap nei confronti degli USA”, precisa la global market strategist Maria Paola Toschi, sottolineando come il trend di recupero possa proseguire nei prossimi anni anche per gli investimenti. “C’è una ripartenza del Vecchio Continente sia dal punto di vista strutturale che congiunturale”, assicura la manager.
Banche centrali divise
Enzo Corsello, country head Italia di Allianz Global Investors
Tutto questo ovviamente condizionerà le politiche monetarie e, per i gestori, continuerà a spingere Federal Reserve e Banca centrale europea su due percorsi diversi. Lo spiega bene Enzo Corsello, country head Italia di Allianz Global Investor, che si aspetta un tasso di crescita dell’economia americana dimezzato per fine 2025 e nuove pressioni sui prezzi causate dai dazi. Questo, a suo parere porterà Jerome Powell ad adottare un atteggiamento più prudente: “Prevediamo un tasso sui Fed funds intorno al 4% entro dicembre”, sostiene. Nel Vecchio Continente, prosegue il manager, una maggiore cooperazione a livello politico e l’aumento delle spese per la difesa potranno invece sostenere il Pil nel medio termine dopo una fase di espansione contenuta. Due fattori che, uniti a un carovita in calo generalizzato, promettono di offrire a BCE e Bank of England “maggior margine per ulteriori riduzioni del costo del denaro”.
Bruno Rovelli, managing director e chief investment strategist Italia di BlackRock
Quanto agli investimenti, per il secondo semestre dell’anno il consiglio è unanime: adottare strategie azionarie di diversificazione regionale e di ricerca di income, guardando oltre gli Stati Uniti ma senza mai dimenticare che l’equity a stelle e strisce è tutt’altro che finito. Bruno Rovelli, chief investment strategist per l’Italia di BlackRock, non ha dubbi in proposito: per quanto in difficoltà negli ultimi mesi, l’eccezionalismo americano non è archiviato mentre la fase attuale di sovraperformance dell’Europa non ha supporti strutturali tali da far pensare a un trend di lungo periodo. “Ci sono un gap di crescita della produttività e un dislivello di competitività tra le due sponde dell’Atlantico tali da rendere impossibile non continuare a considerare gli States come fucina di opportunità per chi vuole investire sull’azionario”, chiarisce infatti il manager. L’importante, dal suo punto di vista, è trovare un approccio al mercato che permetta di proteggersi dalla volatilità e dall’eccessiva concentrazione degli indici. E la soluzione sono i fenomeni secolari, che BlackRock definisce in maniera più eloquente “mega forze”: digitalizzazione, transizione low carbon, frammentazione geopolitica e conseguente accelerazione delle spese militari ne sono esempi. “Questi temi di investimento sono trasversali e trascendono la contingenza”, rimarca Rovelli, sottolineando come a beneficiarne di più sarà proprio l’universo corporate high growth americano.
Obbligazionario europeo nel mirino
Dello stesso parere è anche Giulio Renzi-Ricci, responsabile dell’asset allocation europea di Vanguard, secondo cui l’azionario americano tornerà a rappresentare l’asset class di maggiore interesse nel medio-lungo termine. “Certo è che le valutazioni fortemente a sconto dell’Europa impongono un certo grado di diversificazione tra le due geografie”, precisa lo specialista. Dove invece il Vecchio Continente risulta di gran lunga più appetibile è l’obbligazionario, con il segmento corporate investment grade giudicato molto interessante e i decennali locali più apprezzati dei T-Bond per chi vuole incamerare duration. “Sarà soprattutto il piano di riarmo tedesco a fare da volano”, spiega l’esperto, chiarendo però che i maggiori effetti delle politiche di Berlino sull’economia reale si vedranno solo tra il 2026 e il 2027.
Che il credito societario sia al momento un’isola felice ne sono convinti anche in Quaestio Capital Manager. “La responsabilità fiscale è passata di moda”, osserva il cio della società Christian Prinoth, “perciò il fixed income governativo non è più da considerarsi una safe asset”. “Gli emittenti corporate invece si sono comportati in maniera opposta sia con livelli di leva sani che con cash flow che rimangono forti”, prosegue Prinoth, “perciò ci sembra ancora una classe d’attivo fondamentale nell’asset allocation dei nostri clienti”. D’altra parte, si sa, il credito performa bene in un contesto di tassi in calo. Per questo, secondo la view della casa di gestione, i prossimi mesi saranno comunque positivi per i bond societari. Gli operatori rimangono focalizzati sul tema del carry, prediligendo strategie che massimizzino il rendimento da coupon in contesti di tassi stabili. Debito emergente, obbligazioni strutturate di alta qualità e segmenti selezionati del credito high yield rappresentano, al momento, le aree con il miglior rapporto rischio-rendimento. In particolare l’high yield europeo, sottolineano da Quaestio, continuerà ad essere un sorvegliato speciale.
Vietato trascurare gli Emergenti
Jean-Louis Nakamura, head of Conviction Equities Boutique di Vontobel
Altra asset class da non trascurare è poi quella dei mercati emergenti. Il perché lo riassume beneJean-Luis Nakamura, responsabile conviction equity di Vontobel: “Questi Paesi saranno meno sfavoriti dai dazi di quanto si pensa perché sono diventati molto più dipendenti dalla domanda interna o reciproca e tendono storicamente a muoversi verso l’alto in presenza di un indebolimento del dollaro come quello che si sta osservando”, evidenzia. E sottolinea come da inizio anno l’indice MSCI EM abbia registrato una performance dell’8,7% contro il 5% delle economie sviluppate. Ma non è tutto: ci sono anche altri due fattori a supporto della categoria, nella view dello specialista: “La Fed dovrebbe diventare più colomba e le banche centrali della regione potrebbero seguirla con una stagione di tagli”. Tra le società nel mirino, non solo quelle legate ai beni di largo consumo e alle opere infrastrutturali ma anche realtà tech che trattano a sconto come DeepSeek. E proprio le valutazioni rappresentano il motivo per cui Vontobel guarda alla regione anche per quanto riguarda i bond corporate, con l’head of EM fixed income Wouter van Overfelt che rimarca la particolare convenienza del mercato obbligazionario locale.
Tra azionario e obbligazionario, i gestori concordano infine sul fatto che ci sia una quota da investire anche su un’altra classe d’attivo: quella alternativa. Per UBS AM, costruire portafogli con circa il 20% di private asset significa infatti cogliere alcuni trend che sono oramai secolari. “Il segmento risente meno degli effetti negativi dei dazi grazie ai flussi di cassa contrattualizzati e alla correlazione positiva con l’inflazione”, spiega Giacomo Cristofori, Southern Europe Real Assets Investment Sales specialists della società, “e le allocazioni che lo includono hanno maggiori probabilità di sovraperformare quelle focalizzate solo strumenti tradizionali”. “I vintage lanciati nei periodi di stress economico hanno spesso generato rendimenti più elevati”, conclude, “circostanza che ci fa sperare in un’annata positiva”, conclude.
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