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Il cartello lima la crescita 2024-2025 di circa 100 mila barili al giorno. Pesano soprattutto le attese sul ruolo (determinante) di Pechino
Avvio di settimana in retromarcia per il petrolio, che ha azzerato i guadagni messi a segno nell’ottava precedente sulla scia delle tensioni in Medio Oriente. A pesare sull’oro nero è il caso Cina: da un lato, infatti, le importazioni di greggio di Pechino sono diminuite per il quinto mese consecutivo, dall’altro l’Opec ha tagliato per la terza volta di seguito la sua previsione di crescita della domanda globale per il 2024 e il 2025 a causa soprattutto del rallentamento dell’economia del Dragone.
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Opec, giù le stime di crescita della domanda
L’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio si attende ora un minor consumo di greggio da parte dell’economia globale. La previsione è che la domanda per il 2024 aumenti di 1,9 milioni di barili al giorno, pari a 106 mila barili in meno rispetto alla stima precedente, mentre la crescita per il 2025 viene limata di 102 mila barili al giorno, a quota 1,6 milioni. Stando alle nuove previsioni, quindi, il mondo consumerà in media 104,1 milioni di barili di petrolio al giorno quest’anno, rispetto ai 102,2 milioni del 2023, e 105,7 milioni il prossimo. Nonostante si tratti di quantità “ben al di sopra della media storica di 1,4 milioni di barili al giorno vista prima dello scoppio della pandemia”, a pesare sono “previsioni leggermente inferiori per alcune aree”, viene specificato. Nel biennio in questione, la domanda nei Paesi Ocse è attesa crescere di 0,1 milioni di barili ogni anno, mentre quella degli Stati non Ocse di 1,8 milioni e di 1,5 milioni.
Effetto Cina
La Cina, il più grande importatore di greggio al mondo, ha pesato con decisione sulla sforbiciata dell’Opec. Le previsioni sulla crescita della domanda cinese sono infatti calate da 650 mila barili al giorno a 580 mila. Secondo il cartello, se da un lato le misure di stimolo del governo daranno sostegno alla domanda nel quarto trimestre, dall’altro il consumo si trova comunque ad affrontare alcune difficoltà legate alle sfide economiche e al passaggio a carburanti più puliti. “L’utilizzo di diesel ha continuato ad essere frenato dal rallentamento dell’attività economica, soprattutto dalla frenata delle costruzioni edilizie e abitative, e dalla sostituzione del gas naturale liquefatto con il gasolio da petrolio negli autocarri pesanti”, si legge nel report. La prova sta nel fatto che le importazioni di oro nero nei primi nove mesi del 2024 si sono ridotte di quasi il 3% rispetto allo scorso anno, scendendo a 10,99 milioni di barili.
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Nel frattempo, secondo i dati ufficiali pubblicati sabato da Pechino, a settembre le pressioni deflazionistiche nel Paese si sono acuite, mentre il nuovo piano di stimoli del governo non ha convinto gli investitori a causa dell’assenza di dettagli. Le notizie negative provenienti dal Dragone, e rilanciate dall’Opec, hanno quindi superato i timori del mercato sulla possibilità che una risposta israeliana all’attacco iraniano del 1° ottobre possa interrompere la produzione di Teheran, facendo ritracciare le quotazioni dell’oro nero.
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