Osservatorio Athora-Nomisma: solo il 38% ha valutato un piano pensionistico. Colpa anche della ridotta capacità di risparmio, che spinge verso conti deposito e mattone. Cruciale il supporto del consulente
Oltre tre italiani su cinque (62%) hanno ormai una certezza: una volta usciti dal lavoro, l’assegno pubblico non basterà per vivere bene. Eppure, solo il 38% è corso ai ripari e ha valutato la sottoscrizione di una pensione complementare o pensa di farlo. A confermare l’immobilismo dei nostri connazionali in materia di pianificazione finanziaria e previdenziale è la terza wave di ricerca dell’Osservatorio ‘Look to the Future’ di Athora Italia, condotta in collaborazione con Nomisma, da cui emerge anche la grande perdita di fiducia nella possibilità di accantonare risorse in vista di un ritiro dall’attività lavorativa. Una rilevazione che però mostra anche un dato positivo: cresce la consapevolezza dell’importanza di affidarsi ai consulenti.
Giù la capacità di risparmio: largo a conti deposito e mattone
Alla base di questa marcata discrepanza tra la preoccupazione per il futuro e l’attivazione per mettersi al riparo dai rischi c’è proprio un’insufficiente o scarsa capacità di risparmio, come denunciato dal 43% degli italiani. E il quadro appare in deterioramento: il 44% ha infatti visto peggiorare le proprie possibilità di accantonare denaro rispetto a due o tre anni fa e, in prospettiva futura, almeno uno su quattro teme un ulteriore degrado della propria situazione finanziaria. Un pessimismo che si traduce spesso nella scelta di costruire il proprio patrimonio familiare principalmente su conti correnti e depositi o immobili, con il 95% e il 735 del campione a indicarli come preferiti. Solo una minoranza ricorre invece a strumenti più adeguati per il lungo periodo: si ferma infatti al 27% la quota di chi possiede polizze pensionistiche e al 17% quella di chi ha scelto polizze vita a contenuto finanziario.
Sempre più preoccupati
Intanto, le preoccupazioni legate al momento del pensionamento si fanno sempre più concrete: quasi un italiano su due (49%) teme di non poter sostenere spese impreviste, mentre il 39% è preoccupato di non riuscire a mantenere l’attuale tenore di vita. La sfiducia nel sistema pubblico è tale che spinge il 37% avalutare la possibilità di posticipare il momento del ritiro dal lavoro, principalmente per continuare a percepire uno stipendio (48%) o per avere una pensione più alta (46%).
Tra i pochi che hanno già sottoscritto una pensione complementare, il 36% ha scelto il piano individuale pensionistico: uno strumento che conferma di essere preferito soprattutto dalle donne (45%) rispetto agli uomini (30%). Tra chi ha solo valutato la sottoscrizione, invece, il 37% non ha ancora un’idea chiara sulla forma da scegliere. In questo ambito, gli interlocutori più apprezzati da coloro che si informano sulla pensione complementare sono iconsulenti di una compagnia assicurativa (37%) o di una banca (32%). La ricerca sottolinea poi l’importanza del ricorso a figure specializzate: oltre la metà degli italiani (55%) si affida infatti a un advisor o a un esperto finanziario per le proprie scelte di investimento, dato che sottolinea il ruolo imprescindibile dell’advisory nella gestione del risparmio e nella pianificazione previdenziale. Le caratteristiche più apprezzate sono la trasparenza (57%), la competenza tecnica (46%) e la capacità di ascolto (36%).
Ma il quadro resta complesso
Jozef Bala, ad di Athora Italia
Jozef Bala, amministratore delegato di Athora Italia, parla di un “quadro complesso” in cui la paura per il futuro non si traduce ancora in scelte corrette di pianificazione finanziaria. “La perdita di fiducia nella capacità di risparmio e la scelta di accantonare prevalentemente in liquidità o immobili rendono le famiglie più vulnerabili”, avverte. Per l’esperto, il fatto che oltre la metà degli italiani apprezzi un supporto consulenziale dedicato per le proprie decisioni di investimento sottolinea però “l’importanza di guidare le persone a scelte concrete sui temi della previdenza per costruire un domani più protetto e consapevole”.
Secondo la ricerca Unipol-Ipsos, solo l’8% crede che le generazioni future avranno un assegno equo. Colpa del debito pubblico, della precarizzazione del lavoro e dell'invecchiamento della popolazione. E per il 65% i giovani vivranno peggio
Osservatorio Ecm di Irtop Consulting: ricavi a +12%. Fondamentali solidi, ma cala il numero di Ipo. Arca e Algebris tra gli investitori più attivi. Lambiase: “La Siu, il rafforzamento della previdenza complementare e la riforma del Tuf e dei Pir aprono una nuova fase”
Il 7° Rapporto Assogestioni-Censis fotografa un Paese consapevole che la pensione pubblica non basterà, ma ancora frenato da scarsa conoscenza, diffidenza e rinvio delle scelte. Per l’industria, la sfida è trasformare le novità normative in partecipazione effettiva
Alle donne un assegno più basso di un terzo rispetto agli uomini. Si allunga ancora l'età media d’uscita: dal 1995 oltre 7 anni e 3 mesi in più. Fava: “La previdenza nasce dal primo contratto di lavoro”
Fondi comuni in crescita e secondo pilastro al rilancio fotografano un Paese più consapevole, ma ancora chiamato a colmare il divario intenzioni, conoscenza e scelte di lungo periodo. Tutte le evidenze delle ultime ricerche Assogestioni
Siglato un accordo che punta a sostenere il ruolo dei consulenti finanziari nella pianificazione previdenziale. Al centro, la necessità di accompagnare cittadini, famiglie e imprese in una fase decisiva per il secondo pilastro
Il presidente Liverani: no a ripensamenti sulla riforma per difendere lo status quo. Le compagnie investono in Italia oltre mille miliardi. “Siamo una leva per il Paese, non un giacimento cui attingere”
Ricerca Zurich-Swg: il 70% ammette una conoscenza limitata o nulla degli strumenti di risparmio e investimento. Il 42% della Gen Z non sa di poter trasferire il Tfr a un fondo pensione, ma i giovani sono i più aperti alla rIcerca di rendimento
Nel dialogo tra Assogestioni e Covip, le istruzioni per mettere a terra le novità della Legge di Bilancio 2026: dall’adesione automatica alle linee di investimento, fino alle nuove prestazioni
Secondo una ricerca condotta dalle Università di Trento e Bolzano sui dati di quattro comparti italiani, gli operatori sono il 22% meno propensi a suggerire portafogli azionari quando il cliente è una donna. Un bias che impatta sull’industria e sul futuro dei risparmiatori
Siamo entrati in una fase storica in cui demografia, previdenza e mercati finanziari sono destinati a intrecciarsi come mai prima d’ora. Ecco come l'invecchiamento sta ridisegnando prodotti, portafogli e strategie delle compagnie assicurative
Iscriviti per ricevere gratis il magazine FocusRisparmio