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Secondo gli asset manager, il rally continuerà nonostante qualche insidia. E ogni calo delle quotazioni rappresenta un punto di ingresso interessante. Ma è tutto il settore ad offrire opportunità
Record su record. L’incertezza globale continua a spingere l’oro, che da inizio anno ha messo a segno un rialzo di circa il 30%, superando il picco mai visto dei 3.500 dollari l’oncia. Le cause sono note: l’incertezza globale scatenata da Donald Trump, gli acquisti delle banche centrali con la PBoC in testa, i tassi in discesa, la debolezza del dollaro e le turbolenze azionarie. La domanda che si fanno gli investitori ormai da settimane è quindi sempre la stessa: fino a dove può arrivare il metallo giallo? Per i gestori quota 3.700 è vicinissima. E anche se non mancano le insidie, c’è un intero settore in cui trovare ottime opportunità.
Un territorio inesplorato
“L’impressionante rialzo dell’oro, che ha superato le aspettative della maggior parte degli analisti per l’intero anno, implica che ci troviamo in un territorio inesplorato”, avverte Kerstin Hottner, head of commodities di Vontobel. Che fa notare come i fattori tradizionali che un tempo influenzavano i prezzi (inflazione Usa e tassi in primis) non siano più i principali motori. Per l’esperta, sono infatti soprattutto l’incertezza sui dazi e le preoccupazioni per la crescita globale, unite alla reazione del mercato alle critiche rivolte alla Fed, che stanno alimentando la domanda di beni rifugio. Imaru Casanova, portfolio manager oro e metalli preziosi di VanEck, aggiunge a questo proposito che anche le turbolenze azionarie stanno sostenendo il rally. “Lo S&P è entrato in territorio di correzione il 13 marzo: l’imprevedibilità delle politiche economiche e l’aumento della volatilità dei mercati hanno rafforzato l’appeal del lingotto riaffermando il suo ruolo di bene rifugio preferito”, spiega.
Oro a quota 3.700 entro metà anno
“Questo interesse all’acquisto è evidente nel mercato dei futures e persino negli afflussi verso gli Etf sull’oro, che hanno registrato un aumento significativo negli ultimi tempi (8% dall’inizio dell’anno). Tuttavia, rimangono ancora circa il 20% al di sotto dei massimi del 2020, quindi c’è ancora ampio margine di crescita”, sottolinea Hottner. Inoltre, l’esperta di Vontobel fa notare che la domanda delle banche centrali, in particolare dei mercati emergenti, rimane solida e che con l’aumento dei dazi i rischi di inflazione sono orientati al rialzo e quelli di crescita al ribasso. “In un contesto simile, l’oro dovrebbe trarne vantaggio e riteniamo che qualsiasi calo rappresenti un punto di ingresso interessante. Se la domanda di beni rifugio rimarrà forte nei prossimi mesi, il metallo giallo potrebbe superare i 3700 entro la metà dell’anno, se non prima”, afferma. Ma non solo. A suo parere pesa anche il fatto che l’indipendenza della Federal Reserve è minacciata. Si è in attesa, infatti, di una sentenza della Corte Suprema relativa alla rimozione dei direttori di altre agenzie indipendenti. “Se la sentenza fosse favorevole a tali rimozioni, ciò potrebbe ripercuotersi anche sulla Fed. Questo rischio è attualmente sottovalutato e, se si concretizzasse, potrebbe portare a ulteriori acquisti”, rimarca.
Un settore d’oro
Casanova punta l’attenzione anche sul cambiamento del sentiment degli investitori verso il lingotto e le azioni correlate. “Le società estrattive aurifere, rappresentate dal NYSE Arca Gold Miners Index, hanno registrato una performance superiore decisamente rilevante, dimostrando non solo la capacità di influenzare il prezzo del metallo, ma anche le valutazioni interessanti rispetto ai mercati azionari più ampi e il ruolo di diversificatore efficiente del portafoglio”, analizza. L’esperto segnala poi il forte interesse degli investitori per l’intero settore che si è tradotto nei maggiori afflussi netti mensili in oltre un anno per i fondi che investono nei minatori d’oro, a fronte dei deflussi persistenti degli ultimi ventiquattro mesi.
“L’impennata dei prezzi sta determinando un flusso di cassa record per i produttori d’oro e, se associato all’aumento delle valutazioni dei titoli, sta creando un clima più favorevole per le fusioni e le acquisizioni all’interno del settore”, aggiunge inoltre Casanova. A suo parere, uno dei fattori chiave a sostegno di una rivalutazione dell’azionario legato al lingotto è un approccio equilibrato all’allocazione del capitale. “Il desiderio degli investitori di dividendi e riacquisti di azioni deve essere soddisfatto, ma per rimanere competitivi e attrarre affari, le aziende devono garantire la crescita”, sottolinea. Chiarendo che questa espansione non deve essere necessariamente quella annuale della produzione, ma può anche essere ottenuta in modo organico, attraverso la trivella, le ottimizzazioni, le efficienze e le espansioni (“Ed è certamente il nostro approccio preferito”, rimarca) oppure via M&A.
Le insidie non mancano
Nonostante le previsioni brillanti, ovviamente la strada del lingotto non è tutta in discesa. Hottner mette infatti in guardia sul fatto che quando il prezzo di una materia prima sale tanto rapidamente, di solito si verifica una contrazione della domanda. “Le vendite di gioielli stanno già rallentando a causa dei prezzi record, con ripercussioni negative sulla domanda”, osserva. Chiarendo che tale mercato rappresenta circa il doppio della domanda delle banche centrali nel 2024. Inoltre, conclude, alcune banche centrali stanno adottando un approccio più tattico, rinviando ulteriori acquisti in previsione di un calo dei prezzi.
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