Il leader della CDU nominato cancelliere solo al secondo turno. Quasi 20 i franchi tiratori. Crescono i dubbi di asset manager e analisti sulla tenuta del governo. Ma l’aumento del debito non è in discussione
Alla fine, ce l’ha fatta. Friedrich Merz, 69 anni, è diventato il decimo cancelliere tedesco dopo aver vinto oltre un mese fa le elezioni alla guida della CDU. Una nomina che però non ha mancato di riservare sorprese, con il leader democristiano affondato nella prima votazione al Bundestag da 18 franchi tiratori e costretto ad aspettare il secondo giro per ottenere quei 316 consensi necessari a prendere in mano ufficialmente le redini della Germania. Un colpo di scena che, nonostante l’alleanza stipulata con i socialdemocratici subito dopo l’esito delle urne, lascia trasparire la debolezza della maggioranza e mette in guardia gli asset manager sulle prospettive economiche del Paese per i prossimi anni.
La giornata di lavori parlamentari ha tenuto i tedeschi col fiato sospeso e ha assunto contorni inediti. Lo si è percepito anche dalla voce incerta della presidente del Bundestag, Julia Kloeckner, che è arrivata in aula raggiante salvo cambiare rapidamente umore durante la lettura dell’esito della prima tornata: solo 310 voti a favore, sei in meno di quelli necessari per conquistare la cancelleria. “Friedrich Merz non è eletto”, ha scandito l’ex ministra di Angela Merkel. E poiché Unione ed SPD hanno insieme 328 seggi, ecco che si è subito aperto il giallo dei 18 franchi tiratori: un enigma destinato probabilmente a non trovare mai soluzione, anche se si ipotizza il coinvolgimento dei tanti socialdemocratici delusi e di diversi conservatori con il mal di pancia. L’epilogo ha comunque costretto i deputati a sondare per ore le possibilità sul tavolo fino all’accordo tra Verdi e Linke, che ha reso possibile la seconda votazione e ha garantito a Merz 325 voti a favore. “Sono consapevole della responsabilità che assumo oggi e lo faccio con umiltà ma anche con determinazione e fiducia”, ha detto a caldo il neopremier. “Siamo una coalizione di centro e confido che riusciremo risolvere i problemi del Paese con le nostre forze”, ha aggiunto, precisando come il passaggio di testimone rappresenti “un test vinto sulla maturità della democrazia”.
Mercati azionari giù. Ma è enigma sui bond
La presenza dei franchi tiratori nella grande coalizione tedesca fa capire che Merz sarà un leader indebolito e soggetto a molti più veti politici di quanto si fosse prospettato dopo le elezioni di febbraio, soprattutto da parte delle forze di sinistra. Questo significa che dovrebbe incontrare problemi nel mettere in campo i mille miliardi di investimenti in difesae infrastrutture promessi nei prossimi cinque anni. Da qui l’inevitabile retromarcia dei mercati azionari europei, con il Dax che a metà giornata trattava in calo dello 0,84% e gli indici degli altri maggiori Paesi sulla stessa lunghezza d’onda. Ciò che invece ha stupito gli osservatori è la dinamica vissuta dal comparto obbligazionario, dove i rendimenti dei titoli di Stato sono saliti un po’ ovunque anziché diminuire come ci si sarebbe aspettati di fronte alla prospettiva di un più difficile incremento del debito da parte di Berlino. La possibile spiegazione è che gli investitori pensino che ora Merz non potrà più annunciare i suoi attesi piani con il presidente francese Emmanuel Macron per l’emissione di eurobond con cui finanziare parte delle spese per il riarmo e per altri piani comuni.
Gestori preoccupati per l’economia. Ma occhio all’azionario
Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia
Quanto alle prospettive di crescita della Germania e dell’Eurozona tutta, che entrano giocoforza nelle riflessioni sull’esito del voto perché legate alla capacità di Merz di rimuovere il freno al debito e iniettare nuovi capitali nell’economia dei 27, una certa preoccupazione emerge sia dai gestori patrimoniali che dagli analisti. Secondo Filippo Diodovich, Senior market Strategist di IG Italia, il calo del DAX riflette proprio i timori del mercato per la direzione politica ed economica del Paese. “Banche e utilities ma anche altri settori molto sensibili alle decisioni del governo”, ha aggiunto, “potrebbero subire ulteriori pressioni”. Senza contare che potrebbero incontrare difficoltà anche altre promesse fatte in campagna elettorale come “abbassare le tasse sulle imprese” e “diminuire i costi energetici”. Ciò non esclude però, dal suo punto di vista, che l’azionario tedesco possa continuare comunque a correre: “Manteniamo le prospettive grafiche positive sul Germany 40 e crediamo che l’eventuale superamento dei record storici a 23.478 darebbe nuova spinta al trend rialzista per allungare verso obiettivi long ipotizzabili a 24 mila punti”.
Julian Zimmermann di Scope Ratings è invece convinto che il prossimo grande banco di prova per Merz saranno le trattative sui bilanci federali per il 2025 e il 2026, che dovrebbero però essere agevolate dal margine fiscale recentemente creato grazie alla riforma del freno all’indebitamento. “In questo contesto”, ha spiegato l’analista dell’agenzia europea, “il percorso fiscale della Germania sarà valutato anche in funzione della conformità alle regole fiscali europee con un piano fiscale-strutturale di medio termine che dovrà essere inviato alla Commissione nei prossimi mesi”. Quanto alle prospettive di crescita, Zimmermann è chiaro: “Se verrà evitata una guerra commerciale su larga scala tra Stati Uniti e Unione Europea, ci aspettiamo una crescita nulla quest’anno e dell’1,2% nel 2026 in scia a stimoli fiscali mentre uno scenario avverso porterebbe con sè una contrazione del PIL dello 0,3% nel 2025 e una crescita limitata allo 0,7% l’anno seguente”.
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