Il nuovo anno porta con sé un quadro complesso tra valutazioni elevate, concentrazione sull’IA e rischi geopolitici. Ma, per la group CIO Johanna Kyrklund, disinvestire non è la soluzione. Selettività, fondamentali e diversificazione il mix per non perdere il treno del rendimento
Johanna Kyrklund, group cio e co-head of investment di Schroders
Politiche fiscali divergenti, tensioni internazionali, quadro macro incerto. Il 2026 promette di proiettare i mercati finanziari in una fase ancora più insidiosa, segnata da valutazioni azionarie elevate ma anche concentrazione crescente e interrogativi sul reale ritorno degli ingenti investimenti legati all’intelligenza artificiale. Eppure, secondo Schroders, non è ancora il momento di ridurre drasticamente l’esposizione al rischio: serve piuttosto una navigazione fondata su selettività, gestione attiva e diversificazione. È questo il messaggio dell’outlook firmato dalla group chief investment officer della casa, Johanna Kyrklund, secondo cui la principale incognita per i prossimi mesi ha un identikit chiaro: la bolla AI.
Come spiegato da Kyrklund, i timori di una bolla tecnologica simile a quella dei primi anni Duemila non sono infondati: gli hyperscaler stanno investendo massicciamente in data center e infrastrutture cloud, mentre molte start-up dell’ecosistema AI restano in perdita e sostenute da valutazioni gonfiate dai finanziamenti”. Tuttavia, è opinione dell’esperta che il quadro non appaia ancora estremo. “Le valutazioni sono alte ma non fuori scala”, spiega, “e non è la prima volta che i mercati azionari attraversano fasi di pricing più tirato senza proiettarsi verso un imminente crollo”. E se è vero che alcuni investitori istituzionali potrebbero trovare conveniente cristallizzare parte dei profitti, per la maggioranza dei risparmiatori e degli operatori di lungo periodo restare completamente alla finestra avrebbe un costo troppo elevato: l’inflazione continua infatti a erodere il potere d’acquisto, trasformando la rinuncia ai rendimenti in una compromissione degli obiettivi previdenziali e patrimoniali. Questo, dal punto di vista dell’esperta, significa che una correzione di massa è da escludersi.
Perché la gestione attiva torna centrale
Niente shock non significa però che sia opportuno continuare a muoversi sui mercati come fatto finora. Se infatti restare investiti passivamente in un indice azionario ha dimostrato nel tempo la propria efficacia negli anni passati, Kyrklund crede che ora esponga a una concentrazione senza precedenti su un numero ristretto di big tech e amplifichi il rischio idiosincratico legato alle valutazioni. Una minaccia che, nel caso della gestione passiva, spesso non è esplicitamente monitorato né governato. Da qui la preferenza di Schroders per un approccio attivo. Nel breve termine, il contesto macro resta infatti favorevole: i rendimenti obbligazionari sono positivi, l’inflazione è sotto controllo e le banche centrali potrebbero concedere ulteriore supporto monetario. Anche sul fronte congiunturale, con un mercato del lavoro in rallentamento ma ancora solido e bilanci del settore privato in buona salute, l’ipotesi di una recessione negli Stati Uniti appare contenuta. In questo scenario, l’esperta della casa continua dunque ad attendersi rendimenti positivi dall’azionario.
La cautela, però, va comunque mantenuta al massimo sul fronte della selezione. Gli hyperscaler restano sotto osservazione, soprattutto per valutare il ritorno sugli investimenti in un momento in cui stanno passando da generatori di cassa a grandi spender. Allo stesso tempo, l’attenzione di Schroders è rivolta alle società attive nei modelli linguistici e nel cloud in quanto rappresentano un termometro dell’effettiva adozione delle nuove tecnologie. Il punto chiave, sottolinea Kyrklund, è che il rischio viene assunto in modo deliberato e sulla base dei fondamentali anziché per inerzia rispetto al peso dei titoli negli indici. Accanto allo stock picking, il 2025 ha confermato però anche il valore della diversificazione. Le performance del Value fuori dagli Stati Uniti e i benefici di un raggio geografico più ampio ne sono una dimostrazione. “Anche il debito dei mercati emergenti offre oggi rendimenti reali più interessanti rispetto ai mercati sviluppati”, spiega Kyrklund, “mentre strumenti come i titoli inflation-linked e il debito infrastrutturale o alcune strategie alternative liquide possono contribuire a costruire fonti di reddito e decorrelazione”.
Navigare con prudenza, senza cercare riparo troppo presto
In definitiva, per Schroders il 2026 si apre con acque più mosse, ma non tempestose. Il rischio di recessione resta basso, i rendimenti obbligazionari appaiono contenuti e il momentum degli utili societari continua a sostenere una view costruttiva. La gestione attiva diventa però essenziale: non per evitare il rischio, ma per governarlo, con la prontezza di correggere la rotta se lo scenario dovesse cambiare.
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