Per il fondatore di Bridgewater Associates, l’aggressività USA potrebbe azzerare la fiducia degli investitori e scatenare il fuggi fuggi dagli asset a stelle e strisce. E i primi segnali si sono già visti
A guidare i capitali non sono le ideologie, ma la fiducia. E da una guerra commerciale a una di capitali il passo rischia di essere breve. L’ultimo avvertimento sulla tenuta dell’ordine finanziario globale arriva da Ray Dalio, fondatore di Bridgewater Associates e tra gli investitori più influenti al mondo, che dal Forum Economico diDavos ha messo in guardia sugli effetti per i mercati delle politiche aggressive adottate dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, nelle ultime settimane.
Il ragionamento di Dalio è semplice: i Paesi che detengono grandi quantità di dollari e titoli del Tesoro statunitensi potrebbero diventare sempre meno propensi a finanziare i deficit a stelle e strisce, qualora la fiducia dovesse indebolirsi. Perché se gli Stati Uniti smettono di essere un partner commerciale affidabile e prevedibile, il loro debito smette di essere considerato un porto sicuro. E questo rischia di avvenire proprio mentre Washington ha un crescente bisogno di finanziarsi sui mercati. “Dall’altra parte dei deficit commerciali e delle guerre commerciali ci sono i capitali e le guerre dei capitali”, ha scandito il miliardario americano in un’intervista alla Cnbc, facendo notare come la storia offra numerosi esempi in cui il conflitto economico si è intensificato ed è passato dal commercio ai flussi di investimenti e alle controversie valutarie. “Se prendiamo in considerazione i conflitti”, ha avvertito, “non possiamo ignorare la possibilità delle guerre capitali”. In altre parole, ha precisato, “forse non c’è la stessa inclinazione ad acquistare passività USA e così via”.
Il denaro come arma
Per il guru di Wall Street, il cui patrimonio sfiora 15,5 miliardi di dollari, il denaro potrebbe quindi diventare un’arma non convenzionale. Non per ritorsione ma perché, tra dazi e pressioni politiche, qualsiasi investitore è spinto a rivedere le proprie allocazioni. E a decidere di chi si fida. “I detentori di dollari e chi ha bisogno che questi vengano comprati si guardano con crescente diffidenza”, ha sottolineato. Aggiungendo che, quando si verificano conflitti geopolitici internazionali, “persino gli alleati non vogliono detenere il debito reciproco e preferiscono ricorrere a una valuta forte”. “Questo è logico e reale e si è ripetuto in tutta la storia mondiale”, ha rimarcato. Ora, ha proseguito Dalio, “sappiamo che sia i detentori di dollari denominati in asset USA sia chi ne ha bisogno, gli Stati Uniti, si preoccupano l’uno dell’altro. Giusto? Quindi, se ci sono altri Paesi che li posseggono e sono preoccupati gli uni per gli altri, e noi ne produciamo molti, questo è un grosso problema”.
Un primo assaggio del ‘sell America’ sui mercati si è avuto quando Trump ha inasprito i toni sulla Groenlandia, minacciando l’Europa di nuovi dazi. Martedì scorso i rendimenti dei titoli del Tesoro sono infatti saliti, mentre biglietto verde e azioni hanno fatto l’opposto. Non solo. Lo stesso giorno il fondo pensione danese AkademikerPension, che gestisce circa 25 miliardi di dollari di risparmi di insegnanti e accademici, ha annunciato che venderà tutte le sue partecipazioni in Treasury entro fine mese: si tratta di una cifra pari a 100 milioni di dollari. “Gli USA fondamentalmente non sono un buon creditore e a lungo termine le finanze del governo statunitense non sono sostenibili”, ha spiegato a Bloomberg il cio Anders Schelde, che nel corso dell’intervista non ha mancato di citare il tema Groenlandia.
Parola d’ordine: diversificare
Di fronte a uno scenario tanto imprevedibile quanto rischioso, Dalio ha quindi ribadito l’importanza della diversificazione e chiarito che gli investitori non dovrebbero fare troppo affidamento su una singola asset class o su un solo Paese. Per il padre di uno degli hedge fund più grandi al mondo, con oltre 90 miliardi di dollari di asset, l’oro resta poi una copertura chiave in periodi di stress finanziario. E per questo dovrebbe rappresentare tra il 5% e il 15% di un portafoglio tipico. “Si comporta molto bene quando altri asset non vanno bene ed è un efficace strumento di diversificazione”, ha concluso.
Per il fondatore di Bridgewater Associates, intervistato dal New York Times, gli States sono “a rischio infarto” e si avvicinano al declino. Colpa di divisioni interne e del nuovo ordine mondiale. Ma una leadership forte può invertire il ciclo. La ricetta per i portafogli? “Diversificazione e oro”
Debito in aumento, inflazione persistente e tensioni geopolitiche mettono sotto pressione i mercati obbligazionari. Il ceo di J.P. Morgan invita i policymaker ad agire prima che sia troppo tardi
Dopo Jamie Dimon e Mohamed El-Erian, al coro di voci critiche sul settore si aggiungono Michael Burry e il ‛re dei bond’ Jeffrey Gundlach. “Tra valutazioni opache e liquidità limitata, il rischio è che il ciclo stia cambiando”. E attenzione anche al nuovo quadro macro
In uno dei suo celebri memo, il co-fondatore Oaktree invita alla prudenza: “Redemption in aumento e timori sul segmento del direct lending riaccendono il dibattito sui rischi del settore”. Ma avverte: attenzione a fare paragoni con la crisi del 2008
Dalle tensioni in Medio Oriente al deterioramento degli standard di prestito: la lettera agli azionisti del ceo di J.P. Morgan Chase mette in guardia su inflazione, mercati e possibili perdite nel private credit. Mentre richiama l’Europa alle sue responsabilità
Il fondatore di Bridgewater House è convinto: lo scontro tra Stati Uniti e Iran sullo snodo energetico chiave rischia di ridefinire equilibri geopolitici, flussi commerciali e fiducia globale nel dollaro
Il nuovo ceo Greg Abel annuncia l’avvio di un programma per il riacquisto di azioni proprie e un investimento personale da 15 milioni di dollari nei titoli della società. Una mossa per ridurre il tesoro cash da oltre 350 miliardi e che molti leggono come il primo segnale di una strategia più attiva sui mercati
Il chief economic advisor di Allianz avverte che un’escalation prolungata in Medio Oriente rischia di alimentare l’inflazione, frenare la crescita e destabilizzare i mercati energetici. L’incognita principale resta lo Stretto di Hormuz
Il ceo di J.P. Morgan lancia un segnale di cautela sull’economia USA: valutazioni elevate, boom del private lending e impatto dell’intelligenza artificiale aumentano i rischi sistemici
Il crollo della cripto sotto soglie tecniche chiave riapre il dibattito sulla sua natura di bene rifugio. Secondo il guru di Wall Street, l’assenza di un uso “organico” e la crescente finanziarizzazione via ETF possono innescare liquidazioni a catena. Con ricadute su aziende, mercati correlati e perfino l’oro
Il sell-off dei titoli giapponesi e il balzo dei rendimenti americani verso il 5% riaccendono l’allarme sulla sostenibilità fiscale. Per il fondatore di Citadel, il rischio è perdere il ruolo dei Treasury come asset rifugio
Iscriviti per ricevere gratis il magazine FocusRisparmio