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Dopo la sentenza dell’Aja, il Comitato etico chiede alla Norges Bank di ampliare le esclusioni. E nel mirino potrebbero finire alcuni produttori USA
Il fondo sovrano norvegese, il più grande investitore istituzionale al mondo, si prepara a disinvestire da tutte le aziende che in qualche modo favoriscono le operazioni di Israele ai danni di Gaza. La questione Mediorientale era sul tavolo della Norges Bank sin dall’ottobre scorso e si era fatta più urgente la scorsa primavera, quando le proteste degli attivisti si sono guadagnate le prime pagine dei giornali: così il 30 agosto è arrivata al ministero delle Finanze di Oslo una lettera formale del Comitato etico. Un’iniziativa che potrebbe coinvolgere anche alcuni produttori americani.
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Armi e non solo: le nuove regole
Nel documento, secondo quanto riferisce Reuters, l’organismo riassume la definizione recentemente ampliata di comportamento aziendale non etico e fa finire nel mirino delle possibili esclusioni una serie di aziende finora ritenute in linea con i principi del fondo. Un aggiornamento delle regole che in parte deriva dal parere espresso a luglio dalla Corte internazionale di giustizia sull’occupazione dei territori palestinesi da parte di Israele. Nella lettera si legge infatti che i giudici dell’Aja hanno preso posizione su “diversi nuovi fatti e questioni” che potrebbero far annoverare “le aziende con un legame meno diretto con le violazioni delle norme” nella lista nera. In particolare, viene presa in considerazione la constatazione della tribunale secondo cui sono in conflitto con il diritto internazionale “l’occupazione stessa, la politica di insediamento di Israele e il modo in cui il Paese utilizza le risorse naturali nelle aree”. L’organo consigliare si focalizza quindi sui produttori di armi negli Stati che non partecipano al Trattato sul Commercio di Armi e chiama in causa “principalmente società americane”. Nella lettera non compare nessun nome ma viene spiegato come si tratti di “pochissime aziende rilevanti che rimangono nel fondo”, dal momento che molti player USA sono già stati banditi per aver fabbricato ordigni nucleari o munizioni a grappolo. Tra i possibili interessati citati da Reuters figurano RTX Corp, General Electric e General Dynamics: tutti soggetti che, stando alle organizzazioni non governative, producono i dispositivi usati dall’esercito israeliano a Gaza.
La palla passa ora alla Norges Bank, che controlla il Government pension fund global e che ha l’ultima parola su tali questioni. L’istituto centrale norvegese è libero di non seguire le raccomandazioni del Comitato per l’etica, ma spesso vi si attiene. E in passato ha dato l’ok al disinvestimento da nove aziende attive nella Cisgiordania occupata. Il fondo, che gestisce 1.700 miliardi di dollari e possiede l’1,5% delle azioni quotate a livello mondiale in 8.800 società, pone da sempre molta attenzione alle questioni etiche ed è leader globale nel campo degli investimenti ESG. In Israele detiene 77 partecipazioni per un valore di 1,41 miliardi, lo o,1% del suo portafoglio complessivo, tra settore immobiliare, bancario, energetico e delle telecomunicazioni.
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