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Secondo il Global M&A Report 2026 di Bain & Company, il mercato torna a crescere dopo due anni di rallentamento. Deal di scopo e tecnologia guidano la ripresa. L’AI diventa fattore chiave nelle decisioni di investimento. Italia in recupero, trainata da servizi finanziari e industria. Difesa europea verso una nuova fase di consolidamento
Dopo due anni di frenata, il mercato globale delle fusioni e acquisizioni torna a crescere con decisione. Nel 2025 il valore complessivo delle operazioni ha raggiunto 4.900 miliardi di dollari, in aumento di oltre il 40% rispetto all’anno precedente e del 7% in termini di volumi, segnando il secondo miglior anno di sempre. È quanto emerge dall’ultimo report di Bain & Company, che identifica nel 2025 un punto di svolta strutturale per le aggregazioni.
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Rimbalzo diffuso e ritorno ai ‛deal di scopo’
Nel dettaglio della ricerca realizzata dalla società di consulenza, la crescita del mercato nel 2025 è stata trasversale a tutte le tipologie di investitori. Gli acquirenti strategici hanno registrato un incremento del 42%, il private equity del 36% e il venture capital del 25%. Tecnologia e Advanced Manufacturing & Services hanno guidato il rimbalzo globale, mentre le operazioni su target statunitensi hanno contribuito a oltre il 50% dell’aumento complessivo di valore. Il report segnala inoltre un ritorno dei cosiddetti ‛deal di scopo’, cioè le aggregazioni orientate alla crescita dei ricavi: nei primi nove mesi dell’anno, il 60% delle operazioni superiori al miliardo di dollari rientra in questa categoria e segna un cambio di passo rispetto a un 2024 dominato da deal di scala focalizzate su sinergie di costo di breve periodo.
Mega-deal protagonisti, AI leva decisiva
Con un valore superiore ai 5 miliardi di dollari, i mega-deal hanno rappresentato circa il 75% della crescita del valore delle operazioni strategiche. Circa il 40% delle grandi iniziative è stato di natura trasformativa, con un valore superiore al 50% della capitalizzazione dell’acquirente. A livello di temi, è invece l’intelligenza artificiale a emergere come fattore chiave nelle scelte di investimento: Bain evidenzia infatti come quasi la metà del valore delle operazioni tecnologiche strategiche sopra i 500 milioni di dollari abbia coinvolto aziende AI-native o deal in cui questa tecnologia è indicata come principale leva di valore. Senza contare che oltre il 75% degli acquirenti ha valutato esplicitamente l’impatto degli algoritmi durante la due diligence e più di un quarto ha deciso di abbandonare proprio a seguito di tali analisi. “L’AI non è più solo un tema tecnologico”, sottolinea il managing partner Italia della società Pierluigi Serlenga, “ma un elemento centrale nelle decisioni di allocazione”.
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EMEA cresce, ma resta indietro rispetto ad Americhe e APAC
In EMEA il valore delle operazioni strategiche è cresciuto del 32% rispetto al 2024, a fronte di un incremento più marcato nelle Americhe (+52%) e nell’area APAC (+33%), mentre i volumi sono rimasti sostanzialmente stabili. Paesi Bassi e Israele hanno registrato la crescita più significativa in termini di valore strategico, ma Regno Unito e Spagna restano i mercati principali per dimensione complessiva. Quanto all’Italia, il mercato è cresciuto del 29% in un anno e ha raggiunto il valore complessivo di 78 miliardi di dollari: il valore delle operazioni strategiche si è attestato a 57 miliardi, anch’esso in aumento del 29%, nonostante un lieve calo dei volumi. “Nel nostro Paese la ripresa è trainata soprattutto dai deal di maggiore dimensione e da settori chiave come i servizi finanziari e l’Advanced Manufacturing o Services”, osserva Serlenga, sottolineando il +60% nel valore delle iniziative outbound segnali una rinnovata ambizione internazionale delle imprese domestiche.
Difesa europea in trasformazione
Il settore della difesa europea sta attraversando una fase di profonda evoluzione, sostenuta dall’aumento dei budget ma anche da iniziative multinazionali come ReArm Europe e dall’impegno a destinare fino al 5% del PIL a quest’area. Un contesto che ha favorito un aumento dell’attività di private equity, con volumi medi quasi raddoppiati rispetto al quinquennio precedente, e una crescita ancora più marcata del venture capital. Parallelamente, i principali prime contractor del Vecchio Continente stanno accelerando il consolidamento attraverso operazioni di M&A transfrontaliere mentre i gruppi statunitensi rafforzano la presenza tramite partnership strategiche.
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Verso il 2026: più operazioni, ma maggiore selettività
Il rimbalzo del 2025 apre a prospettive positive anche per l’anno in corso. L’80% dei dirigenti M&A intervistati da Bain prevede infatti di mantenere o aumentare il livello di attività anche nell’anno in corso, sostenuto da un contesto macroeconomico in miglioramento così come da un ampio bacino di asset di private equity e venture capital pronti per le exit e dalla crescente consapevolezza che molti modelli di business tradizionali abbiano esaurito la propria spinta alla crescita. Secondo il report, tre forze strutturali guideranno in particolare le decisioni future: intelligenza artificiale, post-globalizzazione e spostamento dei bacini di profitto. “In un contesto di capitali più selettivi e tassi ancora elevati”, si legge, “l’M&A resterà dunque centrale ma solo per operazioni in grado di generare valore tangibile”.
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