Banche, così l’Agentic AI cambierà l’industria finanziaria (e la consulenza)
Banca del Fucino: quattro gli ambiti più coinvolti, dal servizio personalizzato di advisory alla prevenzione delle frodi. Ma la supervisione umana resta cruciale
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Per gli italiani il tema della longevità è ormai familiare. Si mostrano infatti preoccupati all’idea di dover affrontare una vita lunga e uno su due teme di aver bisogno di assistenza in futuro. Tuttavia, dalla consapevolezza all’azione il passo è ancora lunghissimo. Appena il 3% ha infatti una copertura assicurativa dedicata e quasi tre su cinque non hanno mai sentito parlare delle polizze Long Term Care. Lo rivela il primo ‘Osservatorio Longevity Innovation’, condotto da CNP Assicura e AIFIn, secondo cui a fare la differenza sulla pianificazione sono proprio consulenti e agenti.
L’indagine, condotta su un campione rappresentativo della popolazione, mostra come l’aspettativa di vita venga sottostimata di circa 2,4 anni rispetto ai dati ufficiali Istat (81 vs 83,4). Quando però il tema diventa personale, entrano in gioco elementi soggettivi più forti e affiora il desiderio di una vita leggermente più lunga (81,6 anni). Per lo studio, si tratta di una dinamica in grado di contribuire a ridurre l’urgenza di pianificare in modo strutturato il proprio futuro.
Non solo: per la maggioranza, la longevità non coincide solo con il numero di anni. Il 69,7% la associa, infatti, alla possibilità di vivere a lungo in buona salute. Emerge, insomma, una visione più evoluta e ‘qualitativa’ della longevità, che supera la dimensione anagrafica e si lega al benessere complessivo della persona e alla principale preoccupazione: il modo in cui si passerà l’ultima parte della vita. Il timore principale è, infatti, il declino cognitivo (50%), seguito dalla non autosufficienza (47,3%). Meno di un italiano su tre (29,1%), invece, ha paura di diventare un peso per la sua famiglia e uno su cinque (19,1%) teme i costi e i tempi di accesso alla sanità.
A fronte di questo scenario, sono però pochissimi quelli che hanno sottoscritto coperture assicurative dedicate (solo il 3%), mentre il 32% non le ha mai valutate o addirittura ne ha mai sentito parlare. In sostanza, nonostante il tema della longevità sia sempre più riconosciuto, la preparazione concreta per affrontarla resta ancora limitata: solo il 10% si sente molto preparato a far fronte ad una vita lunga, mentre il 47% dichiara di esserlo poco o per nulla. E, a testimonianza di questo, c’è il fatto che le azioni intraprese riguardano prevalentemente la sfera individuale, come la cura dello stile di vita (51,5%) e la prevenzione medica (43%). A pesare sono soprattutto fattori psicologici, economici e informativi: dall’ottimismo di fondo che spinge gli italiani ad immaginare un futuro in buona salute (42%), alla percezione di costi troppo elevati anche solo per prepararsi (40,5%), fino alla difficoltà nell’orientarsi tra le soluzioni disponibili (26%).
In questo senso, il caso delle polizze Long Term Care è emblematico: nonostante rispondano direttamente al rischio più temuto, cioè la non autosufficienza, il 59% degli italiani non ne ha mai sentito parlare. Tuttavia, quando gli viene spiegato il loro funzionamento in modo semplice e concreto, il 75% ne riconosce l’utilità: a riprova che il principale ostacolo non è la mancanza di bisogno, ma la scarsa conoscenza e comprensione delle soluzioni.
Ne deriva che la figura del consulente assume un ruolo centrale. Per informarsi sulle soluzioni assicurative legate alla longevità, gli italiani privilegiano infatti canali relazionali e ad alta fiducia. Si cerca, cioè, autorevolezza e integrazione tra dimensione assicurativa, sanitaria e finanziaria. L’agente o il consulente assicurativo è la figura più indicata dagli italiani per approfondire le polizze o soluzioni legate alla longevità (47%), seguono i medici o i professionisti sanitari (35%) e gli advisor finanziari (30%).
“Lo sviluppo di questo mercato richiede un impegno strategico deciso da parte delle istituzioni finanziarie”, sottolinea quindi Sergio Spaccavento, presidente di AIFIn, secondo cui si tratta di un lavoro “fondato su innovazione dell’offerta di valore, comunicazione ed educazione finanziaria, oltre che su una consulenza evoluta e orientata alla pianificazione di lungo periodo”. Dalla ricerca infatti, come rimarca Paolo Fumo, direttore commerciale di CNP Assicura, emerge una forte domanda di protezione ancora inespressa. “Gli italiani percepiscono i rischi, ma faticano a tradurli in scelte concrete, anche per la complessità di questi temi e la distanza dal linguaggio che utilizzano spesso i professionisti del settore”, spiega. Per questo, conclude, è fondamentale “semplificare il modo di raccontare le soluzioni che già esistono, renderle più accessibili e accompagnare le persone in un percorso di consapevolezza progressiva”.
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