La prima rilevazione post shutdown stupisce con più posti creati e un tasso di disoccupazione in salita al 4,4%. Un mix di segnali contrastanti che, secondo gli asset manager, rende più difficili le valutazioni della Fed in vista della riunione di dicembre. “Un taglio dei tassi è possibile, ma serve cautela”
Dopo lo stop per lo shutdown, la paralisi delle attività amministrative americane causata dalla mancata approvazione dei budget a disposizione dell’amministrazione per il 2026, i dati sul mercato del lavoro USA tornano a far capolino sul tavolo degli investitori e lanciano messaggi contrastanti. Secondo la rilevazione del Bureau of Labor Statistics, il mese di settembre ha infatti visto la creazione di 119mila posti ma anche una risalita del tasso di disoccupazione. Due risultati entrambi superiori alle attese degli analisti e che, proprio per questo, dividono i gestori sulle chance di un nuovo taglio dei tassi da parte della Federal Reserve a dicembre.
Scendendo nel dettaglio dei numeri diffusi dal Dipartimento del Lavoro, i nonfarm payrolls per il periodo in esame hanno registrato il più forte incremento da aprile e sono così risultati superiori a quelli previsti dal consensus di 70mila unità: 119mila, appunto, contro i 51mila attesi alla vigilia. E mentre i dati sulle buste paga precedenti sono stati rivisti al ribasso, il tasso di disoccupazione ha superato le stime di un decimo di punto per attestarsi al 4,4%. Quanto alle retribuzioni orarie, infine, il report racconta di un aumento dello 0,2% dal precedente contro il +0,4% della passata rilevazione.
Il primo dato da settimane
Il rapporto sull’occupazione di settembre arriva in un periodo estremamente nebuloso per chi abbia tentato di cimentarsi nelle previsioni sullo stato di salute della locomotiva a stelle e strisce. Originariamente in calendario il 3 di ottobre, il dato è infatti stato divulgato con quasi venti giorni di scarto a causa dello shutdown governativo che ha impedito la pubblicazione di quasi tutti i documenti statistico-economici legati agli States. E, ciononostante, è il primo a vedere la luce dopo che l’accordo al Congresso ha posto fine al silenzio totale. Proprio ieri l’ufficio USA ha annunciato che pubblicherà in un’unica data, il prossimo 9 dicembre, i numeri relativi al mercato del lavoro di ottobre e a quello di novembre: i primi non includeranno però il consueto calcolo del tasso di disoccupazione poiché deriva da un’indagine sulle famiglie che non potrà essere completata prima di fine anno per via dei ritardi accumulato.
Secondo gli analisti di Ebury, i dati sulle buste paga non agricole e l’inaspettato rialzo della disoccupazione pongono la Fed in una situazione difficile. “Sebbene il mercato del lavoro rimanga piuttosto fragile”, spiegano dalla società fintech, “l’inflazione vischiosa e la mancanza di una lettura chiara dello stato attuale dell’economia USA inducono i funzionari a esercitare una certa cautela il mese prossimo”. Tradotto: un taglio a dicembre non è escluso, anche perché gli stessi futures scontano comunque una possibilità su tre che si verifichi una sforbiciata entro fine anno, ma meglio mantenere cautela in attesa dell’acquisizione di ulteriori informazioni.
Più netta la posizione di Bloomberg Economics. “Sulla base della solidità dei dati di settembre e dei ritardi nella pubblicazione dei dati successivi”, hanno detto gli specialisti del gruppo, “prevediamo un rischio crescente di un mantenimento dei tassi nella riunione di fine anno”. Del resto, segnalano, anche dalle recenti minute del meeting fine ottobre è emersa questa incertezza: “Nel discutere l’andamento a breve termine della politica monetaria, i partecipanti hanno espresso opinioni fortemente divergenti su quale decisione di sarebbe stata più probabilmente appropriata in occasione del prossimo incontro del Comitato”.
Eric Winograd, senior VP e US economist di AllianceBernstein
Non mancano però anche voci fuori dal coro. Eric Winograd, senior economist Fixed Income di AllianceBernstein, pensa ad esempio che la rilevazione offra supporto sia alle opinioni dei falchi sia a quella delle colombe. Ragion per cui, mantiene una view più possibilità e stima al 50% le chance di un allentamento della pressione monetaria il mese prossimo. “La Fed considera il tasso di disoccupazione come il miglior barometro dell’equilibrio tra domanda e offerta nel mercato del lavoro”, ha detto.
Jeffrey Cleveland, chief economist di Payden & Rygel
Angolatura diversa quella scelta per la sua analisi da Jeffrey Cleveland, chief economist di Payden & Rygel. Secondo lui, il modello ‛nascite-morti’ spiega infatti una quota anomala della crescita occupazionale e suggerisce che i non farm payrolls potrebbero essere stati sovrastimati fino a 90mila unità al mese. “Con pressioni inflazionistiche contenute ma rischi crescenti sul mercato del lavoro”, è quindi la convinzione dell’esperto, “una sforbiciata a dicembre resta un’ipotesi plausibile ma la nebbia sui dati faticherà ad alzarsi”.
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