Dai minimi del 2008, il mercato azionario è cresciuto di oltre il 500%, raggiungendo nuovi massimi storici. E la corsa potrebbe non essere finita. Le valutazioni rimangono a sconto rispetto alle controparti statunitensi ed europee
L’accordo sui dazi ha creato un clima più sereno sul Giappone, spingendo su nuovi picchi un mercato azionario che non smette di correre dai numeri più bassi raggiunti a novembre 2008, quando il Nikkei225 valeva 6.994,90 punti. Da allora, l’indice rappresentativo della Borsa giapponese è cresciuto di oltre il 500%, fino a raggiungere il recente apice storico a 43.876,42, toccato lo scorso 19 agosto. Un’ascesa che fa nascere qualche dubbio sulla sostenibilità delle quotazioni. Ma gli esperti non sembrano avere dubbi: il mercato è in buona salute e lo scampato pericolo sulle tariffe commerciali potrebbe consentire a Tokyo di macinare nuovi record.
Kei Okamura, portfolio manager Japanese Equities di Neuberger Berman
“L’ipotesi iniziale di dazi superiori al 20% ha comprensibilmente sollevato
timori su una possibile compressione dei margini aziendali. Con l’accordo di tariffe al 15%, però, il contesto è diventato più gestibile, con le imprese che ne stanno compensando l’impatto sia trasferendo selettivamente i costi sia rafforzando l’efficienza interna”, spiega Kei Okamura, portfolio manager Japanese Equities di Neuberger Berman. “Molte società giapponesi avevano già localizzato la produzione nei Paesi di destinazione per mitigare la volatilità valutaria e quindi sono entrate in questa nuova era preparate al meglio. Toyota ne è un esempio valido: la sua quota
di mercato nel segmento delle auto ibride e ibride plug-in, caratterizzato da una forte domanda, le conferisce il potere di determinare i prezzi
necessari per assorbire le pressioni sui costi”. Poi continua: “Sebbene i dazi prevedano inevitabilmente degli esborsi, la resilienza e l’adattabilità
delle aziende giapponesi suggeriscono che le ricadute economiche più ampie rimarranno contenute”.
Hisashi Arakawa, responsabile azionario Giappone di Aberdeen Investments
Sulla stessa lunghezza d’onda il pensiero di Hisashi Arakawa, responsabile azionario Giappone di Aberdeen Investments, che fa notare come l’accordo sulle tariffe commerciali, ridotte dal paventato 25% al 15%, abbia “innescato un rally dei titoli azionari giapponesi, in particolare tra le case automobilistiche, che rappresentano una quota significativa delle esportazioni del Paese verso gli Stati Uniti. L’accordo ha contribuito a dissipare le preoccupazioni precedenti, alimentate dalle minacce del presidente Donald Trump di reintrodurre dazi più elevati a causa della frustrazione per il ritmo dei negoziati”.
Sul fronte macroeconomico, l’inflazione annuale è scesa al 3,3% a giugno, raggiungendo il livello più basso degli ultimi sette mesi. E anche il dato core è sceso al 3,3% dal massimo biennale del 3,7% registrato il mese precedente. “Nel frattempo, l’indagine Tankan della Banca del Giappone (un sondaggio economico trimestrale, ndr) ha rivelato un crescente ottimismo tra i grandi produttori riguardo alle prospettive economiche, con l’indice di diffusione salito da +12 a +13, sfidando le aspettative di un calo a +10”, puntualizza Arakawa. Inoltre, la spesa delle famiglie sta crescendo al ritmo più veloce degli ultimi tre anni, sostenuta da un aumento dei compensi dei lavoratori del 5,25%, il più forte in 34 anni secondo il gruppo sindacale Ringo. “Questo dato fa seguito alla crescita salariale del 5,10% dello scorso anno e del 3,58% nel 2023 e conferma la convinzione della Banca del Giappone che l’aumento degli stipendi alimenterà la spesa dei consumatori e la pressione inflazionistica”, argomenta ancora l’esperto di Aberdeen Investments. “Un libro bianco del governo pubblicato negli ultimi mesi ha fatto eco a questo orientamento, sostenendo l’aumento dei salari come mezzo per stimolare i consumi e la crescita economica”. Insomma, il periodo d’oro del Sol Levante è tutt’altro che finito. Anzi, come sottolinea Okamura, “le azioni giapponesi mantengono valutazioni interessanti”. Poi continua: “Riteniamo che Tokyo stia…
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