Migliorano lievemente le stime di crescita e peggiorano quelle sull’inflazione. Powell: “Effetti della guerra incerti, ma nessuna stagflazione stile 1970”. Gestori divisi sulle prossime mosse
La penultima riunione della Federal Reserve dell’era Jerome Powell si chiude con i tassi invariati al 3,50%-3,75%. Come atteso dai mercati, l’istituto centrale USA ha scelto la via della prudenza, rimarcando l’aumento dell’incertezza dovuto alla guerra in Iran. I policymaker hanno però confermato nelle loro previsioni un taglio nel 2026 e un altro nel 2027 e non hanno variato di molto la diagnosi sull’economia e sull’inflazione a stelle e strisce. “Penso che sia importante mantenere il costo del denaro a un livello lievemente restrittivo”, ha spiegato il presidente, sottolineando come il Fomc si trovi nella sempre più difficile posizione di dover bilanciare i rischi che pesano sui suoi due mandati, ovvero la piena occupazione e la stabilità dei prezzi.
“Nel breve termine, l’aumento dei prezzi dell’energia spingerà al rialzo l’inflazione complessiva, ma è troppo presto per conoscere la portata e la durata dei potenziali effetti sull’economia”, ha evidenziato Powell nel corso delle conferenza stampa, chiarendo quindi i motivi per cui per ora la Fed non abbia cambiato posizione. Il dot plot, il grafico a punti che registra ogni tre mesi le previsioni dei banchieri centrali, è rimasto infatti invariato rispetto a dicembre. Qualcosa tuttavia si è mosso. La decisione di non toccare i tassi è stata presa 11 a 1: solo il trumpiano di ferro Stephen J. Miran ha votato ancora per una sforbiciata, mentre Christoph J. Walter, che nella precedente riunione si era espresso per una riduzione, stavolta ha scelto lo status quo. Inoltre, nel corso del dibattito è emersa l’ipotesi di un aumento, anche se “la maggioranza non lo ritiene lo scenario di base per le prossime mosse”. Lo stesso Powell ha evidenziato la crescente prudenza all’interno del Fomc, precisando che lo scenario dei tagli è tutt’altro che garantito. “C’è stato un ammontare significativo di spostamenti verso un minor numero di riduzioni”, ha rivelato, con “quattro o cinque membri” che sono passati dal prevederne due per quest’anno a una sola.
Economia solida, inflazione in aumento
Intanto la crescita economica è stata leggermente rivista al rialzo, al 2,4% per il 2026 rispetto al 2,3% di dicembre, mentre il tasso di disoccupazione è rimasto invariato al 4,4%. Anche l’inflazione è stata ritoccata all’insù: 2,7% per quest’anno, dal 2,4% precedente, 2,2% per il 2027 (dal 2,1%) e 2% per il 2028. Per ora la stima sui prezzi non sembra includere gli effetti del conflitto mediorientale e Powell ha fatto notare come i valori elevati registrati negli ultimi mesi riflettano “l’inflazione nel settore dei beni, che è stata alimentata dagli effetti dei dazi”. Per il numero uno della Fed le quotazioni più elevate dell’energia avranno delle ripercussioni, ma è impossibile quantificarle ora: “Nessuno lo sa: gli effetti economici potrebbero essere più grandi o più piccoli, molto più piccoli o molto più grandi. Semplicemente non lo sappiamo”, ha affermato. Aggiungendo che comunque “una stagflazione stile 1970 non è lo scenario in questo momento”.
Powell: non lascerò subito il board
Quanto alla sua posizione, Powell ha spiegato che non lascerà il consiglio della banca centrale finché l’indagine penale che lo riguarda non sarà “completamente e realmente terminata con trasparenza”. Il suo mandato scade il 15 maggio prossimo e, se il suo successore non dovesse essere confermato prima di quella data, l’intenzione è quella di restare come presidente pro tempore, “come previsto dalla legge e come è stato fatto in diverse occasioni, anche nel mio caso”. “Cosa farò dopo non l’ho ancora deciso, deciderò per il bene dell’istituzione”, ha aggiunto.
Lindsay Rosner, global head of Multi-Asset Fixed Income di Goldman Sachs
“La Fed manterrà per ora un atteggiamento attendista, aspettando maggiore chiarezza sugli sviluppi in Medio Oriente”, commenta a caldo Lindsay Rosner, head of multi sector fixed income investing di Goldman Sachs Asset Management. Per l’esperta, nonostante le previsioni di un aumento dell’inflazione, il Fomc ha mantenuto un orientamento accomodante, vista la ristretta maggioranza dei membri del comitato che prevede una ripresa dei tagli entro quest’anno. “Continuiamo a ritenere che vi sia spazio per due riduzioni di ‘normalizzazione’ nel 2026, anche se la tempistica dipenderà dalla durata del conflitto”, afferma.
Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm
Di parere diverso Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm, secondo cui nel breve termine una sforbiciata appare improbabile almeno fino alla fine del terzo trimestre o all’inizio del quarto, “a condizione che la banca centrale continui a muoversi secondo criteri economici tradizionali anche sotto una nuova leadership”. Tuttavia, avverte, il doppio mandato della Fed è sempre più sotto pressione, complici la volatilità dei prezzi dell’energia e la persistenza dei rischi inflazionistici. “Di conseguenza, le prossime mosse dipenderanno in larga misura dall’evoluzione di questi fattori”, conclude.
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