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Deficit sotto controllo e stabilità politica sostengono i Btp. Ma debito, squilibri globali e fine della liquidità facile possono riaprire il dossier rischio Paese
Dopo anni passati a sorprendere positivamente investitori e osservatori internazionali, l’Italia entra nel nuovo anno con un profilo macro più ordinato. Ma anche con margini di errore più stretti. La fase di sovraperformance rispetto al resto dell’area euro è ormai alle spalle, e il ritorno a una crescita più moderata impone una lettura meno indulgente dei fondamentali. Il giudizio di Bank of America è chiaro: il quadro è migliorato, ma la tregua dei mercati non va scambiata per un lasciapassare permanente. “Dal 2020 al 2024 l’Italia ha sovraperformato la media dell’Eurozona, ma da quest’anno questa fase è finita”, mette in chiaro Chiara Angeloni, director & Europe economist di BofA, durante la conferenza stampa sull’outlook per il 2026. La crescita del Paese è attesa allo 0,7% nel 2026 e allo 0,9% nel 2027. Numeri coerenti con una normalizzazione del ciclo, non con un ritorno alla stagnazione, ma insufficienti per abbassare la guardia sul fronte della sostenibilità del debito. Il venir meno della spinta del Superbonus ha segnato un passaggio delicato, ma senza lo shock temuto. “Il calo dell’investimento residenziale è stato compensato dagli investimenti non residenziali legati al PNRR”, osserva Angeloni. Nel breve periodo, la crescita resta agganciata ai consumi, mentre un contributo più visibile della domanda estera è rimandato al 2026-2027, anche in funzione di un eventuale recupero dell’economia tedesca.
Dal punto di vista dei mercati, però, l’Italia gioca una partita diversa rispetto al passato. “La stabilità politica è un elemento che rassicura chi investe in Italia”, sottolinea l’economista di BofA. Anche la finanza pubblica ha offerto segnali apprezzati dagli investitori. “Il fatto che il deficit possa scendere intorno o sotto il 3% ha creato una narrativa molto positiva sulla macro italiana”, spiega, contribuendo a ridurre la volatilità sul mercato dei titoli di Stato. Ma sotto la superficie resta il nodo irrisolto del debito. “Il debito pubblico rimane problematico e continuerà a crescere fino al 2027”. Un punto che torna centrale ogni volta che il contesto globale si fa più ostile. “Storicamente, in una fase di risk off, il Btp è l’asset che reagisce più velocemente”, ricorda Angeloni, a conferma di una vulnerabilità strutturale che nessuna fase di calma di mercato può cancellare. Il vero spartiacque, nel medio periodo, sarà la capacità del Paese di trasformare il PNRR in crescita potenziale. “La domanda chiave è se investimenti e riforme si tradurranno in un aumento della produttività”. Una verifica che richiederà tempo e dati: “Servono almeno tre-cinque anni per una valutazione credibile”.
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Eurozona fragile. Meglio USA e Cina
Se l’Italia, per ora, mostra segnali di maggiore ordine macro, il quadro europeo resta debole. Bank of America prevede una crescita dell’area euro intorno all’1% anche nel 2026, con una distanza strutturale dagli Stati Uniti destinata a persistere. “Rimaniamo molto cauti sull’Eurozona nel breve periodo”, spiega Chiara Angeloni. Il problema non è solo ciclico, ma di trasmissione della politica monetaria. “In un contesto d’incertezza non si investe”, afferma. “Il quantum di allentamento fatto dalla BCE non si è trasferito all’economia reale”. A questo si aggiungono l’apprezzamento dell’euro e l’aumento dei tassi reali, che hanno finito per irrigidire le condizioni finanziarie anche in assenza di nuove strette da parte di Francoforte. In questo contesto, per Bank of America è più probabile un ulteriore taglio dei tassi nel marzo 2026.
A livello globale, lo scenario di base resta costruttivo. Bank of America stima una crescita mondiale del 3,3% nel 2026 e del 3,4% nel 2027, sopra il consenso. “Siamo più positivi del mercato sull’economia americana e su quella cinese”, dice Angeloni. Negli Stati Uniti, la crescita nel 2026 è attesa al 2,4%, sostenuta da investimenti in intelligenza artificiale, stimoli fiscali e da un orientamento politico più favorevole ai mercati. “Ci aspettiamo politiche più market friendly, con maggiore deregolamentazione e una de-escalation sul fronte commerciale”, osserva l’economista, anche in vista delle elezioni di medio termine. La Cina continuerà a contribuire alla crescita globale, con un PIL stimato in aumento del 4,7% nel 2026. Ma il problema strutturale resta. “Il tema dell’excess capacity e dello squilibrio tra offerta e domanda rimane centrale”, avverte, sottolineando come Pechino continui a esportare pressioni deflazionistiche nel resto del mondo.
Global Forecast Summary

Fonte: BofA
La K che preoccupa
Il filo rosso che attraversa lo scenario globale è l’eccesso di liquidità. “Il fatto che questa condizione si sia verificata su tutte le asset class ci porta a parlare di global excess liquidity”, osserva Angeloni. Una dinamica che ha sostenuto i mercati, ma che ha anche amplificato gli squilibri. “L’eccesso di liquidità e il boom dell’AI hanno generato dinamiche a forma di K”, conclude l’esperta, con crescita e rendimenti concentrati nelle fasce più alte dell’economia. Finché la liquidità resta abbondante, il sistema tiene. Ma se il quadro dovesse cambiare, l’aggiustamento rischia di essere rapido. E per Paesi ad alto debito, come l’Italia, il conto potrebbe arrivare prima degli altri.
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