Intermediari, Fineco e Intesa al top anche nel 2025
La squadra di Foti prima per volumi di azioni scambiate, quella di Messina vince nei bond. Banca Akros terza in entrambe le classifiche. Il bilancio dei volumi di negoziazione di AMF Italia
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Un progetto da 650 milioni di euro di investimenti. È questo il profilo di Isybank, la nuova banca digitale lanciata il 15 giugno da Intesa Sanpaolo per accelerare la strategia del business plan al 2025 e vincere la concorrenza del mondo fintech. A presentare l’iniziativa non solo alcuni manager Ca’ De Sass ma anche il ceo Carlo Messina, che ha sfruttato l’occasione per fornire la sua view sul settore e l’andamento dei mercati. Linea condivisa con la Bce, niente recessione per l’Italia e l’esigenza di attrarre più investimenti sono i concetti fondamentali espressi dall’a.d.
La nuova banca digitale offre un ampio ventaglio di servizi, tra cui anche F24 e bollo auto oppure anticipo pensione e bonifico, che vengono suddivisi su tre diversi piani e possono essere fruiti già da ora sull’apposita app. Sono appena cinque, come dimostrato in sede di presentazione, i minuti necessari per registrarsi e aprire il proprio conto corrente accedendo anche alla gestione delle carte. Un modello di servizio, questo, ormai indispensabile per intercettare le esigenze di un pubblico che pandemia e concorrenza extra-settore hanno reso sempre più desideroso di semplicità e rapidità. Lo ha spiegato chiaramente Stefano Barrese, responsabile della divisione Banca dei Territori. “Il 70% degli utenti abbandona il processo dopo dieci minuti. Il nostro progetto punta a colmare il gap di user experience che separa le banche tradizionali dalle fintech per poi applicare gli sviluppi tecnologici all’intero nostro ecosistema”. “Partiamo con un prodotto di credito ma poi aggiungeremo altro, mantenendo un focus sui clienti retail e un approccio multycurrency adattabile non solo alla geografia italiana”, ha aggiunto Barrese. Il tutto senza però sacrificare il tocco umano, che sarà garantito dalla possibilità di interagire con gli operatori della filiale digitale. E anche senza trascurare la sicurezza, assicurata dalla partnership in materia di cloud e AI stipulate con Thought Machine e Google Cloud Europe.
Il lancio della nuova banca digitale rappresenta certamente il coronamento di un percorso intrapreso già nel 2013, quando i clienti che operavano in via totalmente digitale erano solo 400mila: oggi, a detta della società, questo numero è infatti salito a 4 milioni (su 12 milioni di utenti totali) e le operazioni a distanza sono passate dal 3% al 75%. Ma l’iniziativa è soprattutto uno dei pilastri del piano 2022-2025, con cui il gruppo punta a trasformarsi da incumbent a challenger ma soprattutto a diventare leader in Europa nel wealth management, nella protezione e nella consulenza grazie investimenti tecnologici per 5 miliardi e un ampio focus sulle commissioni. Un obiettivo ambizioso, come dimostrano anche le dichiarazioni del management. “Le fintech attraggono molto ma monetizzano poco perché hanno prodotti limitati. Noi possiamo sopperire a queste mancanze con le risorse e l’esperienza di un grande banca”, ha detto Massimo Proverbio, chief Data, AI, Innovation and Technology Officer del gruppo. Di “scala, esperienza finanziaria, base clienti e giusta in termini di prodotti” ha invece parlato il fondatore di Thought Paul Taylor.
Al vertice della nuova banca ci saranno l’amministratore delegato Antonio Valitutti e il presidente Mario Boselli. Nell’arco del piano, lo sviluppo e la crescita di Isybank assorbiranno oltre il 10% dei 5 miliardi destinati alla digitalizzazione: di questi, 128 milioni sono stati investiti nel 2022 e altri 152 milioni sono stimati per il 2023. Il beneficio per Intesa sarà duplice: una generale riduzione del cost-to-serve e la possibilità di applicare l’upgrade tecnologico a tutto il suo ecosistema. “Si tratta di un ulteriore passo per rendere il gruppo una best practice anche in ambito tecnologico e diventare leader europeo per efficienza operativa e innovazione a servizio della clientela”, ha concluso Messina.
Proprio mentre la Bce si apprestava a comunicare un nuovo rialzo dei tassi dello 0,25%, il numero uno di Intesa Sanpaolo si è espresso sull’operato dell’Eurotower per contrastare l’inflazione. “Non ho un parere negativo su Francoforte, così come non sono d’accordo con l’idea che la stretta monetaria sia eccessiva. La traiettoria disegnata Lagarde fa immaginare che, prima della pausa, eventuali altri aumenti non superino nel complesso lo 0,5%. E, anche se così non fosse, occorre comprendere che rendimenti prossimi allo zero cui eravamo abituati sono un fenomeno patologico”.
Rosee anche le prospettive economiche sull’Italia: “Stiamo andando meglio degli altri Paesi perché possiamo contare su un solido risparmio delle famiglie, un modello imprenditoriale ben diversificato e bassi livelli di debito privato. Questi fattori, uniti al boom di export e turismo ma anche a un’industria resiliente, allontanano lo scenario di un significativo deterioramento”. Tanto che, sottolinea Messina, “lo spread pagato sui titoli di Stato appare oggi del tutto ingiustificato e i nostri Btp rappresentano ancora un’ottima opportunità di investimento”. Sullo sfondo, però, resta sempre il tema del Pnrr: “E’ una questione più di etichetta che pratica, nel senso che la vera chiave di volta sarà snellire la burocrazia per attrarre più investimenti. A prescindere dal mondo in cui lo si faccia”. E qui si inserisce il suo appello al Governo perché si assuma la responsabilità di portare il Paese “quel 2% di tasso di crescita annuo che è nel suo potenziale”.
Non è mancato, infine, un commento sui rischi di crisi bancaria e la regolamentazione Ue: “È stato costruito un sistema solido ma ci vuole flessibilità per aiutare gli istituti a supportare di più clienti e venire in contro agli azionisti, dalla cui soddisfazione dipende il valore di Borsa delle società e quindi il loro peso specifico nel panorama finanziario internazionale”. Un tema che il ceo lega a quello della scarsa concentrazione nel settore: “Le fusioni cross border sono fondamentali ma continueranno a essere limitato finché non si arriverà all’Unione bancaria, perché le norme attuali non le incentivano”.
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