Oro, i gestori vedono rosa. Ecco perché
Tra gli acquisti delle banche centrali, quelli boom da parte degli investitori retail e una Fed accomodante, il rally continuerà. E un’eventuale correzione azionaria potrebbe rivelarsi un’opportunità
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*CFA/Strategist Morningstar EMEA
Gli asset privati non sono mai stati così accessibili. L’espansione del numero di veicoli che investono in strumenti non quotati continua infatti inesorabile e si conferma una tendenza globale per l’industria dell’asset management. Il tutto mentre le distinzioni con i mercati pubblici si fanno sempre più sfumate, soprattutto nel mondo del credito, e la convergenza tra i due universi si manifesta nelle forme più disparate: da un numero maggiore di società che decide di non quotarsi a una più ampia platea di investitori in grado di accedere alle opportunità offerte dal settore. Gli Stati Uniti rappresentano forse l’epicentro di questa trasformazione: vediamo cosa sta succedendo oltreoceano.
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Che gli asset privati stiano rapidamente diventando mainstream lo dicono i numeri. Il fondo Blackstone Real Estate Income Trust (BREIT) ha visto una crescita fenomenale dal suo lancio nel 2017, superando i 50 miliardi di dollari di masse gestite a metà 2025. Ormai sono quasi 450 miliardi di dollari (a fine giugno 2025) gli attivi totali nei fondi americani che offrono liquidità limitata ed esposizione ad asset privati a una platea di investitori non professionali. I numeri della crescita sono impressionanti, se pensiamo che le masse sono quasi raddoppiate negli ultimi due anni e mezzo grazie a una crescita del 16% nel primo semestre 2025 rispetto alla fine del 2024.
Quattro veicoli distinti definiscono il panorama dei fondi semiliquidi americani, ognuno con caratteristiche proprie: interval funds, tender-offer funds, nontraded business development companies e nontraded real estate investment trusts. Come gli ELTIF, queste strutture permettono ai gestori di investire in asset privati ma limitano le uscite degli investitori a intervalli più lunghi e quantità definite. Il private credit ha guidato la crescita del settore, mentre infrastrutture e immobiliare hanno perso terreno negli ultimi tempi. L’interesse degli investitori verso il credito deriva dalla ricerca di extra-rendimenti: una dinamica che, unita alla disintermediazione dal canale bancario nei finanziamenti alle aziende, ha fatto esplodere l’asset class.

Asset netti nel mercato USA. Dati miliardi di dollari al 30 giugno 2025. Fonte: Morningstar Direct, Sec Filings
Finora gli asset manager alternativi hanno dominato questo mercato, intercettando la maggior parte della domanda. Blackstone, Cliffwater, Partners Group e Apollo sono alcuni dei principali player. Nel complesso, le prime cinque società hanno una quota di mercato del 45% circa. Gli asset manager tradizionali non hanno avuto molto successo e stanno rispondendo con operazioni di M&A, come BlackRock con HPS Investment Partners, o siglando accordi di collaborazione, è il caso della partnership tra Capital Group e KKR oppure di quella tra Wellington Management e Vanguard.
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I fondi semiliquidi aprono agli investitori mercati prima irraggiungibili, richiedendo però pazienza perchè si configurano come prodotti dal maggior grado di complessità. In particolare, gli aspetti chiave da vigilare sono tre. Il primo riguarda i costi, nel senso che l’accesso agli alternativi risulta oneroso e le commissioni medie superano ampiamente quelle di fondi o ETF tradizionali. Ma non è tutto. Le strutture commissionali variano e rendono difficile il confronto tra prodotti. Le fee di performance aggiungono ulteriore complessità e spesso sono costruite per essere facilmente applicate. L’implicazione è che i premi di rendimento dovranno essere significativamente superiori a quelli dei mercati pubblici per superare questi ostacoli.

Fonte: Morningstar Direct, Sec Filings
Il secondo aspetto ha a che fare con il cosiddetto effetto leva. Molti veicoli focalizzati sul private credit superano fondi ed ETF per rendimenti nominali, ma l’incremento deriva dalla leva finanziaria interna anzichè dall’investimento in titoli più remunerativi. Questo è un bene e un male: da un lato, significa che i comparti in questione non finanziano necessariamente società più rischiose (se il rendimento ne è un indicatore affidabile); dall’altro, implica un maggior rischio di ribasso potenziale e comporta sempre un costo aggiuntivo. Infine, c’è la questione previdenza. I mercati privati richiedono un orizzonte di investimento di lungo termine e pertanto sono un asset class importantissima per i fondi pensione. Le Sgr spingono per includere questi fondi nelle strategie target date, ormai la scelta principale nei piani pensionistici come i 401(k). Già negli anni ‘80 e ‘90 gli endowment funds delle università americane si erano fatti pionieri, fino all’affermazione del cosiddetto ‘modello Yale’. Tuttavia, l’introduzione degli alternativi nei piani a contribuzione definita (un mercato che conta oltre 12mila miliardi di dollari) avrebbe implicazioni profonde. Una via possibile è quella di includere i fondi semiliquidi nelle strategie target date, per esempio, ma questo comporterebbe maggiori costi oltre a minor trasparenza e zero garanzie di rendimenti superiori.
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