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Le speranze di un’espansione migliore delle attese nel 2026 sono state cancellate. Stime riviste al ribasso: l’Eurozona si fermerà a +0,8%, l’Italia a +0,4%. Carovita in aumento per tutti. Anche Prometeia taglia le previsioni
La guerra ha già azzerato le speranze di un’espansione globale migliore del previsto e riaccenderà l’inflazione. Il primo, parziale bilancio sul conflitto iraniano arriva dall’OCSE, secondo cui l’economia mondiale per ora sta tenendo, ma ci sono “significativi rischi al ribasso legati al fatto che le persistenti interruzioni delle esportazioni dal Medio Oriente possano far aumentare i prezzi dell’energia oltre i livelli previsti, aggravare la carenza di materie prime fondamentali, alimentare il carovita e ridurre la crescita”. Per questo l’istituzione parigina ha tagliato le sue stime sul PIL di molti Paesi, tra cui l’Italia, e alzato quelle sull’inflazione, soprattutto per gli Stati Uniti.
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Crescita in frenata e inflazione in ascesa
Nell’Economic Outlook intermedio, gli economisti dell’OCSE prevedono che il PIL mondiale cali dal 3,3% del 2025 al 2,9% del 2026, una percentuale invariata rispetto alle precedenti stime di dicembre. Per il 2027, l’attesa è di un +3% (0,1 punti in meno rispetto al precedente outlook). Nei Paesi del G20, dopo il +3,3% del lo scorso anno, la crescita è vista a +3% quest’anno (da +2,9%) e a +3% il prossimo (da +3,1%). L’inflazione dovrebbe invece salire al 4% entro dicembre (da 2,8%) e al 2,7% nei successivi dodici mesi (da 2,5%). Tuttavia, gli esperti precisano che “l’aggiornamento preliminare delle stime, che teneva i conto dei dati raccolti fino a febbraio, suggeriva che la crescita globale 2026 avrebbe potuto essere rivista al rialzo dello 0,3%, ma questo scenario è stato interamente annullato dall’impatto dell’escalation in Medio Oriente”. Allo stesso modo, aggiungono, “l’aumento dell’inflazione sarebbe stato solo modesto, mentre tenendo conto del conflitto si è resa necessaria una sostanziale revisione al rialzo”.
Negli USA inflazione al 4,2%
Negli Stati Uniti, la crescita dovrebbe contrarsi dal 2,1% del 2025, al 2% del 2026, per poi scendere all’1,7% l’anno successivo. “La forte espansione dell’investimento legata all’IA”, troverà come contraltare un “parziale rallentamento dell’aumento dei redditi reali nonché dei consumi”, si legge nel documento. L’inflazione, dopo il 2,6% dell’anno scorso, è attesa in rialzo al 4,2% (da 3%) e all’1,6% nel 2027 (da 2,3%). In Cina è previsto un rallentamento dell’economia al 4,4% quest’anno e al 4,3% il prossimo.
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Eurozona in frenata
Quanto alla Zona euro, il PIL dovrebbe frenare allo 0,8% nel 2026 (contro il +1,2% atteso a dicembre) soprattutto a causa dell’aumento dei prezzi energetici, prima di risalire all’1,2% (da +1,4%) nel 2027 “grazie all’aumento delle spese legate difesa”. L’inflazione, che era “ampiamente sotto controllo” prima del conflitto, ora è attesa al 2,6% quest’anno e al 2,1% il prossimo (da 1,9% e 2%). Limate anche le previsioni 2026 per la Germania, a +0,8% (da +1%), mentre sono confermate a +1,5% quelle per il 2027. Stessa cosa per la Francia, con un +0,8% quest’anno (da +1%) e +1% il prossimo (confermato), mentre la Spagna crescerà del 2,1% (da +2,2%) e dell’1,7% (da +1,8%).
Il carovita tedesco salirà al 2,9% quest’anno (da 2,1%) e al 2,6% il prossimo (da 2,4%), mentre quello francese si attesterà all’1,8% (da 1,3%) e all’1,5% (da 1,6%). Secondo l’OCSE, “se la politica espansionistica di Berlino sosterrà la crescita, soprattutto nel 2027, una politica di bilancio più restrittiva rappresenterà un ostacolo in Italia e in Francia. Inoltre, la stretta di bilancio prevista e l’aumento dei prezzi dell’energia dovrebbero pesare sull’attività nel Regno Unito, anche se l’impatto verrà limitato dal taglio dei tassi l’anno prossimo e la crescita del PIL passerà dallo 0,7% del 2026 all’1,3% del 2027”.
Giù le stime di crescita dell’Italia
Quanto all’Italia, la crescita si fermerà allo 0,4% nel 2026, 0,2 punti in meno rispetto al precedente Economic Outlook di dicembre. Per il 2027, l’organismo internazionale prevede un’espansione dello 0,6% (0,1 punti in meno). L’inflazione tricolore dovrebbe crescere dall’1,6% del 2025, al 2,4% di quest’anno, 0,7 punti sopra rispetto a quanto indicato nelle precedenti stime. “La crescita è debole e anche i consumi sono in calo. Pensiamo che il Pnrr continuerà a sostenere l’economia quest’anno e anche il prossimo. Le stime erano tuttavia leggermente migliori a fine 2025, ma l’aumento dei prezzi dell’energia colpisce i consumi”, ha spiegato l’economista dell’Ocse, Asa Johansson.
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Le banche centrali siano vigili
Lo shock energetico “è un elemento di attenzione per le banche centrali, che devono rimanere vigili e attente ai cambiamenti nell’equilibrio dei rischi legati agli sviluppi economici e finanziari, per garantire che le pressioni inflazionistiche siano contenute in modo duraturo”, ha avvertito Mathias Cormann, segretario generale dell’Organizzazione. L’attuale aumento dei prezzi globali dell’energia, determinato da fattori legati dell’offerta, “può non avere un peso, a patto che le aspettative di inflazione rimangano ben ancorate”, ha spiegato. Tuttavia, ha aggiunto, potrebbe essere necessario “un adeguamento delle politiche monetarie qualora si manifestassero segnali di pressioni sui prezzi più diffuse o di un indebolimento delle condizioni del mercato del lavoro”.
Aiuti mirati e energie rinnovabili
Secondo l’organismo internazionale, “ogni misura pubblica per ammortizzare l’impatto dell’aumento dei prezzi energetici dovrebbe essere ben mirata su coloro che hanno più bisogno”. Agli Stati membri viene inoltre suggerito di “conservare gli incentivi” e “ridurre il consumo energetico”. Sul più lungo termine, l’invito è a moltiplicare le misure per “migliorare l’efficacia energetica al livello nazionale e ridurre la dipendenza rispetto ai combustibili fossili importati”. Passi necessari, sottolinea il documento, per “consentire ai Paesi di ridurre la loro esposizione alle tensioni geopolitiche future”. “L’aumento della produzione di energie rinnovabili e dell’efficacia energetica può rafforzare la sicurezza economica migliorando nel contempo la resilienza dinanzi ai futuri shock sui prezzi”, ha scandito Cormann.
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Anche Prometeia lima le stime di crescita
Previsioni grigie arrivano anche da Prometeia, secondo cui “l’attacco militare contro l’Iran e le tensioni nello Stretto di Hormuz hanno bruscamente interrotto i segnali incoraggianti con cui si era aperto l’anno, riportando al centro della scena una fragilità strutturale dell’economia globale: la dipendenza dalla stabilità delle rotte energetiche e commerciali”. Il costo più elevato in termini di minore crescita, secondo gli esperti, ricadrà sull’Europa, con una revisione al ribasso della crescita 2026 pari a 4 decimi di punto rispetto alle stime di dicembre (da +1,2% a +0,8%). Gli USA dovrebbero chiudere l’anno in linea con il 2025 (+2,1%), sostenuti dall’effetto di trascinamento, mentre la Cina dovrebbe confermare un’espansione al 4,3%. Sul fronte monetario, le attese di ulteriori allentamenti da parte della Fed si stanno ridimensionando, mentre crescono quelle di rialzi dei tassi in Europa e nel resto del mondo. In questo contesto, la crescita del PIL italiano nel 2026 è stata rivista al ribasso di tre decimi di punto, da +0,7% a +0,4%, con un’inflazione media vicina al 3% che eroderà il potere d’acquisto delle famiglie.
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