Secondo gli investitori, il rischio di escalation resta remoto e gli effetti saranno più politici che economici. Ma, tra Borse in calo e corsa ai beni rifugio, i mercati già iniziano a scontare uno shock da incertezza. Cresce allora l’esigenza di rimodulare le strategie. E a essere penalizzato sarà l’equity del Vecchio Continente
La nuova ondata di dazi annunciata dal presidente USA Donald Trump contro otto Paesi europei per spingere su un accordo che permetta agli States di estendere il proprio controllo sulla Groenlandia sta alimentando il dibattito tra gli analisti geopolitici. Ma mentre infuria il confronto su quanto siano concrete le probabilità di una nuova escalation commerciale tra Unione Europea e Washington, con i 28 apparsi stavolta molto più compatti nel non voler mollare il colpo, sui mercati già si iniziano a intravedersi le prime reazioni a quello che viene visto dai più come il primo vero shock del 2026: le Borse globali hanno infatti viaggiato in rosso e la virata verso gli asset rifugio iniziata già l’anno scorso si è fatta in poche ore ancora più intensa. Uno scenario che promette di imporre un cambio di strategie anche gli asset manager, secondo i quali le conseguenze delle tensioni saranno più politiche che economiche ma a correre i rischi maggiori è proprio l’azionario del Vecchio Continente.
Il motore dei recenti sviluppi è stato il discorso tenuto dal presidente Trump il 17 gennaio, con il quale il tycoon ha annunciato l’introduzione di dazi del 10% dal 1° febbraio e potenzialmente fino al 25% del primo giugno su otto Paesi europei per essersi opposti alla sua richiesta di acquistare o ottenere il controllo della Groenlandia dalla Danimarca e per aver inviato truppe sull’isola o espresso solidarietà con Copenaghen. Secondo l’inquilino della Casa Bianca, il sostegno offerto tra gli altri da Francia e Germania “mette a rischio gli interessi di sicurezza americani” e giustifica le misure tariffarie finché non si raggiunge un accordo sul territorio conteso. Una mossa letta dai più come il tentativo di esercitare pressione ai 27 per mettere le mani su un’area che concentra interessi strategici legati al non solo al posizionamento artico ma anche alle rotte logistiche emergenti, alle risorse minerarie critiche e agli equilibri di sicurezza Nato. Questo intreccio di fattori contribuisce a spiegare la compattezza del fronte UE sulla sovranità e rende politicamente più costosa un’eventuale concessione.
Impatto politico più che economico
Samy Chaar, capoeconomista e cio Svizzera di Banque Lombard Odier
Dal punto di vista macroeconomico, l’impatto stimato dagli esperti di Banque Lombard Odier rimane contenuto. Gli otto Paesi coinvolti rappresentano infatti solo il 10,5% delle importazioni di beni degli Stati Uniti e, considerando le probabili esenzioni legate all’uso dell’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA), l’aumento del dazio effettivo da parte di Washington rimarrebbe compreso tra lo 0,5 e l’1,5 % anche nello scenario più severo. “Un effetto inferiore a quello registrato in occasione degli annunci tariffari globali dell’aprile 2025”, sottolinea il capoeconomista e cio Svizzera Samy Chaar, “tanto che le stime di crescita per il PIL americano nel 2026 restano invariate”. Ciò che al manager appare più delicato è invece il quadro politico. “Se nel 2025 l’Unione Europea aveva accettato un accordo quadro sul commercio”, chiarisce Chaar, “oggi Bruxelles dispone di maggiore leva negoziale e sembra più incline a preparare una risposta coordinata”. La vicinanza delle elezioni di medio termine negli Stati Uniti, il forte sostegno europeo alla posizione danese sulla Groenlandia e il coinvolgimento diretto di alleati Nato rendono cioè più credibile il ricorso a contromisure mirate.
La possibile escalation e il rischio di passo falso per Trump
Secondo Christian Schulz, chief economist di Allianz Global Investors, le ritorsioni dell’UE ipotizzate da Chaar e colleghi potrebbero fare evolvere il confronto da una disputa tariffaria circoscritta tra Stati Uniti ed Europa a un conflitto commerciale più ampio e dare corpo così al rischio di uno shock stagflazionistico. “Crescita e inflazione verrebbero colpite simultaneamente”, spiega l’analista della casa di gestione, “alterando il quadro di riferimento per le decisioni delle banche centrali e aumentando l’instabilità finanziaria”. In questo contesto, è convinto l’esperto, molto dipenderà dal sentiment del mercato: “Se gli investitori si aspettano una capitolazione europea, i danni economici potrebbero restare contenuti mentre una reazione negativa potrebbe aumentare il costo dell’escalation per Washington e rafforzare le voci che puntano a frenare l’azione di Trump”.
Lo scenario di base resta quello di una tensione controllata, con dazi utilizzati come leva negoziale e una risposta europea ferma ma calibrata. In questo caso, viene spiegato, l’impatto si concentrerebbe soprattutto sull’equity europeo nei termini di una forte dispersione settoriale e di una relativa tenuta dei comparti difensivi. Un’escalation più marcata accentuerebbe invece la volatilità, rafforzando ulteriormente oro e valute rifugio ma anche ampliando le pressioni sui settori ciclici. Meno probabile, ma non esclusa, resta infine una de-escalation attraverso il rinvio o l’attenuazione delle misure tariffarie.
Mercati sulla difensiva
Filippo Diodovich, senior market strategist di ING Italia
Nel frattempo, parte delle tensioni si si è già riflessa sui mercati. Come osservato da Filippo Diodovich di IG Italia, la prima seduta di Borsa della settimana si aperta con un’impostazione difensiva: “Indici europei in calo di oltre un punto percentuale, rotazione verso beni rifugio e maggiore selettività settoriale”. Sul terreno delle valute il dollaro statunitense appare poi in arretramento mentre il franco svizzero si rafforza come principale valuta verso cui migrare, segnalando un aumento dell’avversione al rischio legata all’incertezza sulle scelte di politica commerciale e geopolitica della Casa Bianca più che timori per l’effetto delle nuove tariffe in sé e per sè. Sul fronte delle materie prime, l’oro ha invece aggiornato i massimi storici e superato quota 4.690 dollari l’oncia: un movimento coerente con l’aumento dei premi per il rischio geopolitico già segnalato dallo strategist, che vede nel metallo prezioso il principale beneficiario di una fase caratterizzata da incertezza di regime e possibilità di escalation commerciale.
A risultare particolarmente esposto, secondo gli esperti di Banque Lombard Odier, è però proprio l’azionario europeo. “I settori più ciclici e orientati all’export come industriali, auto e chimica mostrano una maggiore vulnerabilità”, spiegano lo strategist della casa Filippo Pallotti e il responsabile della strategia di investimento Luca Bindelli, che per i prossimi giorni pongono l’attenzione anche sulle società con catene del valore globali sensibili a dazi e ritorsioni: “La pressione si manifesterà sia sul fronte dei margini per effetto di tariffe e costi di supply chain sia su quello della domanda, in un contesto in cui l’incertezza tende a rinviare investimenti e decisioni di spesa”.
I riflessi su tassi e debito USA
Kaspar Hense, senior portfolio manager di RBC BlueBay, fornisce una chiave di lettura alternativa. Se la disputa sulla Groenlandia dovesse continuare a intensificarsi, si dice convinto il gestore, è del tutto possibile che gli investitori europei inizino a vendere titoli di Stato statunitensi. Uno scenario che potrebbe comportare un aumento delle esigenze di finanziamento per l’Europa, ad esempio perché sarà necessario investire ancora di più nella difesa, permettendo agli investitori europei di farsi avanti ma esercitando anche pressioni sui tassi di interesse a livello globale. “L’UE avrebbe anche la possibilità di indirizzare gli investitori verso i titoli di Stato europei attraverso la regolamentazione ma non mi aspetto che questa opzione venga presa in considerazione nei negoziati sulla Groenlandia”, spiega. E poiché dipendono sempre più dai capitali esteri, anche gli USA andrebbero incontro a pesanti ripercussioni: “Se dovessero tassare gli investitori stranieri come proposto nel cosiddetto paper di Mar-a-Lago, si verificherebbe un haircut implicito sul debito e che aggraverebbe ulteriormente l’onere del debito”.
La corsa alle urne voluta riaccende il “Takaichi trade”, ma gran parte delle attese è già nei prezzi. Con azioni ai massimi, valuta sotto pressione e nuovi stimoli fiscali sul tavolo, il nodo per gli investitori si sposta altrove. Dalla BoJ ai rendimenti e a possibili effetti a catena sui mercati globali, ecco l’orizzonte tratteggiato dai gestori
PwC: nel 2025 operazioni stabili, ma il valore sale del 36% grazie ad AI e mega deal. Il nostro Paese fa meglio della media mondiale. Il 2026 si preannuncia ricco: investitori strategici e grandi fondi favoriti
Per Comgest, le nuove tecnologie sono motori di crescita di lungo periodo. Ma bisogna essere selettivi e puntare su nomi di qualità, come Alphabet, Oracle e Microsoft. Da non sottovalutare anche il settore sanitario
Il crollo della cripto sotto soglie tecniche chiave riapre il dibattito sulla sua natura di bene rifugio. Secondo il guru di Wall Street, l’assenza di un uso “organico” e la crescente finanziarizzazione via ETF possono innescare liquidazioni a catena. Con ricadute su aziende, mercati correlati e perfino l’oro
Francoforte resta in pausa e data-dependent: l’economia è “resiliente”, mentre l’inflazione è attesa stabilizzarsi al 2% nel medio termine. Per gli asset manager, Lagarde resterà ferma per un po’. Poi tutto è possibile
La domanda di cripto-attività cresce del 103% in due anni, trainata dai giovani. Deloitte: tra opportunità della blockchain e nuovi paletti regolatori con MiCA, il settore entra in una fase di maturazione. Ma restano elevati i rischi per gli investitori
Nuveen: il 96% investe in opportunità legate all'intelligenza artificiale. Atri due i megatrend chiave: transizione energetica e deglobalizzazione. Le tensioni geopolitiche spingono la diversificazione settoriale e geografica
Secondo una ricerca BlackRock-extraETF, i piani di accumulo in exchange traded funds triplicheranno nel giro di cinque anni. Ma già oggi sono sui massimi storici per volumi e numero di operazioni. Donne e giovani al centro della crescita, Italia tra i mercati più dinamici
CFA Society Italy: il sentiment degli operatori è salito al top degli ultimi quattro anni. Un clima di fiducia confermato da S&P e dall’asta record del Btp a 15 anni. Ma il debito tricolore resta un sorvegliato speciale
Il 9 febbraio debutta a Piazza Affari un nuovo segmento cripto: per 21Shares è un piccolo passo verso l’istituzionalizzazione del settore. Focus su scenari 2026 e strategie che combinano Bitcoin e oro per governare il rischio
Iscriviti per ricevere gratis il magazine FocusRisparmio