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Nella quarta puntata di “Alleati per il Futuro”, il format di FocusRisparmio promosso da Allianz Bank FA, dedicata ai giovani tra i 18 e 25 anni, si evince che per questa fascia di età la previdenza è un concetto tanto astruso quanto lontano. Eppure, spiegano gli esperti in studio, bisogna pensarci subito
La previdenza, che sia tradizionale o complementare, non è un tema caro ai giovani tra i 18 e i 25 anni. Si tratta di fisiologia o di stortura? Dai microfoni di “Alleati per il Futuro”, il format di FocusRisparmio promosso da Allianz Bank FA, che nella sua quarta puntata si è occupato proprio di questa fascia di età, emerge una fotografia chiara: la previdenza, specialmente quella integrativa, è un tema estraneo alla maggior parte dei giovani tra i 18 e i 25 anni.
I numeri della disinformazione
Una ricerca di Demia, presentata da Diego Martone, fondatore e ceo della società, fotografa la situazione: solo il 41% conosce il sistema pensionistico pubblico e appena il 15% ha aderito a un fondo complementare. Eppure, il 59% degli intervistati sarebbe disposto a seguire un percorso di formazione, indicando la scuola come luogo ideale di inizio. La previdenza è vissuta come un “argomento da adulti”, mentre il risparmio viene percepito come utile solo per imprevisti o spese importanti.
La pensione è lontana
Dall’altra faccia della luna, direbbe Lucio Dalla. E la pensione lo è per questa fascia di età, almeno stando alle risposte raccolte dalla redazione nella vox populi che apre i lavori di questa puntata, un po’ perché la si percepisce distante, un po’ perché le istituzioni faticano a comunicare sul tema con i giovani, un po’ perché c’è del lavoro da fare, perché come afferma Andrea Faggioni, responsabile Insurance Products Life di Allianz S.p.A., “chi inizia presto, avrà già maturato gli anni necessari per richiedere anticipazioni. Anche piccole somme versate da giovanissimi possono fare la differenza”. L’esperto sottolinea i vantaggi dell’adesione precoce: dall’effetto dell’interesse composto alla possibilità di anticipare somme per spese come l’acquisto della prima casa.
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In studio con Faggioni, anche Riccardo De Ambroggi, studente dell’università Bocconi, parte proprio del target interessato. “La previdenza complementare la conosce meno del 15% dei miei coetanei. E nessuno se ne interessa davvero”. L’assenza di stabilità lavorativa e di un reddito regolare rafforza la percezione di inutilità immediata, fa notare lo De Ambroggi.
Eppure Francesco Lupi, senior advisor di Assogestioni, osserva segnali di cambiamento nel linguaggio usato per parlare di previdenza. “Abbiamo deciso di entrare nei social per spiegare i vantaggi del risparmio previdenziale con un tono nuovo”. Questa strategia ha permesso di intercettare domande, dubbi e percezioni del target giovanile. Lupi sostiene il cambio di passo da parte del discorso pubblico sulla previdenza complementare avvalendosi dei dati della Covip che segnalano una crescita delle adesioni sotto i 25 anni, anche se trainate da familiari fiscalmente a carico. Ma, chiude Lupi, c’è bisogno di un cambio anche nelle modalità di adesione in ottica di facilitazione dell’accesso.
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