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Politiche pro-crescita, riforma della corporate governance e normalizzazione monetaria stanno rendendo il Nikkei meno legato allo yen debole e più ancorato ai fondamentali interni. Un cambio che, per Emily Badger di Man Group, è strutturale. Dalla selezione alle logiche contrarian, la sua ricetta azionaria per cavalcarlo
Dopo anni di scetticismo e disinflazione, il Giappone sembra tornato finalmente nei rader dei mercati azionari globali. Nel 2025 l’indice Nikkei 225 ha infatti segnato il terzo anno consecutivo di rendimenti positivi, toccando un nuovo massimo storico a dicembre e dando sostanza allo slogan “Japan is back” lanciato in campagna elettorale dal primo ministro Sanae Takaichi. Ma se non manca chi crede si tratti solo di una parentesi temporanea legata alla debolezza dello yen, si moltiplicano gli osservatori convinti di essere di fronte a un cambiamento storico. Tra gli asset manager che nutrono questa idea c’è Man Group, secondo cui sta emergendo un trend di investimento strutturale destinato a durare per tutto il 2026 e che potrebbe regalare soddisfazione agli investitori al di fuori dei turbolenti indici americani.
“Si avvicina una fase in cui le azioni giapponesi saranno sempre più protette dall’impatto imprevedibile della politica statunitense”, afferma la portfolio manager della casa Emily Badger, che sottolinea come la rinnovata leadership politica me anche le riforme di governance e una serie dinamiche macro interne stiano cambiando drasticamente il profilo del mercato. Del resto, è la sua osservazione, gli stessi flussi di investimenti dall’estero lo confermano: “Nel 2025 gli acquisti netti di azioni nipponiche hanno raggiunto circa 5.400 miliardi di yen, un volume ancora lontano dai livelli dell’era Abenomics ma in forte crescita”.
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Sanaeconomics e ritorno della reflazione
Il primo pilastro individuato da Badger per una virata verso l’equity del Sol Levante è la stabilizzazione del contesto politico e macroeconomico. Il nuovo corso, ribattezzato dai media ‛Sanaeconomics’, poggia infatti su un’impostazione esplicitamente pro-crescita. Il pacchetto di stimolo da 17.700 miliardi di yen varato dal governo Takaichi, inserito in un intervento complessivo da oltre 21.000 miliardi, ha rafforzato la fiducia nella reflazione interna, spingendo settori come finanziari e immobiliare a trainare il mercato dalla fine del 2025. Questo quadro offre, secondo l’esperta, “un’alternativa credibile per gli investitori nel caso in cui il sentiment sugli Stati Uniti dovesse deteriorarsi” e rende il Giappone più ancorato ai propri fondamentali interni che dipendente dalle dinamiche esterne.
Corporate governance: da riforma a necessità
Un altro elemento chiave a sostegno del rilancio nipponico è la trasformazione della governance aziendale, ormai diventata un imperativo di sopravvivenza per le società quotate. Secondo l’analisi di Badger, le riforme stanno cioè accelerando rispetto al ritmo tenuto fino a qualche mese: “Dismissione di asset non strategici, scioglimento delle partecipazioni incrociate e maggiore attenzione all’efficienza del capitale sono solo alcune delle novità introdotte dall’esecutivo”. Senza contare che un’ulteriore revisione del codice di settore è attesa per metà 2026 e dovrebbe affrontare l’annoso tema della liquidità inutilizzata nei bilanci. Tutti sforzi che, comunque, stanno iniziando a produrre risultati. Come osservato dal gestore di Man Group, il rendimento del capitale proprio (ROE) è infatti salito dall’8,4% a circa il 9% e oggi l’80% delle principali società presenta piani formali di miglioramento del capitale. “È una trasformazione che durerà anni”, conclude sul punto l’esperta, “ma grazie alla quale già oggi gli investitori globali stanno cambiando la propria percezione sull’equity locale”.
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La normalizzazione della politica monetaria
Il terzo fattore a sostegno della tesi di Man Group è il graduale ritorno alla normalità sul fronte monetario. La Bank of Japan ha avviato una manovra delicata ma simbolicamente rilevante: nel dicembre 2025 il governatore Kazuo Ueda ha portato i tassi allo 0,75%, il livello più alto dal 1995. Pur mantenendo un approccio prudente, il banchiere centrale ha espresso fiducia nella capacità delle imprese di continuare ad aumentare i salari riducendo al contempo l’impatto delle incertezze legate ai dazi statunitensi. E ora il passaggio cruciale è rappresentato dai dati salariali primaverili Shunto del 2026, con richieste di aumenti pari o superiori al 5%. Secondo Badger, il rafforzamento dello yen e la riduzione dell’inflazione importata potrebbero “sostenere i consumi interni e consolidare la fiducia delle famiglie”.
Dove orientare i portafogli
Da questi tre pilastri, secondo l’esperta della casa di gestione USA, emergono opportunità mirate per i portafogli azionari. “Il settore bancario beneficia direttamente dell’aumento dei tassi e di un contesto macro più favorevole”, spiega, “con valutazioni ancora contenute”. Quanto invece alla rivoluzione della governance, la view è altrettanto chiara: “I più interessati per business e ruolo saranno i gestori patrimoniali, agendo come infrastruttura della trasformazione della Japan Inc.” Non mancano infine opportunità contrarian in comparti oggi trascurati, che Badger identifica nei due settori più idonei a beneficiare di un re-rating legato alle riforme: telecomunicazioni e retail”.
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Rischi e prospettive
Una strategia che tuttavia non è priva di rischi. “Con un rapporto prezzo-valore contabile intorno a 1,7 volte e ai massimi dal 2008”, osserva ad esempio Badger, “le valutazioni sono salite e risultano meno convenienti”. Non solo. “Le relazioni geopolitiche restano delicate sia con la Cina sia con gli Stati Uniti di Donald Trump”, come sottolinea la stessa esperta. Ciò detto, il gestore di Man Group si dice comunque convinta che il Giappone continui ad offrire un mix raro di governo stabile e salari in crescita oltre a un settore corporate nel pieno di un cambiamento culturale profondo. Per chi cerca una storia strutturale nel 2026, secondo la casa, la narrativa giapponese resta dunque tutt’altro che esaurita.
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