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Nell’aggiornamento primaverile sui rischi pubblicato da Esma insieme ad Eba ed Eiopa, l’alert sull’effetto di guerre e tassi per gli investitori del Vecchio Continente. “Leva dei fondi ed esposizioni globali le vulnerabilità maggiori”. Ma occhio anche ai private assets
Le tensioni geopolitiche globali rappresentano un rischio crescente per la stabilità finanziaria europea, con fattori come pressioni inflattive e rallentamento della crescita che promettono di ostacolare gli investitori. È quanto emerge dall’aggiornamento primaverile sui rischi pubblicato dall’European Securities and Markets Authority (Esma) insieme all’European Banking Authority (Eba) e all’European Insurance and Occupational Pensions Authority (Eiopa), che hanno invitato operatori e supervisori a mantenere un elevato livello di vigilanza in un contesto definito “altamente incerto”.
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Guerra, energia e inflazione: i rischi macro
Secondo le autorità authorities, il conflitto in Iran e più in generale le tensioni in Medio Oriente stanno già producendo effetti tangibili sui mercati: a partire dall’aumento dei prezzi dell’energia e dal conseguente rischio di nuove pressioni inflattive. Particolare attenzione viene posta alle criticità nello Stretto di Hormuz e alle chiusure dello spazio aereo, fattori che possono generare rischi trasversali a più segmenti del sistema economico e finanziario. A questi elementi si aggiungono poi i possibili shock derivanti da eventi geopolitici e cyber attacchi, in grado di colpire infrastrutture critiche e amplificare la volatilità dei mercati.
Tassi alti e crescita più debole
Nel quadro delineato dalle autorità, il contesto macroeconomico del Vecchio Continente si presentava già fragile prima dell’escalation geopolitica. Le prospettive di crescita del prodotto interno lordo sono state definite “deboli”, anche per effetto dei dazi statunitensi e delle divergenze interne tra gli Stati membri. Uno scenario in cui il ruolo determinante potrebbe essere giocato dai tassi di interesse, che ora rischiano di irrigidire ulteriormente le condizioni di finanziamento e di deteriorare la qualità degli attivi nei bilanci degli intermediari. L’effetto combinato di crescita modesta e costo del denaro elevato rappresenta quindi, nella view degli organismi europei, un ulteriore fattore di “vulnerabilità sistemica”.
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Le fragilità del sistema: leva, liquidità e interconnessioni
Il report individua alcune criticità strutturali nei mercati finanziari europei. Una su tutte è la leva dei fondi, seguita dall’elevata esposizione all’azionario statunitense e dai mismatch di liquidità che emergono come potenziali fonti di stress. “Le forti interconnessioni cross-border e tra controparti possono inoltre favorire una trasmissione rapida di shock esterni verso le istituzioni finanziarie europee”, viene sottolineato, amplificando l’impatto degli eventi di portata globale. Una serie di preoccupazioni cui si aggiunge il rischio di divergenze regolamentari, che potrebbero complicare ulteriormente la gestione delle criticità in un sistema già altamente integrato.
Private markets sotto osservazione
Un focus specifico è stato dedicato anche agli alternativi. A riguardo, le autorità hanno voluto segnalare rischi su tre fronti: scarsa trasparenza, dati limitati e strutture complesse. Questi fattori aumentano la probabilità di movimenti improvvisi della liquidità e di effetti di contagio verso altri segmenti del sistema finanziario, è stato spiegato. Un esempio recente riguarda alcuni veicoli di private credit statunitensi, messi sotto pressione da richieste di rimborso crescenti e dai timori per gli effetti dell’intelligenza artificiale sui modelli di business del settore software. “Stiamo monitorando l’esposizione dei fondi europei a questi asset”, hanno dunque fatto sapere Esma e le altre, pur evidenziando i limiti informativi legati caratteristiche intrinseche dell’universo.
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Mercati resilienti, ma serve vigilanza
Nonostante il contesto complesso, i mercati finanziari europei hanno finora mostrato una certa resilienza anche grazie a un’esposizione diretta limitata verso le aree più colpite dalle tensioni. Tuttavia, le autorità invitano a non abbassare la guardia. Tra le raccomandazioni principali figurano l’adozione di valutazioni di rischio proattive, una gestione prudente delle esposizioni sovrane e l’integrazione dei fattori geopolitici nei processi di risk management. Particolare attenzione dovrà essere riservata anche a quelli che sono stati definiti “effetti indiretti”, in particolare derivanti dall’andamento dei prezzi energetici e dalle esposizioni verso i settori più vulnerabili.
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