Per la head of fund selection di Unicredit, il 2025 sui mercati sarà un anno complesso e da monitorare costantemente. Meglio puntare sulla diversificazione e la gestione attiva
Roberta Rudelli, head of fund selection di Unicredit
Per Roberta Rudelli, head of fund selection di UniCredit, quest’anno non ci sarà di certo da annoiarsi. Ma del resto, dice sorridendo, “è da tempo che non capitano anni noiosi”. Il continuo cambio d’umore dei mercati in queste prime quattro settimane fa prefigurare la difficoltà di definire uno scenario chiaro per il 2025. La direzione degli investimenti dell’istituto, perciò, al momento conferma l’asset allocation dello scorso anno: restareneutrali.
Come spiega la fund selector, al momento c’è una preferenza per Stati Uniti e Giappone per quanto riguarda l’azionario mentre sul fronte del reddito fisso la view positiva resta ancorata al credito di alta qualità. L’unico cambio di rotta, se così si può dire, è che i portafogli gestiti hanno allungato un poco la duration. “Il mercato è monitorato continuamente”, spiega l’analista, “perché gli eventi continuano a susseguirsi”. E ancora: “Stiamo cercano di capire quali potranno essere i nuovi impatti, anche perché a livello normativo, ad esempio, ci sono un paio di regolamentazioni che dovremmo inglobare”.
Sostenibilità a rischio?
La prima riguarda la normativa sulle bombe a grappolo e le mine antiuomo entrata in vigore nel 2021. Benché da tre anni c’è il divieto di finanziamento, fino allo scorso luglio mancavano delle istruzioni specifiche per gli intermediari finanziari, ma anche una vera e propria black list. “Adesso stiamo lavorando per garantire che queste società non vengano in alcun modo contattate né tantomeno investite”, afferma Rudelli. Il secondo tema ha invece a che fare con la sostenibilità, con la normativa Esma sul nome dei fondi. “Ci stiamo già attivando per capire cosa succederà ma sarà anche l’occasione per fare un punto su tutti i prodotti sostenibili che offriamo ai clienti”, dice Rudelli. Un tema non banale visto anche il contesto general se si pensa che gli Stati Uniti, con la nuova amministrazione Trump, si sono già tirati fuori dagli accordi di Parigi e stanno cominciando a fare dichiarazioni molto controverse in tema di finanza etica. “È ancora troppo presto per capire quale impatto avranno queste scelte politiche sugli investimenti sostenibili ma come gruppo stiamo cominciando a organizzare una serie di riunioni sul tema proprio per valutare che direzione prendere”, ha detto l’esperta. Che ha aggiunto: “Sicuramente lo scenario che abbiamo vissuto dal 2018 ad oggi non sarà più lo stesso. Vivremo quello che gli inglesi chiamano decoupling: dopo tanti anni di convergenza, potremmo avere un mondo più frammentato sul tema della sostenibilità”. Ciò potrebbe portare all’esclusionedi alcuni prodotti e alcuni comparti al momento della selezione. “È presto per dirlo, ma è un potenziale elemento di discontinuità rispetto al passato”.
Anche nel 2025 l’obbligazionario di elevata qualità resta l’asset class privilegiata, soprattutto i bondsocietari ma anche i titoli di Stato che, negli ultimi trimestri, presentano una volatilità più alta rispetto ai corporate bonds. “Un controsenso rispetto a quello che abbiamo sempre studiato sui libri di scuola, ma questo è il mercato”, afferma Rudelli. D’altronde i titoli governativi, si sa, sono più sensibili alle politiche monetarie e alle aspettative di inflazione. “Parlando coi gestori, emerge una view di consenso sul mondo corporate, soprattutto investment grade. Questo spiega anche in parte la minor volatilità dell’asset class rispetto al governativo”, continua la fund selector. “Non ci aspettiamo che tale contesto cambi, almeno fino a quando il mercato non avrà un po’ più chiaro il destino dell’inflazione e quindi delle banche centrali”. “Al momento i clienti che hanno investito in titoli aziendali o in fondi con questo focus vedono la valorizzazione periodica del loro portafoglio un po’ più stabile”, conclude Rudelli. Detto questo, la head of fund selection di UniCredit spiega come ci sia ancora un’ampia domanda per i fondi fixed maturity ma anche prodotti sia corporate che aggregate. Interessanti, dal suo punto di vista, anche i fondi flessibili non troppo aggressivi: prodotti dove il gestore ha la possibilità di cambiare l’allocazione del portafoglio se varia il contesto di mercato oppure di catturare qualche nuova opportunità grazie anche ai minori vincoli rispetto ad un benchmark.
Guardando all’azionario, invece, il messaggio dell’esperta è quello di restare su portafogli molto differenziati. “Meglio un classico prodotto blended ben diversificato”, aggiunge. Ed è anche vero, che all’interno della diversificazione c’è un tema che sembra ormai inevitabile: quello tecnologico. In generale quasi tutti i fondi sul mercato hanno comunque un’allocazione al settore. La tecnologia ormai fa parte della nostra vita e continua ad evolversi rapidamente, toccando tutti i comparti dell’economia e del mercato. Diventa sempre più un settore fondamentale su cui investire. “Tanto importante che alcuni fondi, magari focalizzati su altre strategie, ormai hanno un’allocazione perfino di oltre il 50% del portafoglio in titoli tecnologici”, afferma Rudelli. “La difficoltà è proprio quella di trovare prodotti complementari tra loro per allocazione regionale e settoriale che portano diversificazione al portafoglio del cliente, perché altrimenti si rischia un’esposizione ai soliti titoli. Uno dei modi per farlo è cercare fondi tematici. Ma non è detto. Per esempio, può capitare di trovare titoli tecnologici anche all’interno di fondi che investono nel settore food che, per sua natura, parrebbe così lontano dal tech. È veramente complicato, rispetto al passato”.
In un contesto di mercato macro e geopolitico non proprio lineare, dunque, la gestione attiva potrebbe comunque aiutare. E non poco. “Sono convinta che i gestori che creano alpha quest’anno la faranno da padrone”, conclude l’esperta.
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