Gli aderenti sono saliti a 9,6 milioni. E le risorse hanno superato i 224 miliardi. I titoli di Stato restano l’investimento preferito, ma cresce l’interesse per i mercati privati. La relazione Covip
Dopo un 2022 da dimenticare, per la previdenza complementare italiana il 2023 passa in archivio con risultati da incorniciare. Lo scorso anno si è infatti chiuso con un aumento degli iscritti a quota 9,6 milioni, rivelando finalmente un trend positivo anche tra le fasce più giovani della popolazione. Le risorse sono inoltre salite a 224,4 miliardi mentre, grazie ai mercati, i rendimenti sono cresciuti in alcuni casi anche oltre il 10% e hanno superato il Tfr. Lo certifica la relazione annuale della Covip, che segnala come i fondi pensione hanno immesso nell’economia del Paese 36,6 miliardi. E se più della metà degli investimenti è ancora destinata ai titoli di Stato, segnala l’Authority, un’altra sfida da affrontare resta “l’inclusione previdenziale” delle fasce più deboli: donne, nuove generazioni, lavoratori del Sud. Una criticità che chiede ancora una volta al governo di rafforzare i benefici fiscali.
Iscritti in salita, ma restano i gap di genere e generazionale
Nel 2023 gli iscritti sono saliti a9,6 milioni, in crescita del 3,7% rispetto all’anno precedente. In percentuale delle forze di lavoro si tratta di una quota pari al 36,9%. I fondi pensione sono invece 302: 33 negoziali, 40 aperti, 68 piani individuali pensionistici e 161 preesistenti. In particolare, i negoziali contano 3,9 milioni di aderenti, segnando una crescita del 5,4% rispetto al 2022. Covip segnala poi che la metà delle nuove adesioni è da ricondurre al meccanismo dell’adesione contrattuale, ma continuano a crescere anche le iscrizioni nel settore del pubblico impiego attraverso il meccanismo del silenzio-assenso per i nuovi assunti. Sono invece 1,9 milioni gli iscritti ai fondi aperti (+5,9%), 3,9 milioni quelli che hanno aderito ai PIP (+1,7%) e 656.000 coloro che hanno scelto i preesistenti.
Si conferma il gender gap: oltre la metà (il 61,7%) degli italiani iscritti alla previdenza complementare è uomo, e il 72,7% ha aderito a un fondo negoziale. Guardando all’età, risulta poi evidente anche il divario generazionale. Gli aderenti sono infatti prevalentemente concentrati nelle classi intermedie e più prossime al pensionamento: il 47,8% ha fra i 35 e i 54 anni e il 32,9% ne ha almeno 55. La buona notizia è che però, pur attestandosi ancora su percentuali inferiori rispetto alle altre fasce, negli ultimi anni il peso della componente più giovane (fino a 34 anni) sul totale degli iscritti è comunque cresciuto, passando dal 17,6% del 2019 al 19,3% del dicembre scorso. Infine, coloro che hanno versato contributi nel 2023 (escludendo i PIP ‘vecchi’) sono 6,7 milioni, il 72,4%.
Quanto all’area geografica, il tasso di partecipazione supera la media nazionale nelle regioni settentrionali, soprattutto dove l’offerta previdenziale è integrata da iniziative di tipo territoriale, mentre valori più bassi e decisamente inferiori alla media si registrano in gran parte del Sud. La contribuzione media sia attesta a 2.810 euro, con lievi differenze in base alla condizione occupazionale: dai 2.900 euro dei lavoratori dipendenti, che possono beneficiare anche dei flussi di TFR, ai 2.720 degli autonomi.
Le risorse accumulate dalle forme pensionistiche complementari si attestano a 224,4 miliardi, con un incremento del 9,1% sul 2022, grazie soprattutto alla dinamica positiva dei mercati finanziari. Un ammontare, sottolinea l’Authority pari al 10,8% del PIL e al 4% delle attività finanziarie delle famiglie italiane. I fondi negoziali detengono il 30,2% del totale delle risorse, gli aperti il 14,5% e i PIP il 25,3%. Il peso dei fondi preesistenti, pari al rimanente 30% del totale, per la prima volta non risulta prevalente rispetto a quello dei negoziali.
I contributi incassati hanno toccato quota 19,2 miliardi di euro (+5,2% rispetto al 2022), in crescita in tutte le forme pensionistiche complementari: nei negoziali sono stati raccolti 6,5 miliardi(+7,7%); negli aperti 3,1 miliardi (+7,4%), nei PIP ‘nuovi’ 5,1 miliardi (+2,3%); nei preesistenti 4,3 miliardi (+3,8%).
Rendimenti doppi rispetto al TFR
L’effetto mercati si è riflesso anche sui rendimenti dei fondi, che hanno recuperato le perdite del 2022 e messo a segno una crescita notevole. In testa si sono piazzati i comparti azionari, con performance in media del 10,2% nei fondi negoziali, dell’’11,3% negli aperti e dell’11,5% nei PIP. Bilancio positivo anche per i comparti bilanciati e obbligazionari: gli obbligazionari misti hanno ottenuto il 7,2% nei negoziali e il 4,4% negli aperti e risultati positivi, ma inferiori, si sono registrati in media anche nei comparti obbligazionari puri e in quelli garantiti. In dieci anni, da fine 2013 a fine 2023, i rendimenti medi annui composti delle linee a maggiore contenuto azionario si collocano, per tutte le tipologie di forme pensionistiche, tra il 4,2 e il 4,5%, superiori al rendimento medio delle linee obbligazionarie e anche al tasso di rivalutazione del TFR (pari al 2,4% nel decennio).
Bond di Stato protagonisti, ma crescono gli investimenti in titoli non quotati
Gli investimenti dei fondi pensione sono allocati per il 56% del totale in obbligazioni governative(il 14,1% italiane) e altri titoli di debito. I titoli di capitale sono pari al 21,4%, mentre le quote di Oicr si attestano al 15,8%. Infine, i depositi pesano per il 5% e gli investimenti immobiliari, in forma diretta e indiretta per l’1,8%. Nell’insieme, il valore degli investimenti dei fondi pensione nell’economia italiana è di 36,6 miliardi di euro, pari al 19,4% del totale a fronte del 20,8% del 2022 (35,5 miliardi di euro). Gli impieghi in titoli di imprese domestiche rimangono stabili rispetto all’anno precedente (2,4% delle attività).
Il totale delle allocazioni è di 4,6 miliardi: 2,8 miliardi in obbligazioni e 1,8 miliardi in azioni, mentre gli investimenti domestici detenuti attraverso quote di Oicvm si attestano a 1,7 miliardi di euro.La Covip segnala poi la crescente attenzione da parte del settore sulle tematiche connesse all’investimento nel sistema Paese. Numerosi fondi stanno infatti ampliando le proprie strategie di investimento a favore di titoli non quotati, di private equity e di private debt, spesso attraverso iniziative congiunte e appropriatamente strutturate.
Balzani: “Insistere sui benefici fiscali”
Francesca Balzani, presidente Covip
“La sfida dell’inclusione previdenziale è di cruciale importanza. Donne, giovani, lavoratrici e lavoratori delle aree meridionali continuano a essere meno presenti nel sistema della previdenza complementare”, ha sottolineato Francesca Balzani,presidente Covip, nel corso della presentazione della relazione. “Un insieme di interventi dovrebbe aiutare la capacità contributiva delle persone meno forti, attraverso una rimodulazione dei benefici fiscali. Tali benefici, oggi sostanzialmente espressi in termini di deducibilità dei contributi, potrebbero trasformarsi in una contribuzione d’ingresso nelle prime fasi lavorative”, ha quindi proposto la numero uno dell’Authority. Aggiungendo che andrebbe inoltre consentito di riportare ad anni successivi spazi di deducibilità di cui non si è goduto nell’anno di riferimento. “Ciò incentiverebbe la partecipazione di quanti hanno redditi più variabili, come i lavoratori autonomi”, ha sottolineato.
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