Secondo l’Osservatorio Sottoscrittori di Assogestioni, gli under 35 che investono sono aumentati e ora rappresentano il 15% del mercato. Ma la quota di masse in loro possesso è ancora troppo bassa Dall’educazione finanziaria ai prodotti fino alla distribuzione, la ricetta per una crescita strutturale
Spaventati dal presente, orientanti al breve periodo, senza strumenti per comprendere davvero le implicazioni delle loro scelte di portafoglio. Come confermato dall’ultimo aggiornamento al Quinto Rapporto Assogestioni-Censis, i giovani italiani hanno un rapporto tutt’altro che facile con il mondo del risparmio. Eppure, c’è un segmento dell’industria che nei confronti di queste fasce anagrafiche non smette di guadagnare attrattività neppure nel bel mezzo delle attuali tensioni: il mercato dei fondi comuni di investimento. La conferma viene da un altro report dell’associazione, il Rapporto Sottoscrittori 2024, che mostra come la quota di Millenials e GenZ sul totale degli aderenti sia cresciuta significativamente rispetto all’anno precedente così come l’entità del loro investimento medio. Una dinamica che ha tutti i crismi del trend strutturale e dalla quale emerge la necessità, per i gestori, di individuare le leve d’azione più efficaci per favorire ulteriormente il coinvolgimento delle nuove generazioni.
La ricerca, realizzata dall’Ufficio Studi di Assogestioni e presentata lo scorso luglio, ha innanzitutto restituito l’istantanea di un comparto in salute. “Il campione analizzato rappresenta la quasi totalità dei fondi italiani nel 2023 per 198 miliardi di euro in valore complessivo”, afferma il Senior Research Analyst Riccardo Morassut. Che aggiunge: “Contando anche un tasso di copertura del 71% sui prodotti esteri, pari a un mercato di 347 miliardi, il patrimonio intermediato raggiunge i 445 miliardi su un universo complessivo di 556 miliardi”. Un dato che corrisponde a 11,1 milioni di sottoscrittori, quasi invariati rispetto agli 11,5 milioni 8 anagrafiche predominanti nella base clienti sono quelle dei Boomers e dei Gen X, pari rispettivamente al 49% e al 21% dei risparmiatori totali, si può osservare come Millenials e Gen Z abbiano comunque aumentato la loro incidenza dal 12% al 15% nel giro di un anno. Una crescita non dissimile da quella dell’investimento medio, con gli under 35 che detengono ancora il 6% delle masse ma vedono l’importo assoluto dei loro impieghi salire: da 18mila a 21mila euro per coloro che sono nati prima del 1995, da 13mila a 18mila per i più piccoli.
Un trend strutturale
Riccardo Morassut, Senior Research Analyst Assogestioni
A cercare di inquadrare più da vicino il fenomeno è stata la recente Fidelity Global Sentiment Survey, un’indagine che ha coinvolto oltre 35mila individui in età lavorativa tra Italia e altri 33 Paesi del mondo. Secondo Rosario Sarcone, che ha analizzato in maniera approfondita lo studio in qualità di head of Sales Italy della società, appare evidente come i giovani italiani coltivino una visione più positiva del futuro in senso lato: “Il 58% dei 20-38enni è ottimista per il breve periodo”, spiega, “e la quota di chi confida anche nella pianificazione a lungo termine tocca il 37%”. Sebbene quindi siano propensi a spendere più di quanto possano permettersi, la ricerca mostra poi come Millenials e GenZ siano comunque stati capaci di risparmiare il 32% in più rispetto alle generazioni senior e abbiano aumentato al 31% i loro contributi pensionistici. Si tratta di risultati che …
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