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Il Pil mondiale salirà del 3,2% nel 2025 e del 3,1% nel 2026, ma le prospettive restano deboli. Piccolo miglioramento per Usa ed Eurozona. Confermati il +0,5% e il +0,8% dell’Italia. Preoccupa Pechino
Gli accordi sui dazi hanno rasserenato lievemente la situazione, ma la crescita globale resta debole e soggetta a pesanti minacce, primi fra tutti le tensioni tra USA e Cina e un potenziale flop della corsa dell’intelligenza artificiale. È questo in estrema sintesi il messaggio del Fondo monetario internazionale che, nel suo World Economic Outlook, ha rivisto lievemente al rialzo le stime di espansione mondiale per il 2025, portandole al 3,2%, e confermato al 3,1% quelle per il 2026. Per quest’anno si tratta di 0,2 punti in più rispetto a quanto ipotizzato a luglio, ma sempre decisamente meno della media pre-pandemica del 3,7%. Piccolo miglioramento per Eurozona e USA, view stabile per l’Italia, mentre sale l’allarme generale per i conti pubblici.
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Meglio Eurozona e USA
Gli economisti dell’FMI hanno ritoccato al rialzo le stime di crescita di Stati Uniti ed Eurolandia per il 2025. Dopo essere cresciuta del 2,8% nel 2024, l’economia americana segnerà un +2,0% quest’anno, 0,1 punti in più rispetto all’outlook di luglio. Nell 2026, per il PIL a stelle e strisce è attesa una crescita del 2,1% (+0,1 punti). L’inflazione dovrebbe aumentare, man mano che l’impatto delle tariffe si farà sentire, mentre i conti pubblici dovrebbero peggiorare ulteriormente, con il rapporto tra deficit e PIL in aumento di 0,5 punti percentuali l’anno prossimo.
Quanto all’Eurozona, il Fondo si aspetta una crescita dell’1,2% quest’anno (+0,2 punti), in accelerazione rispetto al +0,9% del 2024. Per il 2026 la previsione è invece di un +1,1% (-0,1 punti). “Pur rappresentando un miglioramento rispetto ad aprile e luglio, si tratta di una revisione al ribasso cumulativa di 0,4 punti percentuali rispetto al World Economic Outlook di ottobre”, spiegano da Washington. Indicando nella “elevata incertezza su più fronti” e “nell’aumento delle tariffe doganali i principali fattori” del ribasso.
Per l’Italia stime confermate. Vola la Spagna
Per l’Italia, il Fondo conferma la view precedente: per quest’anno il PIL è atteso crescere dello 0,5% e il prossimo dello 0,8%. Il debito pubblico è visto salire al 136,8% a dicembre, in rialzo rispetto al 135,3% del 2024. Nel 2026 arriverà al 138,3%, per poi scendere al 137% nel 2030. Piccoli cambiamenti invece per la crescita di Germania e Francia. La locomotiva tedesca quest’anno farà peggio del nostro Paese, con un anemico +0,2% (+0,1 punti rispetto a luglio), mentre il prossimo metterà a segno un +0,9% (invariato). Per Parigi il 2025 migliora di 0,1 punti a +0,7% e il 2026 peggiora di 0,1 a +0,9%. In miglioramento le stime per il PIL spagnolo che, superando anche le attese dello stesso governo di Madrid, dovrebbe attestarsi rispettivamente al 2,9% e al 2%, quattro e due decimi in più rispetto a luglio.
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Preoccupa la Cina
Cina e India trainano la crescita dei Brics. Dopo il +5% del 2024, l’economia del Dragone crescerà quest’anno del 4,8% e il prossimo del 4,2% (stesse previsioni di luglio). Per New Delhi invece il Fondo ha rivisto al rialzo il PIL 2025 a +6,6% (+0,2) e ridotto di 0,2 punti quelle per il 2026 al 6,2%. Il Brasile è atteso espandersi del 2,4% quest’anno e dell’1,9% il prossimo (rispettivamente +0,1 e -0,2 punti), mentre il Sud Africa segnerà un aumento dell’1,1% e dell’1,2%. Dopo una crescita del 4,3% nel 2024, la Russia si espanderà quest’anno dello 0,6%, ovvero 0,3 punti in meno rispetto alle stime precedenti, per poi segnare un +1,0% il prossimo.
Tuttavia l’organismo con sede a Washington avverte che per Pechino “le prospettive rimangono preoccupanti”. “Il settore immobiliare è ancora instabile a quattro anni dallo scoppio della bolla”, ha spiegato il capo economista Pierre-Olivier Gourinchas. Aggiungendo che “i rischi per la stabilità finanziaria sono elevati e in aumento, con gli investimenti immobiliari che continuano a contrarsi, la domanda di credito rimane debole e l’economia è sull’orlo della trappola debito-deflazione”.
Allarme bolla AI e tensioni USA-Cina
Proprio riguardo a Pechino, Gourinchas ha messo in guardia sul rischio di un’escalation con gli Stati Uniti. Le tensioni commerciali potrebbero infatti avere un impatto negativo sulla crescita mondiale, ha avvertito. Altro pericolo è poi rappresentato dalle “aspettative di crescita eccessivamente ottimistiche sull’intelligenza artificiale”. Un potenziale flop, viene rimarcato, potrebbe infatti risultare grave come lo scoppio della bolla delle dot-com del 2001-2001. “I mercati potrebbero subire un brusco ribasso se l’AI non riuscisse a giustificare le elevate aspettative di profitto”, osserva il Fondo, sottolineando come un simile evento “frenerebbe i consumi, con effetti negativi che potrebbero riverberarsi sul sistema finanziario”. “Le valutazioni elevate nei settori tecnologici e collegati all’AI sono state alimentate dalle aspettative di incrementi di produttività significativi”, si legge nell’Outlook. “Se questi guadagni non si concretizzassero, la conseguente delusione sul fronte degli utili potrebbe portare a una rivalutazione della sostenibilità delle valutazioni basate sull’intelligenza artificiale e a un calo dei prezzi delle azioni tecnologiche, con implicazioni sistemiche”.
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Sui dazi incertezza elevata
L’FMI evidenzia infine come i dazi siano “ben lontani dal tornare ai livelli del 2024”. E rimarca che l’incertezza sulla politica commerciale “resta elevata in assenza di accordi chiari, trasparenti e duraturi tra i partner commerciali, e con l’attenzione che inizia a spostarsi dal livello finale delle tariffe al loro impatto su prezzi, investimenti e consumi”. Non solo. Per gli economisti di Washington ci sono anche “crescenti segnali che gli effetti negativi delle misure protezionistiche stanno iniziando a farsi sentire”. Dire infatti che le aumentate tariffe americane non ha avuto un effetto sull’economia globale è “prematuro” e “scorretto”, viene precisato: prematuro perché il loro livello resta elevato e le tensioni commerciali continuano, scorretto perché ci sono anche altre forze in gioco, quali ad esempio la stretta USA sulle politiche per l’immigrazione.
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