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Nel 2024 profitti su del 21%. Migliora anche la redditività. Ma per BCG e QED Investors siamo ancora all’inizio: il comparto incide per il 3% sui ricavi totali del settore bancario e assicurativo. Quattro le priorità per crescere
L’industria fintech globale ha ingranato la quinta. Dopo la contrazione dei finanziamenti registrata tra il 2022 e il 2023, il 2024 passa infatti in archivio con un aumento dei ricavi del 21%, in ulteriore incremento dopo il +13% messo a segno l’anno prima e con un ritmo quasi triplicato rispetto a quello dei servizi finanziari tradizionali (+6%). È quanto emerge dalla nuova edizione del report annuale di BCG e QED Investors, ‘Fintech’s next chapter: scaled winners and emerging disruptors’, che fotografa un comparto con fondamenta più solide, maggiore disciplina operativa e prospettive di crescita tra le più promettenti degli ultimi anni. Con l’Europa che spicca in particolare per potenziale di espansione.
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Non solo ricavi: aumenta anche la redditività
Per quanto riguarda la redditività, nel 2024 il margine Ebitda medio delle quotate ha toccato il 16% e il 69% delle società ha chiuso l’esercizio in utile. Merito soprattutto di alcune fintech affermate a livello internazionale, con ricavi annui pari o superiori a 500 milioni di dollari, che da sole rappresentano circa il 60% del fatturato complessivo del settore. Nonostante i risultati positivi, il comparto è però ancora all’inizio del proprio percorso e attualmente incide per appena il 3% sui ricavi globali del settore bancario e assicurativo. Un dato che, viene sottolineato nel report, evidenzia quanto spazio di crescita ci sia ancora per mercati, tecnologie e modelli di business.
Ampio margine di crescita per l’Europa
Ad avere un ampio margine di espansione è in particolare l’Europa. Come spiega Ugo Cotroneo, managing director e senior partner di BCG, al momento il Vecchio Continente raccoglie l’8% dei ricavi delle fintech affermate a livello internazionale, contro il 50% degli USA: “Un dato che riflette più le complessità del contesto regolatorio e la frammentazione dei mercati che una mancanza di potenziale”, chiarisce. Inoltre, l’esperto fa notare che, a differenza dei pagamenti, dove la penetrazione dei ricavi fintech raggiunge il 14%, nella maggior parte degli altri servizi è ancora al 2%. “C’è quindi ampio margine di crescita realizzabile per il comparto come nel B2B(2X), nel lending, nel financial infrastructure: puntare su una maggiore armonizzazione normativa e sull’adozione strategica dell’AI può aiutare l’Europa a realizzarne il potenziale”, assicura.
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Se la penetrazione del fintech nel settore bancario e assicurativo europeo si ferma appunto al 2%, contro il 4% del Nord America e il 5% dell’America Latina, non mancano però i segnali positivi. Alcune società dimostrano infatti che è possibile costruire modelli di successo, intercettando la domanda di servizi semplici, digitali e orientati ai giovani consumatori, come nel caso di Revolut, Klarna, Wise, Starling e Monzo.
Le tendenze che stanno riscrivendo le regole
Per gli esperti di BCE e QED Investors, a spingere il nuovo ciclo di crescita non è un unico fattore, ma l’intersezione di più dinamiche che stanno trasformando il comparto. Sul fronte tecnologico, sono soprattutto le fintech emergenti a guidare l’integrazione dell’AI, muovendosi più rapidamente rispetto ai player consolidati, in particolare in materia di sviluppo software. Inoltre, il report individua negli agenti AI (sistemi autonomi in grado di operare con un input umano minimo, analizzare dati, prendere decisioni e interagire con altri strumenti) una delle frontiere più promettenti per l’innovazione del settore. Con applicazioni attese in ambiti come il commercio digitale, le soluzioni SaaS verticali e la gestione delle finanze personali.
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Sul versante capitali, sono ancora 150 le fintech fondate prima del 2016 che, pur avendo i requisiti necessari, non si sono ancora quotate. Emerge dunque un approccio prudente, ma anche una crescente disponibilità a scegliere tempi e condizioni più favorevoli per l’ingresso nei mercati regolamentati. Intanto, si rafforza l’ascesa delle challenger bank: un insieme di 24 istituti con ricavi annui superiori a 500 milioni di dollari, che stanno registrando una crescita dei depositi pari al 37% annuo, con un ritmo superiore di 30 punti percentuali rispetto ale banche tradizionali. E mentre il credito bancario resta sotto pressione, si consolida il ruolo del credito privato come fonte di finanziamento a supporto del lending, ovvero dell’attività di erogazione di prestiti da parte di operatori fintech. Per questo segmento, lo studio stima un’opportunità di mercato pari a 280 miliardi di dollari per i fondi specializzati.
Quattro priorità per scrivere un nuovo capitolo
Lo studio individua quindi quattro priorità che avranno un ruolo determinante nel guidare la prossima fase di crescita del settore. La prima riguarda le fintech: qui le realtà più mature dovranno rafforzare i propri fondamentali, concentrarsi sui mercati di riferimento e integrare l’intelligenza artificiale, mettendola al centro dei propri modelli operativi. Allo stesso tempo, sarà fondamentale anche restare pronti a cogliere le giuste opportunità di acquisizione. Quanto agli investitori, secondo BCG e QED Investors, il capitale dovrebbe indirizzarsi verso ambiti ancora poco coperti, come le infrastrutture finanziarie, e verso aree geografiche con alto potenziale di crescita, tra cui Medio Oriente, Africa, America Latina e l’Asia-Pacifico. Occorre poi anche promuovere un’adozione più rapida dell’AI e sostenere modelli di crescita disciplinata.
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Passando ai regolatori, emerge invece la necessità di un quadro normativo più chiaro, rapido e armonizzato a livello internazionale. Senza una regolamentazione agile su AI e asset digitali, viene sottolineato nel report, l’innovazione rischia infatti di rallentare. I governi hanno inoltre l’opportunità di accelerare la trasformazione attraverso lo sviluppo di infrastrutture digitali pubbliche. Infine, le banche. Per gli esperti, gli istituti dovrebbero valutare partnership strategiche con le fintech, soprattutto nei settori in cui le sinergie sono evidenti, come quello delle infrastrutture finanziarie. Allo stesso tempo, dovranno adottare l’AI con una visione strategica e apertura alla sperimentazione. Stesso discorso per gli asset digitali, verso i quali serve una direzione chiara e lungimirante.
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