FocusRisparmio intervista Luca Mainò, founder di Consultique SCF, organizzatore dell’evento. “Porteremo sul palco la consulenza finanziaria trasparente, indipendente e verificabile nei risultati”, afferma
Luca Mainò, founder di Consultique SCF
“Quest’anno metteremo al centro libertà, indipendenza e pensiero critico. Avremo, tra gli altri, Giuseppe Cruciani, Nicola Rossi, Massimiliano Allievi, Carlo Pelanda, insieme a numerosi esponenti di primo piano di società di asset management e di emittenti di ETF e ai board delle associazioni di categoria”. È ormai tutto pronto per il FeeOnly Summit di Verona del 16 e 17 settembre e FocusRisparmio ha raggiunto Luca Mainò, founder di Consultique SCF, società di consulenza finanziaria indipendente che dal 2011 organizza l’evento, per conoscere in anteprima appuntamenti e temi che animeranno i due giorni.
Siamo giunti alla 13ª edizione. Quali sono e, più in generale, cosa vi aspettate dall’appuntamento ormai alle porte?
Sono moltissime le iscrizioni che ogni giorno registriamo sul sito www.feeonlysummit.com. Ci aspettiamo circa 2.000 partecipanti in presenza: il Fee-Only Summit è diventato un punto di riferimento per chi si occupa di consulenza e pianificazione. È un’occasione unica per confrontarsi su modelli di servizio, trasparenza dei costi, innovazione di processo e nuove competenze.
Il programma alterna keynote ispirazionali, tavole rotonde operative e workshop con casi pratici, per trasferire strumenti immediatamente utilizzabili. Accanto alle sessioni plenarie, daremo spazio a momenti dedicati a pianificazione, mercati, tecnologia e educazione finanziaria, oltre a networking strutturato e un’area partner per incontrare i principali operatori. L’obiettivo è far uscire i partecipanti con idee chiare e buone pratiche da applicare il giorno dopo con i propri clienti.
Quali sono gli elementi caratterizzanti dell’attuale fase di sviluppo della consulenza indipendente, tra evoluzione del settore e quadro regolamentare?
La traiettoria regolamentare è chiara: più trasparenza e meno conflitti di interesse. È una direzione perfettamente coerente con il modello che promuoviamo da oltre vent’anni. Il mercato si sta orientando verso la parcella: non solo i consulenti indipendenti e le SCF, ma anche banche e reti stanno separando sempre più nettamente la consulenza dalla distribuzione di prodotti. Questo amplia il mercato e accelera la maturazione della domanda: i clienti iniziano ad abituarsi a pagare un servizio di consulenza per il suo valore. Il nostro approccio ‘fully independent’ ha fatto da apripista: indipendenza soggettiva, pianificazione olistica, architettura aperta, costi chiari, rendicontazione del valore nel tempo e controllo rigoroso dei rischi. La sfida ora è scalare qualità e fiducia: ottimizzare i processi, integrare tecnologia (anche AI con presìdi di governance), rafforzare compliance e cybersecurity e proseguire nella formazione continua. In prospettiva, vediamo consolidarsi modelli fee-for-service (dove si paga il lavoro professionale e non una % del patrimonio), parcelle modulari (con menu di servizi con prezzi chiari e componibili in base alle esigenze) e una maggiore accountability sugli esiti per il cliente (misurando e rendicontando i benefici concreti dei servizi erogati).
I contenuti finanziari sui social raggiungono ormai un pubblico vastissimo. Come valutate questo fenomeno? Quali rischi e opportunità?
I social hanno democratizzato l’accesso a temi prima percepiti come tecnici: è positivo, soprattutto per i più giovani. Ma la disintermediazione porta rischi evidenti: competenze talvolta improvvisate, messaggi sensazionalistici, conflitti non dichiarati e assenza di adeguata contestualizzazione di rischi, orizzonte e costi. Serve una cultura della qualità: autorevolezza delle fonti, tracciabilità degli interessi, verifica dei dati. In questa direzione vanno anche le iniziative europee e delle autorità nazionali che richiedono maggiore responsabilità a chi ingaggia influencer e piena disclosure dei rapporti economici. Le opportunità, se ben governate, sono rilevanti: alfabetizzazione finanziaria diffusa, community informate e la possibilità per i professionisti seri di mostrare metodo e valore con contenuti educational. Al pubblico suggerisco una semplice checklist: chi parla? con quali incentivi? su quali dati? quali rischi e costi? Diffidare di promesse di guadagni rapidi e senza rischio resta la regola d’oro. Ai professionisti chiediamo trasparenza, misurabilità e responsabilità in ogni messaggio.
Al FeeOnly Summit 2025 darete ampia visibilità alla certificazione CFP. Come sta andando la diffusione in Italia?
La CFP® è lo standard internazionale per chi fa pianificazione finanziaria personale. In Italia la curva è in forte crescita e oltre le aspettative: abbiamo superato la soglia dei 100 professionisti certificati in tempi rapidi, nonostante un percorso selettivo e rigoroso. FPSB Italia è il riferimento nazionale dell’organizzazione globale Financial Planning Standards Board, che conta oltre 230.000 certificati nel mondo e circa 10.000 in Europa. Il dato più interessante è lato domanda: sempre più investitori ci contattano chiedendo esplicitamente un CFP®, segno di una maggiore consapevolezza su competenze, etica e processo. Stiamo lavorando per ampliare l’offerta formativa, le collaborazioni accademiche e i percorsi di mentorship e tirocinio, così da facilitare l’ingresso dei giovani e l’aggiornamento dei professionisti. La certificazione non è un “bollino”, ma un impegno continuo a standard elevati, aggiornamento e tutela del cliente; è un investimento che si traduce in qualità del servizio, fiducia e risultati sostenibili nel tempo.
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