Il taglio è arrivato. E per gli asset manager arriveranno anche gli altri due. Ma non è il caso di farsi prendere dall’entusiasmo: meglio muoversi con attenzione e selettività. Ecco perché
La Federal Reserve ha cambiato passo. Complici le preoccupazioni per l’occupazione, che hanno superato quelle sull’inflazione, la banca centrale americana ha infatti tagliato i tassi per la prima volta da dicembre 2024 e aperto la porta ad altre due sforbiciate entro fine anno. Secondo i gestori si tratta di una buona notizia per i mercati, da maneggiare però con cautela. Il contesto è infatti complesso e il percorso futuro della politica monetaria resta appeso ai dati: meglio quindi muoversi con attenzione e selettività.
Tiffany Wilding, north american economist di Pimco
Secondo Tiffany Wilding e Allison Boxer, economiste di Pimco, le decisioni della Fed sono state ampiamente in linea con le aspettative. Un’analisi che spiega perchè la reazione dei mercati sia stata inizialmente contenuta, salvo poi vedere i Treasury a scadenza media sono aumentare solo in un secondo momento e chiudere la giornata in rialzo”. Le due esperte sottolineano come siano stati i rischi del mercato del lavoro a determinare la revisione delle dichiarazioni e delle previsioni. E come il presidente Jerome Powell abbia avuto un tono misurato. A loro parere, la decisione di tagliare riflette lo sforzo dell’istituto di bilanciare il sostegno alla crescita e all’occupazione con l’imperativo di mantenere la credibilità sull’inflazione. Guardando al futuro, la questione chiave sarà quindi se i guadagni di produttività derivanti dall’AI e dall’automazione potranno compensare gli shock dell’offerta di manodopera e riaccelerare la crescita economica. “Un approccio che preveda un graduale spostamento dei tassi verso la neutralità è una strategia di gestione del rischio ragionevole in questo contesto complesso”, assicurano.
Altri due tagli
Simon Dangoor, head of fixed income macro strategies di Goldman Sachs Asset Management
Simon Dangoor, responsabile della divisione Fixed Income macro strategies di Goldman Sachs Asset Management, prevede che le due sforbiciate preventivate per quest’anno ci saranno. “La maggioranza del Fomc punta ora a due ulteriori tagli entro dicembre”, fa notare, “fattore che evidenzia come l’ala più accomodante del comitato abbia assunto un ruolo prevalente”. A suo avviso, quindi, solo un forte rialzo inatteso dell’inflazione o un’improvvisa ripresa del mercato del lavoro potrebbe spingere l’istituto centrale a deviare dall’attuale percorso di allentamento.
Daniel Siluk, head of global short duration & liquidity di Janus Henderson
Più cauto Dan Siluk, portfolio manager di Janus Henderson Investors, secondo cui la vera variabile da attenzionare sono le variazioni del Sep: dall’incremento dell’inflazione all’aumento del Pil fino alla diminuzione della disoccupazione. Si tratta infatti di fattori che possono sollevare interrogativi sulla coerenza interna del percorso politico della Fed tra gli investitori. “I mercati potrebbero accogliere con favore l’orientamento all’allentamento”, mette in guardia, “ma il messaggio rimane sfumato e lontano da un cambiamento completo”.
Domina l’incertezza
Feargal Deery, senior fixed income portfolio manager di Fineco AM, punta l’attenzione sul neo governatore trumpiano appena nominato alla Fed: Stephen Miran. “Se succedesse a Powell nel febbraio 2026 e venisse accolta la sua (presunta) proposta di un tasso del 2,875% sui federal funds, avverte, “i mercati potrebbero dover ricalibrare le aspettative in vista di un Fomc decisamente più accomodante e indirizzato sull’effettuare tre tagli rispetto al livello attuale”. Per Deery, la dispersione delle previsioni (i cosiddetti dots) non può dunque che essere particolarmente significativa: la previsione per il tasso sui federal funds nel 2027 varia di 150 punti base, equivalenti a dieci diversi passi di politica monetaria. “La parola incertezza riassume il quadro”, rimarca.
Robert Lind, economista di Capital Group, non ha invece dubbi sugli investitori: “Questo è un tempo di allerta ed è il momento di navigare in modo molto selettivo e attento”, afferma. Piedi di piombo anche per il collega John Lamb, equity investment director della società, secondo cui un eventuale taglio Fed non è comunque una garanzia di guadagni per il mercato. “Con il rally dei titoli azionari globali e l’espansione della leadership di mercato oltre il settore tecnologico statunitense verso Europa, Giappone ed Emergenti, è fondamentale evitare un posizionamento binario”, raccomanda. Precisando che l’ampliamento si sta verificando anche a livello settoriale. A suo parere, quindi, “concentrarsi sui fondamentali a lungo termine, sulla crescita diversificata degli utili e su una selezione disciplinata dei titoli è fondamentale per navigare nella volatilità in corso e cogliere le opportunità in tutti i settori e in tutte le regioni”.
Sulla stessa lunghezza d’oda Carlos de Sousa, portfolio manager di Vontobel. “I mercati hanno adottato una prospettiva ottimistica”, commenta, “registrando un significativo rialzo in previsione della ripresa dei tagli”. Per l’esperto, per ora sembra che i vantaggi di tassi di sconto più bassi per le azioni e di costi di finanziamento ridotti superino i rischi crescenti di un rallentamento economico più pronunciato o addirittura di una recessione negli Stati Uniti. Meglio però essere cauti: “Continuiamo a cavalcare il rialzo dei mercati obbligazionari per il momento”, chiarisce, “ma procediamo con maggiore attenzione rispetto a qualche mese fa a causa dei maggiori rischi e del potenziale ridotto di rialzi”.
Ray Sharma-Ong, responsabile multi-asset investment solutions Southeast Asia di Aberdeen Investments
Altro oggetto di interesse per i gestori è il dollaro. Secondo Ray Sharma-Ong, deputy global head of multi-asset solutions di Aberdeen Investment, dovrebbe mostrare resilienza nel breve termine. “Le posizioni erano eccessivamente ribassiste alla vigilia della riunione del Fomc e l’enfasi di Powell sul fatto che ‘non esistono percorsi privi di rischi riduce la probabilità di tagli aggressivi e anticipati nel 2026” evidenzia. Tutto questo, a suo parere, limita i rischi al ribasso per il dollaro e fa prevedere anche un rallentamento della corsa dell’oro nello stesso periodo. Sul fronte dei tassi, Sharma-Ong si aspetta un irripidimento della curva dei Treasury Usa, con i titoli a lunga scadenza destinati a sottoperformare quelli a breve. “Un allentamento della Fed per ragioni di gestione del rischio è coerente con il sostegno a crescita e inflazione fino al 2026, mantenendo elevati i rendimenti di lungo termine”, conclude.
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