Nonostante nessuno preveda un taglio, l’attenzione dei mercati è altissima. Tante le questioni sul tavolo: dalle pressioni di Trump alle divisioni nel Fomc. Per i gestori, niente allentamento prima dell’autunno
Nonostante nessuno si aspetti un taglio dei tassi, l’ultima riunione della Federal Reserve prima della pausa estiva sarà una delle più osservate dell’anno. Tra i recenti accordi sui dazi siglati dagli Stati Uniti, gli attacchi continui di Donald Trump al presidente Jerome Powell e le profonde divisioni interne al Fomc, l’obiettivo dei mercati è capire quale direzione potrà prendere la politica monetaria in autunno. Stando ai dati del Cme FedWatch Tool, i trader calcolano al 97% la probabilità che la banca centrale americana mercoledì scelga di rimanere in pausa per il quinto meeting consecutivo mentre le chance di un taglio a settembre si attestano quasi al 62%. Tuttavia, per i gestori, la strada potrebbe complicarsi e c’è chi non esclude tassi invariati fino a dicembre.
Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia
“Il Fomc si prepara a uno dei meeting più delicati e potenzialmente polemici dell’anno”, afferma Filippo Diodovich di IG Italia, secondo cui i riflettori saranno puntati soprattutto sul livello di consenso interno alla Fed e sulle indicazioni prospettiche che emergeranno. “Almeno due membri del Board of Governors potrebbero votare contro il mantenimento dei tassi sui livelli correnti ed esprimere dissenso formale a favore di un taglio immediato”, spiega il senior market strategist di IG Italia, riferendosi in particolare a Michelle Bowman e Christopher Waller. Si tratterebbe di un evento eccezionale: “I dissensi nel board sono molto rari ma due voti contrari da parte di governatori (non presidenti regionali) sarebbero un segnale chiaro di tensioni interne”, precisa infatti Diodovich. Nonostante questo, a suo parere, Powell resta intenzionato a mantenere la rotta della prudenza. “Riteniamo più probabile che la Fed possa aspettare fino al meeting di dicembre per iniziare nuovamente un ciclo di allentamento”, sostiene, dal momento che l’incertezza degli economisti sull’impatto dei nuovi dazi a livello di inflazione rende particolarmente difficile valutare il sentiero dell’inflazione.
Erik Weisman, chief economist e portfolio manager di MFS Investment Management
Dello stesso parere Erik Weisman, chief economist e portfolio manager di Mfs Investment Management, per il quale la conferenza stampa potrebbe rivelarsi un “evento televisivo da non perdere”. Secondo l’esperto, il presidente dovrà infatti rispondere a una serie di domande particolarmente calde: sul suo mandato, sull’indipendenza della Fed, sui governatori contrari alla linea della cautela e sulle prospettive di crescita e inflazione. “Una settimana prima della riunione del Fomc il mercato stimava al 65% la possibilità di un taglio subito dopo la pausa estiva e questa probabilità si stabilizzerà su un valore più vicino allo 0% o al 100% man mano che ci avvicineremo al 17 settembre”, assicura.
Paolo Zanghieri, senior economist di Generali Investments
Secondo Paolo Zanghieri, senior economist di Generali Investments, mercoledì potrebbe emergere un cambiamento nel tono della Fed riguardo alle condizioni del mercato del lavoro mentre l’inflazione resta la preoccupazione centrale. Il Comitato potrebbe inoltre apportare lievi modifiche alla sua dichiarazione, aggiornando il linguaggio sull’incertezza economica. “Sebbene la maggiore chiarezza fiscale e gli sviluppi commerciali abbiano ridotto alcuni rischi”, fa notare, “le minacce tariffarie in corso mantengono l’incertezza come fattore rilevante. Per l’esperto, l’istituto centrale resterà quindi dipendente dai dati e prudente. “Il nostro scenario di base prevede un taglio dei tassi a settembre ma il percorso futuro dipenderà dall’andamento dell’inflazione, dalla dinamica del mercato del lavoro e dagli sviluppi economici globali”, avverte, raccomandando agli investitori di “prepararsi a una volatilità continua e monitorare attentamente i dati in arrivo”.
Più probabile un taglio in ottobre
Blerina Uruçi, Chief U.S. Economist, Fixed Income di T. Rowe Price
Anche per Blerina Uruçi, chief U.S. economist di T. Rowe Price, l’aspetto più interessante di questo meeting sarà un potenziale dissenso da parte di Waller e Bowman. “Ciò dovrebbe essere interpretato come un segnale accomodante dal mercato e alimentare ulteriormente le speculazioni secondo cui i tassi di interesse dovrebbero scendere più rapidamente”, osserva, sottolineano che il processo dovrebbe essere accelerato dalla nomina di altri membri del del Consiglio dei governatori da parte di Trump. Per l’esperta, comunque, i dati indicano un leggero aumento dell’inflazione per un periodo più lungo ma non sufficiente a spingere i falchi verso un brusco cambiamento di rotta mercoledì. Guardando al resto dell’anno, a suo parere è difficile ignorare l’accelerazione dei prezzi. E una sforbiciata prematura in un momento in cui le prospettive di carovita sono finalmente equilibrate non sarebbe giudicata con leggerezza dalla storia. “Penso che Powell cercherà di indirizzare il comitato verso il mantenimento del prossimo taglio il più a lungo possibile”, afferma. A suo parere, quindi, una riduzione in ottobre è più probabile che in settembre. Ma precisa: “Questa visione si rivelerebbe errata se il mercato del lavoro subisse un crollo nei prossimi due rapporti e le revisioni dei benchmark in agosto fossero ancora peggiori del previsto”.
Per Martin Van Vliet, global macro strategist di Robeco, l’istituto centrale si trova ancora di fronte a un doppio problema. “Nei prossimi mesi l’inflazione indotta dai dazi continuerà ad aumentare e ci aspettiamo anche non solo una crescita più debole dell’occupazione ma anche revisioni al ribasso dei dati di riferimento relativi al periodo precedente”, spiega. Evidenziando come a questo si sommino le pressioni di Trump per una riduzione del costo del denaro decisa e immediata. “Il nostro scenario di base prevede una ripresa del ciclo di allentamento entro settembre”, afferma, “con un taglio complessivo di 100 punti base entro la primavera del 2026”. Poi precisa però come, data la possibilità che la debolezza del mercato occupazione si manifesti più tardi del previsto, il rischio per questa visione di base sia orientato verso un inizio più tardivo delle riduzioni. “C’è un 20% di probabilità che si realizzi quanto previsto da sette dei 19 membri del Fomc e la Fed mantenga i tassi di interesse attuali fino al prossimo anno in risposta all’aumento delle aspettative di inflazione indotto dai dazi”, ha concluso.
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