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Secondo gli asset manager, finché Powell resterà al timone non ci saranno tagli. Attese due o tre riduzioni nel secondo semestre. Occhi sul successore e sulle Midterm
Niente tagli fino a giugno. È questa la tesi dominante tra i gestori all’indomani di un meeting della Federal Reserve che ha riservato poche sorprese, ma che ha evidenziato un maggiore ottimismo su economia e mercato del lavoro. Il Fomc ha infatti lasciato invariati i tassi di interesse, come atteso, parlando di un andamento “robusto” dell’attività economica, di una disoccupazione relativamente bassa e di un’inflazione ancora “elevata”. Un quadro, insomma, che non richiede ulteriori stimoli alla crescita ma che impone cautela sui prezzi, con buona pace di Donald Trump. Per gli analisti è quindi diventata praticamente una certezza, a meno di dati che smentiscano l’attuale fotografia, che la banca centrale Usa non taglierà il costo del denaro finché il timone l’avrà Jerome Powell, il cui mandato scade il prossimo 15 maggio.
Una pausa prolungata
“La Fed è probabilmente destinata a una pausa prolungata, poiché la solidità dei dati sull’attività economica e i segnali di stabilizzazione del mercato del lavoro indicano una scarsa necessità di ulteriori interventi precauzionali”, commenta Kay Haigh, global co-head of fixed income and liquidity solutions di Goldman Sachs Asset Management. A suo parere, l’allentamento della politica monetaria riprenderà più avanti nel corso dell’anno, quando una moderazione dell’inflazione “consentirà due ulteriori tagli di ‘normalizzazione’, riportando i tassi verso i livelli che i membri neutri del Fomc considerano neutrali”.
Dello stesso parere Tiffany Wilding, economista di Pimco, secondo cui la Fed ritiene che la politica sia sufficientemente restrittiva da raffreddare l’inflazione e sufficientemente flessibile da assorbire gli shock, mentre i funzionari attendono una conferma più chiara prima di procedere a un ulteriore allentamento. “Con le pressioni inflazionistiche in generale in calo, grazie all’aumento della produttività, al venir meno degli effetti dei dazi e alla diminuzione dei costi delle abitazioni, la banca centrale dovrebbe mantenere i tassi invariati per ora e riprendere i tagli più avanti quest’anno”, afferma. Precisando che se la crescita dovesse indebolirsi in modo significativo o l’inflazione dovesse riaccendersi, “la prossima fase della politica monetaria dovrebbe essere caratterizzata da un allentamento graduale e misurato anziché da un rapido cambiamento di rotta”.
La reazione dei mercati
Per Paolo Zanghieri, senior economist di Generali Asset Management, nel complesso la riunione è stata piuttosto priva di eventi rilevanti e ha quindi lasciato i mercati piuttosto indifferenti, con i rendimenti dei Treasury e l’S&P rimasti sostanzialmente stabili durante la conferenza stampa. “Rivediamo al rialzo al 2,5% la nostra previsione di crescita degli Stati Uniti per quest’anno”, afferma l’esperto, sottolineando che gli investimenti non residenziali svolgeranno un ruolo guida, poiché i capitali destinati a settori non legati all’IA recupereranno terreno grazie ai tagli fiscali. “L’incertezza legata alla politica rimane una fonte di rischio al ribasso e il contributo derivante dall’allentamento delle condizioni finanziarie sarà marginale, dato che i tassi di lungo periodo restano elevati”, rimarca.
Anche Mark Haefele, chief investment officer di Ubs Global Wealth Management, fa notare come l’S&P 500 sia rimasto vicino ai massimi storici mercoledì, dopo la notizia dei tassi invariati. A suo parere, si conferma quindi l’idea che i titoli statunitensi possano continuare a salire, sostenuti da un contesto macro favorevole, mentre i fondamentali dei settori tecnologico e sanitario continuano a supportare la preferenza per queste aree. “La politica della Fed dovrebbe contribuire a mantenere il contesto macro positivo, mentre le evidenze di monetizzazione dell’intelligenza artificiale potrebbero rafforzare la fiducia degli investitori nella prospettiva di crescita strutturale”, evidenzia. Il settore sanitario resta tra quelli preferiti dall’esperto, nonostante l’incertezza a breve termine sulla redditività delle compagnie assicurative. “Ci si attende che i titoli statunitensi rimangano sostenuti, con una previsione che porta l’S&P 500 a raggiungere 7.700 punti entro fine anno, con guadagni diffusi tra i settori”, afferma. Haefele vede opportunità nei comparti tech, sanitario, finanziario, utility e dei beni di consumo discrezionali.
Il dopo-Powell
Max Stainton, senior global macro strategist di Fidelity International, si aspetta l’avvio di un nuovo ciclo di allentamento una volta nominato un nuovo presidente, con tre tagli nella seconda metà dell’anno, quasi due in più rispetto a quanto attualmente scontato dal mercato. “Questo rinnovato ciclo di allentamento dovrebbe essere più orientato al futuro, ponendo particolare enfasi su ipotesi di forte crescita della produttività”, sostiene. Aggiungendo come questa funzione di reazione, che attribuirà minore peso ai dati di breve termine, probabilmente farà salire i rischi di inflazione al rialzo nella seconda metà dell’anno, mentre l’amministrazione Trump tenterà di far girare l’economia ‘a pieno regime’ attraverso ulteriori stimoli fiscali in vista delle elezioni di medio termine. Secondo Stainton, questo orientamento di politica economica è altamente probabile che si realizzi indipendentemente da chi sarà il prossimo numero uno. Tuttavia, precisa, “la nomina sarà più determinante nel definire fino a che punto il bilancio della Fed tornerà a essere uno strumento attivo di politica monetaria”.
Per Valentin Bissat, chief economist & senior strategist di Mirabaud Asset Management, se ad aprile il presidente Usa dovesse nominare un suo fedelissimo, i mercati potrebbero temere un approccio più permissivo sull’inflazione e richiedere un premio al rischio più elevato, innescando così un rialzo dei tassi a lungo termine. Inoltre, specifica l’esperto, “il ‘One Big Beautiful Bill Act’ ha introdotto sgravi fiscali e, con l’avvicinarsi delle elezioni di metà mandato, Trump ha bisogno di un’economia forte, obiettivo che tassi di interesse elevati non aiutano a raggiungere”. Bissat fa anche notare che l’amministrazione americana dovrà affrontare pure il cosiddetto problema della affordability, il che potrebbe tradursi in interventi a sostegno del mercato immobiliare e dei consumi. “La solida performance dei mercati ha già incrementato la ricchezza delle famiglie e prevediamo che questa tendenza proseguirà per tutto l’anno”, conclude.
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