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A gennaio l’economia Usa ha sorpreso creando 130mila nuovi posti, il doppio di quelli attesi. Disoccupazione giù al 4,3% e salari su. Secondo i gestori, per una sforbiciata bisognerà aspettare Warsh
Il mercato del lavoro americano gode di buona salute e lascia l’inflazione da sola al centro dell’attenzione della Federal Reserve, allontanando un taglio dei tassi d’interesse. A gennaio, infatti, l’economia a stelle e strisce ha sorpreso in positivo creando 130mila nuovi posti di lavoro, il doppio dei 65mila attesi dagli analisti e il top da dicembre 2024. Anche il tasso di disoccupazione si è rivelato migliore del previsto, scendendo dal 4,4% al 4,3%, contro il consensus che lo vedeva invariato. Per la maggior parte dei gestori, scema dunque anche l’ultima speranza che Jerome Powell possa abbassare il costo del denaro prima della fine del suo mandato e diventa sempre più probabile che bisognerà aspettare almeno fino a luglio, cioè quando a capo dell’istituto centrale ci sarà il nuovo presidente Kevin Warsh. Una previsione confermata dal Cme FedWatch, secondo cui le probabilità che il Fomc mantenga i tassi invariati a marzo, aprile e giugno sono balzate rispettivamente al 94%, al 78% e al 41%.
Mercato del lavoro Usa in salute
Secondo il Bureau of labor statistics del Dipartimento del lavoro Usa, sempre tra i non-farm payrolls, a novembre erano state create 41mila nuove buste paga, dalle 56mila precedentemente stimate, e a dicembre 48mila (da 50mila). I salari orari medi, un buon indicatore dello stato di salute del mercato del lavoro, a gennaio sono cresciuti di 15 centesimi, lo 0,41%, a 37,17 dollari, mentre la settimana media lavorativa è aumentata di 0,1 a 34,3 ore. Infine, la partecipazione della forza lavoro è stata pari al 62,5%, attestandosi a soli 0,9 punti percentuali di distanza dai livelli pre pandemia di febbraio 2020. La crescita si è poi rivelata migliore delle attese anche nel settore privato, dove sono state create 172mila buste paga, contro la previsione di 70mila e dopo le 64mila di dicembre. Parte del buon risultato registrato a gennaio, e pubblicato in ritardo a causa dei tre giorni di shutdown, è dovuto al fatto che settori sensibili alla stagionalità, come il commercio al dettaglio e quello delle consegne, lo scorso anno hanno assunto meno lavoratori durante le festività, ritrovandosi quindi a dover licenziare meno persone, con un conseguente aumento degli stipendi.
Prossimo taglio a luglio
“È evidente che un mercato del lavoro in condizioni migliori del previsto riduce la probabilità che la Fed torni a tagliare: aumentano quindi le chance che, almeno fino a giugno, i tassi restino invariati”, commenta Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia. A suo parere, solo con l’eventuale arrivo di Warsh, e quindi da luglio in poi, si potrà assistere a una sforbiciata. “Va inoltre considerato che molto dipenderà dall’inflazione”, avverte. Secondo Warsh, infatti, nei prossimi mesi potremmo assistere a pressioni disinflazionistiche legate allo sviluppo e all’integrazione dell’intelligenza artificiale da parte delle aziende statunitensi. “Una forte disinflazione e un mercato del lavoro debole potrebbero portare a tre o quattro tagli entro fine anno. Noi manteniamo le nostre attese su due riduzioni”, chiarisce Diodovich, facendo notare come la reazione dei mercati finanziari sia stata immediata con il rafforzamento del dollaro.
Sulla stessa lunghezza d’onda Christian Scherrmann, chief U.S. economist di Dws. “Nel complesso, il report suggerisce che il mercato del lavoro rimane attualmente in una posizione solida, prossima alla piena occupazione, sebbene persistano criticità legate alla qualità dei dati”, spiega. E rimarca che, per l’istituto centrale, “il quadro emerso rafforza l’orientamento a mantenere invariata la politica monetaria, verosimilmente fino a quando l’inflazione non avrà completamente assorbito gli effetti dei dazi, dinamica attesa intorno alla metà del 2026”.
Confermata la visione di Powel
Brad Smith, portfolio manager dei team US fixed income e corporate credit di Janus Henderson, fa notare come il rapporto confermi la visione di Powell e della Fed. “Questo dato indica che il temuto indebolimento del mercato del lavoro non si sta concretizzando e che la forte crescita economica trainata dalla produttività che stiamo vivendo non sta avvenendo a scapito dell’occupazione”, analizza. Aggiungendo che, vista la posizione attendista e basata sui dati dell’istituto centrale, questo fattore farà sicuramente pendere la bilancia verso il mantenimento dei tassi il mese prossimo. Detto questo, precisa, “venerdì sarà pubblicato il dato sull’inflazione e prima della riunione del Comitato ci sarà un altro rapporto sull’occupazione, il che lascia una certa dipendenza dai dati per l’esito finale”. Quanto ai portafogli, nonostante gli spread ridotti e i multipli elevati, per Smith “il contesto è favorevole per gli asset rischiosi”.
Tre tagli a partire da aprile
Di parere diverso Jeffrey Cleveland, chief economist di Payden & Rygel, secondo cui se i dati del Bls a prima vista sono incoraggianti, l’analisi complessiva è meno rassicurante. Soprattutto se si considerano le significative revisioni al ribasso dei mesi precedenti. “La crescita dell’occupazione per il 2025, nel suo insieme, è stata rivista a soli 181mila posti di lavoro per l’intero anno, equivalenti a circa 15mila unità in più al mese: un ritmo decisamente contenuto”, evidenzia. A suo parere, anche il dato di gennaio invita alla cautela, visto che la crescita è stata quasi interamente trainata da un unico comparto, quello della sanità e dell’istruzione. “Questa concentrazione suggerisce che un rimbalzo diffuso e sostenuto dell’occupazione non sia imminente: come ha osservato il governatore della Fed Christopher Waller, si tratta sostanzialmente di una crescita occupazionale ‘zero’”, avverte. Per l’esperto, insomma, non ci sono segnali positivi né per l’andamento futuro del tasso di disoccupazione né per la tenuta dei consumi. In attesa del rapporto sull’occupazione di febbraio, Cleveland conferma dunque la sua previsione: “L’inflazione tenderà a moderarsi nel 2026 e il mercato del lavoro rimarrà debole, aprendo la strada a tre tagli dei tassi nel corso dell’anno, a partire dal secondo trimestre”.
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