Per gli operatori, il Fomc di mercoledì non toccherà i tassi. Si prevede una strategia attendista per capire direzioni di inflazione ed economia. E i toni saranno hawkish
Jerome Powell, presidente della Fed
Come hanno dimostrato la Banca del Canada e quella australiana solo qualche giorno fa, i colpi di scena sono sempre possibili. Anche per questo la settimana delle banche centrali si apre con l’attenzione dei mercati ai massimi livelli. La prima a pronunciarsi sarà la Federal Reserve americana, dalla quale mercoledì ci si attende una pausa dopo dieci rialzi consecutivi dei tassi in quattordici mesi. Ma nulla è scontato, vista l’inflazione persistente e alcune dichiarazioni dei membri del Fomc. Ecco perchè investitori guardano soprattutto alle parole che il presidente Jerome Powell pronuncerà al termine della due giorni di riunione per capire cosa accadrà da luglio in avanti. Il timore è infatti che il picco non sia ancora stato raggiunto e che non si tratti di uno stop della stretta monetaria, ma di una strategia wait and see.
“Nella riunione di maggio la Fed ha accennato al completamento del rialzo dei tassi d’interesse. Tuttavia, nelle ultime settimane l’inflazione si è dimostrata più vischiosa del previsto mentre la domanda interna rimane piuttosto forte”, fa notare Paolo Zanghieri, senior economist di Generali Investments, che sottolinea come le condizioni dei prestiti si stiano già inasprendo. Per questo, l’esperto si aspetta che Powell indichi se ritiene necessari tassi ancora più stringenti o se pensa che il credit crunchne sia un sostituto. “Non ci aspettiamo un rialzo nella riunione di mercoledì ma almeno un forte pronunciamento, avvertendo che tassi più alti potrebbero essere previsti già dalla riunione di luglio”, afferma.
Kevin Thozet, membro del Comitato Investimenti di Carmignac
Vede una pausa anche Kevin Thozet, membro del Comitato Investimenti di Carmignac, per il quale la banca centrale Usa ha raggiunto l’obiettivo che si era prefissata, portando i tassi di interesse al livello previsto e dissipando le aspettative di un taglio per il resto dell’anno. “Ma questo non significa che il lavoro dei policymaker sia finito”, avverte, pronosticando che il Fomc adotterà un approccio attendista. “Molti prevedono un ulteriore rialzo dei tassi nella riunione di luglio. È una possibilità concreta ma Jerome Powell deve guadagnare tempo. Le tensioni sulle banche regionali si sono attenuate e le considerazioni di tipo macroeconomico hanno ricominciato a guidare la politica monetaria. È nell’interesse della Fed aspettare e vedere se i servizi seguiranno il rallentamento del manifatturiero, se il recente rimbalzo del settore immobiliare sarà confermato e, soprattutto, se il mercato del lavoro alla fine mostrerà segni di affaticamento”, chiarisce.
Ecco perché, a suo dire, i toni di mercoledì dovrebbero essere hawkish: è infatti necessario evitare di dare l’idea che il lavoro sia concluso quando l’inflazione sottostante non è ancora scesa al di sotto del 5%. “Il ritmo a cui i tassi di policy vengono alzati sta rallentando o si sta arrestando ma ciò non significa che il ciclo di rialzi sia terminato. Le banche centrali dipendono dai dati economici, quindi dobbiamo prepararci a diversi scenari”, mette in guardia Thozet.
François Rimeu, senior strategist di La Française Am
E un dato molto importante arriverà proprio martedì, a meeting iniziato: il rapporto Cpi di giugno. Per questo anche François Rimeu, senior strategist La Française Am, si aspetta un Fomc in modalità wait and see a meno di una sorpresa positiva sull’inflazione. “Nonostante questa pausa, il presidente Powell dovrebbe segnalare che i tassi di policy della Fed potrebbero non essere sufficientemente restrittivi, data la natura persistente dell’inflazione e la tenuta del mercato del lavoro statunitense. Riteniamo che questo comitato possa spingere i tassi di interesse statunitensi a un moderato rialzo”, conclude.
Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia
Più netto il giudizio di Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia. Secondo lui, infatti, il prossimo meeting potrebbe produrre la pausa prospettata dal numero uno dell’istituto centrale per monitorare gli effetti delle politiche monetarie restrittive ma poi il rischio è che ci sia una nuova stretta. “Riteniamo molto probabile che nel mese di luglio la Fed possa tornare a rialzare i tassi in caso le pressioni inflazionistiche non dovessero continuare a scendere”, ha detto l’esperto. Che aggiunto: “Escludiamo che nel corso del 2023 Powell possa decidere di tagliare il costo del denaro. I tassi di interesse rimarranno al di sopra del 5% almeno fino al primo semestre 2024”.
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