La solidità del mercato del lavoro USA rafforza l’approccio cauto della banca centrale. A dicembre creati 256.000 nuovi posti di lavoro, ben oltre le attese. Disoccupazione giù al 4,1%
Il mercato del lavoro negli Stati Uniti continua girare a pieno ritmo e rafforza la linea della prudenza annunciata dalla Federal Reserve. Secondo l’ultimo rapporto del Labor department americano, infatti, a dicembre sono stati creati 256.000 nuovi posti di lavoro nei settori non agricoli, ben oltre le previsioni degli analisti che si aspettavano 155.000 buste paga in più. Un chiaro segnale di solidità che ha definitivamente azzerato le già scarse possibilità di una riduzione dei tassi a fine mese e che, secondo molti analisti, ha allontanato il prossimo intervento oltre la primavera. Immediata la reazione dei mercati, con il dollaro che si è ulteriormente rafforzato su euro e sterlina e i rendimenti dei Treasury schizzati ai massimi da fine 2023.
Per il mercato del lavoro USA si tratta del 48esimo mese consecutivo di segno più. Anche il tasso di disoccupazione è diminuito dal 4,2% al 4,1%, contro le attese di una conferma. I salari orari medi sono aumentati di 10 centesimi (+0,28%) a 35,69 dollari, mentre rispetto a un anno prima l’incremento è stato del 3,93%. Il dato di novembre è stato rivisto al ribasso di 15.000 unità, da 227.000 a 212.000, quello di ottobre invece al rialzo di 7.000, da 36.000 a 43.000. Complessivamente, l’economia americana ha creato 2,2 milioni di posti di lavoro nell’anno appena terminato, meno dei tre milioni del 2023 ma più dei due milioni del 2019. Ora, il FedWatch Tool del CME Group assegna solo un 2,7% di possibilità ad un un taglio dei tassi a fine mese e solo un 27% a marzo, contro il 41,3% della vigilia. Una riduzione a maggio viene invece data al 35%, contro il 44,7% precedente.
Fed più cauta
D’altra parte, a raffreddare le speranze dei mercati ci avevano già pensato le minute del meeting del 17-18 dicembre, quando il Fomc ha deciso di ridurre il costo del denaro di 25 punti base. Nei verbali emerge infatti chiaramente la volontà di procedere a un ritmo più cauto con la normalizzazione monetaria, anche alla luce delle preoccupazioni per le politiche inflazionistiche annunciate dalla nuova amministrazione Trump. Frasi come “sarebbe appropriato rallentare il ritmo dell’allentamento” e “la maggior parte dei partecipanti ha osservato che … il Comitato potrebbe adottare un approccio cauto” non sono certo passate inosservate agli occhi degli investitori. Che ora, con l’ennesimo responso di resilienza del mercato del lavoro, hanno radicalmente ricalibrato le loro attese.
Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia
“Le cifre sul report NFP di dicembre hanno sorpreso notevolmente perché hanno mostrato un mondo del lavoro Usa ben più forte rispetto alle aspettative di mercato”, fa notare Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia. Per questo, secondo l’esperto, ora Powell e colleghi potrebbero mantenere i tassi di interesse sui livelli attuali per un prolungato periodo di tempo. “Al momento riteniamo che lo scenario più probabile sia quello di un unico taglio nella riunione di giugno o in quella di luglio”, afferma. Puntando l’attenzione sulla reazione negativa del mercato azionario alla pubblicazione del Jobs Report e, quindi, alla possibilità di un notevole slittamento del prossima sforbiciata.
“Le probabilità di un taglio della Fed nel 2025 si stanno rapidamente riducendo e l’ulteriore rafforzamento del dollaro può potenzialmente rappresentare un vento contrario per le aziende statunitensi”, commenta Lara Castleton, US head of Portfolio Construction and Strategy di Janus Henderson. “Per gli investitori che sperano che i mercati azionari vadano al di là dei nomi dei giganti tecnologici, questo dato non è favorevole. Gli investitori dovrebbero essere consapevoli di come le valutazioni di molti di questi nomi siano state finora in grado di sopportare tassi più elevati per un periodo più lungo. Finché gli utili continueranno ad essere solidi, queste società non avranno motivo di perdere la loro posizione dominante, ma ci sono molte società di qualità al di fuori del gruppo dei giganti tech che hanno già scontato il sentiment negativo e hanno un potenziale di rialzo da qui in poi”, sostiene inoltre sulle conseguenze per i mercati.
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