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Secondo la Consob, nel 2022 i criteri di sostenibilità hanno influito sul 58,5% dei compensi ai vertici di 127 società. Ed è aumentato il loro peso nei modelli di business, decisionali e di governance
I fattori Esg contano sempre di più. Non solo nelle scelte degli investitori ma anche nelle dinamiche interne alle società quotate, dove i criteri ambientali, sociali e di governance hanno visto crescere il loro peso nel determinare le remunerazione dei vertici. La tendenza emerge dall’ultimo Rapporto Consob 2022 sulla Rendicontazione non finanziaria, secondo cui l’anno scorso tali fattori hanno concorso a determinare i compensi degli amministratori delegati in 127 società con azioni ordinarie negoziate su Euronext Milan. Un numero pari al 58,5% del totale e che risulta in salita rispetto alle 106 quotate (47%) del 2021.
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Ma non si tratta solo di compensi. Il rapporto evidenzia infatti i segni inconfondibili di una trasformazione culturale innescata in Italia dagli obblighi legislativi verso una maggiore considerazione dei fattori Esg nella definizione dei modelli di business, di corporate governance e nel processo decisionale. Tanto che l’esame degli abstract dei piani strategici pubblicati da 68 società sui propri siti web mostra una più diffusa propensione a comprendere i criteri di sostenibilità nella visione aziendale. Con un’integrazione completa fra strategia aziendale e obiettivi Esg per 13 società, contro le otto del 2021.
Più in generale, nel 2022 le società del listino che hanno pubblicato la Dichiarazione non finanziarie sono state 148, circa il 69% (percentuale pressoché invariata rispetto all’anno prima), ma la quota di quelle che hanno coinvolto gli stakeholder esterni nella definizione dei temi più rilevanti ai fini del documento è salito del 4% al 65,8%.
Il Rapporto 2022 include poi anche un Addendum con i risultati del primo anno di applicazione del Regolamento Ue 2020/852. La Tassonomia europea prevede appunto la pubblicazione di indicatori fondamentali di prestazione (key performance indicators – kpi) relativi alla compatibilità delle attività d’impresa, in particolare alla inclusione delle stesse nell’elenco delle attività economiche ammissibili contenuto negli atti delegati della tassonomia. Ebbene, dai risultati emerge che il valore medio della quota di fatturato associata ad attività ammissibili, fra le 22 società non finanziarie appartenenti al Ftse Mib, è del 22,8%.
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