A gennaio il manifatturiero risale più del previsto, ma resta in contrazione. Frenata dei servizi. Ma per gli analisti, a Francoforte contano le pressioni sui prezzi. E i tagli non arriveranno prima di giugno
Meglio del previsto il manifatturiero, peggio i servizi. Il responso in chiaroscuro degli indici Pmi di gennaio dell’Eurozona non cambia il quadro in vista del meeting della Bce, da cui gli investitori sperano di ricavare indicazioni sull’avvio dei tagli dei tassi. Per gli esperti, nonostante l’assenza di segnali di ripresa per l’economia dell’Area, le pressioni su prezzi ancora in aumento nel settore dei servizi rafforzano l’ipotesi che Christine Lagarde non procederà a una riduzione del costo del denaro prima di giugno.
A gennaio si è quindi attenuata la flessione dell’attività delle imprese, ma tale miglioramento è stato in parte compensato dal calo oltre le stime nel settore dei servizi, dominante nel blocco. Il Pmi composito preliminare Hcob, a cura di S&P Global, si è infatti attestato a 47,9 punti, in aumento dai 47,6 di dicembre e appena sotto il consensus di 48 punti. Per Eurolandia si tratta dell’ottavo mese al di sotto del livello spartiacque di 50 punti, che separa l’espansione dalla contrazione. L’indice manifatturiero, in zona contrazione da luglio 2022, è salito a 46,6 punti dai 44,4 registrati nell’ultimo mese del 2023 e ben oltre le stime degli analisti (44,8). Il Pmi per i servizi è invece sceso ai minimi da tre mesi, toccando quota 48,4 punti, dai 48,8 di dicembre e contro le attese di un aumento a 49 punti. La fiducia per i prossimi mesi è infine aumentata, con l’indice delle aspettative delle imprese risalito a 59,8 punti rispetto ai 58,3 di fine 2023 (l‘ultimo rialzo risaliva a maggio).
I Pmi tedeschi hanno replicato l’andamento a due velocità della Zona euro. L’indice composito ha infatti registrato la settima flessione consecutiva arrivando a quota 47,1 punti, dai 47,4 di dicembre e al di sotto delle previsioni degli economisti (47,8 punti). Ma a soffrire sono stati soprattutto i servizi con il Pmi calato a 47,6 punti, il minimo di cinque mesi, contro i 49,3 di dicembre e i 49,5 delle attese. L’indicatore del manifatturiero è invece aumentato a 45,4 punti. In risalita dai 43,3 registrati a dicembre, superando abbondantemente le aspettative (43,7), ma restando comunque in zona contrazione. Intanto, l’Istituto tedesco Ifo ha tagliato le previsioni di crescita 2024 della Germania a causa delle modifiche al bilancio federale rese necessarie dalla sentenza della Corte costituzionale. Ora il Pil è atteso allo 0,7%, in calo rispetto allo 0,9% pronosticato a metà dicembre.
In Francia, sempre a gennaio, il Pmi composito è retrocesso a 44,2 punti rispetto ai 44,8 di dicembre, il valore più basso degli ultimi quattro mesi. L’indice manifatturiero è salito a 43,2 punti, in risalita rispetto alla precedente rilevazione di 42,1. Quello dei servizi, invece, è sceso a 45 punti (dai 45,7 di fine 2023), mettendo a segno l’ottavo calo consecutivo e tenendo il ritmo più sostenuto da settembre.
La view degli investitori
Gregorio De Felice, head of research e chief economist di IntesaSanpaolo
Per gli economisti di Commerzbank, i dati confermano che la debolezza economica dell’Area euro durerà più a lungo di quanto previsto dalla maggioranza degli analisti e dalla stessa Bce. Ma secondo gli esperti Ing, lo stato preoccupante dell’economia dell’Area non basterà per convincere l’istituto a tagliare prima di giugno, viste appunto le pressioni sui prezzi. Dello stesso parere sono anche la maggior parte degli analisti, che per il meeting di giovedì si aspettano una Lagarde impegnata soprattutto a ridimensionare le aspettative dei mercati. A partire da Gregorio De Felice, capo economista di Intesa Sanpaolo, che prevede tre ribassi dei tassi a partire da giugno-luglio.
Per Marco Giordano, investment director di Wellington Management, l’Eurotower manterrà i tassi fermi fino a giugno, in attesa di vedere se l’inflazione dovesse scendere ulteriormente. A suo parere, inoltre, i recenti avvenimenti in Medio Oriente stanno suscitando preoccupazione anche per le potenziali conseguenze che potrebbero avere sui mercati finanziari. “A causa dell’economia aperta, l’Europa è particolarmente esposta alle perturbazioni del commercio. Infatti, gli aumenti dei costi di trasporto possono iniziare a tradursi in un aumento del costo delle merci”, sottolinea.
Secondo Gero Jung, chief economist di Mirabaud Am, la Bce farà da apripista alla Fed con un primo taglio dei tassi nel secondo trimestre. “L’Europa ha più problemi e l’economia dell’Eurozona ristagnerà, con una crescita intorno allo 0% per tutta la prima metà di quest’anno”, avverte.
Anche secondo gli esperti di BofA Research, Francoforte considera gli attuali prezzi di mercato come un rischio per la convergenza dell’inflazione verso l’obiettivo del 2% e giovedì sarà impegnata a raffreddare le attese dei mercati. “L’andamento dei salari e degli utili è un elemento chiave per la prossima mossa. Manteniamo la nostra previsione di un primo taglio a giugno, ma ci attendiamo il rischio di un’azione più rapida in seguito, a seconda della deflazione”, affermano.
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