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Gli investitori professionali italiani si aspettano un’ulteriore crescita del mercato nei prossimi dieci anni. E puntano sui risparmiatori e sui nuovi prodotti, soprattutto attivi. L’indagine WisdomTree
Innovazione di prodotto e clientela retail. Sono questi i due fattori chiave in grado di garantire un altro decennio di crescita al mercato europeo degli exchange-traded fund. A dirlo è un indagine condotta da Censuswide per WisdomTree che ha sondato 817 investitori professionali del Vecchio Continente per un totale di 4.400 miliardi di euro di asset gestiti. Stando ai risultati, consulenti finanziari, family office e istituzionali hanno pochi dubbi sul fatto che l’adozione di ETF continuerà ad aumentare. Con gli italiani che, in controtendenza, vedono anche un terzo volano di espansione: la gestione attiva.
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Il boom degli ETF è inarrestabile
Negli ultimi dieci anni gli ETF hanno vissuto un vero e proprio boom nel Vecchio Continente. Basti pensare che secondo Bloomberg alla fine dello scorso settembre le masse gestite hanno raggiunto quota 2.100 miliardi di dollari, con un incremento del 409%. Stando all’indagine, il trend è destinato a proseguire: appena il 2% degli investitori professionali del nostro Paese ritiene infatti che nel prossimo decennio non vedremo alcuna crescita. E tra i fattori che sosterranno l’aumento, il 23% degli italiani indica come cruciali l’aumento dell’adozione di questi strumenti da parte del settore retail e lo sviluppo di prodotti innovativi. Anche nel breve termine le prospettive appaiono rosee, con il 43% dei professionisti della Penisola che intende aumentare la propria allocazione nei prossimi dodici mesi. Qualche ostacolo però resta: sempre in Italia, il 18% afferma infatti di non allocare di più a causa della mancanza di conoscenze su questo wrapper d’investimento.
Per Alexis Marinof, head of WisdomTree Europe, l’Europa toccherà i 4.500 miliardi di dollari entro il 2030, ma bisogna ancora superare alcuni ostacoli a livello formativo. In ogni caso, a suo parere, i prossimi dieci anni potrebbero essere ancora più brillanti di quelli passati. “Riteniamo che l’opportunità proveniente dal settore retail sia la più interessante per l’industria degli ETF, mentre gli investitori professionali sostengono che lo sviluppo di prodotti innovativi sarà altrettanto fondamentale”, sottolinea.
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Una via “democratica” per accedere agli asset alternativi
In Italia, le modalità d’uso di questi strumenti da parte degli investitori professionali sono molteplici e dimostrano la flessibilità e versatilità del wrapper, con tre su dieci (30%) che li utilizzano come investimenti core del portafoglio. I prodotti che replicano i benchmark più popolari, come l’S&P 500, sono quelli a cui è allocata la maggior parte degli asset, ma gli intervistati sono ben consapevoli anche dei vantaggi offerti da ETF ed ETP per accedere ad asset alternativi, come materie prime o criptovalute (34%) e azionario tematico (30%). Proprio questa modalità d’uso, secondo lo studio, può spiegare perché lo sviluppo di prodotti innovativi, che democratizzino asset class altrimenti difficilmente accessibili, è considerato un fattore chiave per la crescita del mercato europeo.
Gli investitori italiani puntano sugli ETF attivi (ma non è chiara la definizione)
Data la costante crescita degli exchange-traded fund attivi in Europa, i partecipanti all’indagine in Italia li hanno collocati al primo posto tra i fattori chiave per l’espansione del mercato continentale nel prossimo decennio (26%), in netto contrasto con la prospettiva paneuropea, secondo cui questo tipo di strumento è all’ultimo posto. Inoltre, la preferenza per le strategie a gestione attiva (36%) è la ragione più frequentemente citata dai nostri connazionali tra le cause che impediscono loro di allocare di più in ETF. Questo perché si tratta di prodotti ancora associati solo a veicoli passivi.
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L’indagine rivela inoltre opinioni divergenti rispetto alla definizione di ‘ETF attivo’ da parte degli stessi investitori professionali del nostro Paese. La maggioranza (65%) ritiene che si tratti di gestori di portafoglio che scelgono i titoli per gli exchange-traded fund, con piena trasparenza (25%), semi-trasparenza (26%) o nessuna trasparenza (14%). E per il 17% un ETF che replica un indice costruito con partner esperti è compatibile con la propria interpretazione di ‘attivo’. “Gli ETF non replicano esclusivamente strumenti passivi e, contrariamente all’opinione comune, quelli attivi non sono una novità. In un’ottica di investimento, un exchange-traded fund che non sia ponderato per la capitalizzazione di mercato potrebbe essere considerato attivo”, spiega Marinof. Che sottolinea come, in realtà, la maggior parte degli ETF individuati come attivi non è in linea con la definizione di ‘alta convinzione’ e ‘selezione dei titoli’ che la maggior parte degli investitori gli attribuisce e presenta molte somiglianze con gli strumenti ponderati in base ai fondamentali che esistono da decenni.
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