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Il mercato si sta ampliando verso strategie più sofisticate e utilizzi tattici, con un interesse crescente anche da parte degli investitori professionali. Per Gianmarco Roncarolo, Sales Italy director di GraniteShares, supereremo i 5mila miliardi entro il 2030. E anche l’Italia potrà dire la sua
La corsa degli exchange traded fund non mostra segnali di rallentamento. I dati più recenti di justETF fotografano un’industria in espansione, trainata da un pubblico retail sempre più ampio ma anche dall’ingresso di investitori giovani e dalla diffusione della consulenza evoluta. In questo scenario, anche l’Italia è destinata a giocare un ruolo crescente. Ma ciò che colpisce non è solo la crescita dimensionale del mercato: è la progressiva estensione dell’universo ETF verso nuove strategie, payoff e utilizzi, che ne sta ampliando il perimetro ben oltre la tradizionale asset allocation passiva. Lo sa bene Gianmarco Roncarolo, Sales Italy director di GraniteShares, secondo cui siamo di fronte a una trasformazione strutturale: “L’ETF è diventato un contenitore neutro, capace di accogliere strategie che in passato erano appannaggio esclusivo dei prodotti strutturati o del trading specialistico, ma con maggiore liquidità e trasparenza”.
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Dal beta al toolkit: come cambia l’uso degli ETF
Se fino a pochi anni fa gli ETF erano prevalentemente strumenti core, oggi vengono sempre più spesso utilizzati come mattoni flessibili all’interno di architetture di portafoglio complesse. La crescita dell’offerta non riguarda solo l’esposizione ai mercati tradizionali ma anche soluzioni tematiche, income, opzionali e tattiche. “Assistiamo a un’evoluzione della domanda”, osserva Roncarolo, che aggiunge: “Accanto ai prodotti di allocazione strategica, aumenta l’interesse per strumenti che consentono interventi mirati, temporanei e coerenti con una gestione attiva”. È in questo contesto che trovano spazio anche segmenti più specialistici, come quelli legati alla volatilità o a specifici payoff derivativi.
ETF a leva: una nicchia che evolve
All’interno di questo ampliamento dell’universo ETF si collocano anche gli strumenti a leva, che restano una nicchia ma stanno attirando un’attenzione crescente anche da parte di operatori professionali. Con masse globali che hanno raggiunto i 130-140 miliardi di dollari, sostiene infatti Roncarolo, il segmento è ormai troppo rilevante per essere liquidato come fenomeno puramente retail o speculativo. “Non parliamo di uno strumento di portafoglio strategico”, chiarisce però il manager, “ma di un prodotto che può avere un ruolo tattico ben definito”. In alcune gestioni più sofisticate, ad esempio, viene utilizzato in prossimità di trimestrali o altri eventi di mercato specifici per amplificare i movimenti attesi su finestre temporali circoscritte. “La logica in questo caso è di generare extra rendimenti tramite una gestione attiva”.
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Coperture, posizionamenti e vantaggi operativi
Un altro utilizzo che sta guadagnando spazio riguarda le esposizioni short tramite ETF o ETP. Per alcuni investitori istituzionali e mandati regolamentati, questi strumenti rappresentano una soluzione efficiente per assumere posizioni ribassiste senza ricorrere allo short selling diretto. Le applicazioni principali restano la copertura tattica di portafoglio e la riduzione temporanea del beta su indici liquidi. A favorire l’adozione contribuiscono anche elementi operativi: pricing istituzionale, liquidità garantita dalla presenza di più market maker, standardizzazione dei processi e assenza di rischio di controparte bilaterale. “Sono caratteristiche che rendono questi strumenti compatibili con i workflow del risparmio gestito”, sottolinea Roncarolo.
Non solo retail: il ruolo dei professionisti
Secondo il manager di GraniteShares, complice proprio la diffusione di queste nicchie, la dimensione del fenomeno ETF non può più essere letta solo in chiave retail. “Volumi giornalieri sulla nostra piattaforma di oltre 2 miliardi di dollari indicano chiaramente anche la presenza di investitori professionali”, afferma. Anche in Italia, pur restando centrale il pubblico retail, iniziano a emergere segnali di utilizzo da parte di gestioni patrimoniali evolute e consulenti fee-based o anche wealth manager interessati a operazioni tattiche e di copertura. La cautela resta d’obbligo, soprattutto sugli strumenti più complessi. “La leva amplifica rendimenti e perdite ed è sensibile all’effetto compounding”, avverte Roncarolo. “Serve competenza, controllo del rischio e una chiara distinzione tra utilizzo tattico e allocazione strategica”.
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Il futuro del passivo: più grande, più articolato
Guardando oltre i singoli segmenti, la traiettoria del mercato ETF appare dunque ben definita. “In Europa supereremo i 4-5mila miliardi di euro entro il 2030”, stima Roncarolo. A trainare la crescita saranno una clientela retail più giovane, la digitalizzazione della distribuzione e l’evoluzione della consulenza indipendente. Ma il cambiamento non sarà solo quantitativo. L’offerta si arricchirà di payoff sempre più sofisticati: defined outcome, buffer, strategie opzionali e soluzioni income, finora tipiche dei certificati. “La differenza”, conclude il manager, “è che oggi tutto questo può essere incapsulato in strumenti più liquidi e trasparenti”.
Strategie di nicchia e nuovi payoff
In questo contesto, la strategia di GraniteShares resta focalizzata su soluzioni specialistiche piuttosto che sugli ETF mainstream. Tra i progetti futuri rientra l’arrivo in Europa di una nuova categoria di prodotti, basati su strategie opzionali pensate per generare flussi di reddito periodici. “Nel mercato europeo l’offerta è ancora limitata”, osserva Roncarolo. “C’è spazio per innovare, ma sempre con un approccio consapevole e coerente con le esigenze del risparmio gestito e degli investitori italiani”.
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