L’Europa centrale e orientale accelera dopo anni complessi. Tra crescita robusta, rientro dell’inflazione e nuovi flussi UE, Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca si candidano a protagoniste del nuovo ciclo
Angelika Millendorfer, responsabile CEE & Global Emerging Markets di Raiffeisen Capital Management
Dopo una lunga stagione in chiaroscuro, l’Europa centro-orientale torna sul radar degli investitori globali. Tra lo scorso anno e questo, la regione ha fatto più che bene, attirando l’attenzione di asset manager e gestori internazionali. “Quest’anno l’Europa centrale ha messo a segno una delle performance migliori a livello globale”, dice Angelika Millendorfer, responsabile CEE & Global Emerging Markets di Raiffeisen Capital Management. “Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria hanno registrato
rialzi superiori al 30% in euro”. Un rimbalzo favorito anche dal contesto macro.
Riccardo Volpi, fund manager Pharus Sicav
Come nota Riccardo Volpi, fund manager Pharus Sicav, “l’inflazione in calo e i primi tagli dei tassi stanno rilanciando consumi e investimenti”. Mentre l’interconnessione con la Germania fornisce stabilità: “La forte integrazione produttiva con la Germania (attesa in accelerazione nel 2026) costituisce un ancoraggio strutturale per la crescita”. Derrick Irwin, portfolio manager e co-head of the Intrinsic Emerging Markets Equity Team, Allspring Global Investments, sottolinea inoltre che “l’Europa centro-orientale è un mercato interessante e ha beneficiato del calo dei tassi di interesse e di una solida crescita rispetto all’Eurozona”, pur avvertendo che l’aumento delle valutazioni richiede “più selettività”.
La spinta non arriva solo dai fondamentali economici, ma anche dal quadro geopolitico e dagli investimenti europei. La prospettiva (anche solo teorica) di una stabilizzazione in Ucraina ha contribuito a ridurre i premi di rischio della regione. “La possibilità di una pace in Ucraina avrebbe portato benefici significativi ai Paesi confinanti”, ricorda Millendorfer, sottolineando come comunque “il mancato raggiungimento di un accordo non abbia finora inciso in modo rilevante sulla solidità della performance”.
Derrick Irwin, portfolio manager e co-head of the Intrinsic Emerging Markets Equity Team, Allspring Global Investments
A trainare i flussi sono però soprattutto le risorse messe in campo dall’Unione Europea. “A lungo termine riteniamo che questi Paesi trarranno vantaggio dai continui finanziamenti dell’UE e dal probabile aumento della spesa per la difesa in Europa”, afferma Irwin. E la gestione tedesca dei nuovi programmi industriali e infrastrutturali ha un impatto diretto sull’area: “I Paesi dell’Europa centrale dovrebbero essere tra i principali beneficiari di, questi investimenti”, aggiunge Millendorfer, con particolare riferimento alle imprese polacche e ceche attive nella difesa. Le proiezioni macro confermano il momento positivo. “La Polonia si distingue con una previsione di aumento del PIL del 3,3% nel 2025”, prosegue Millendorfer, mentre il taglio dei tassi potrebbe “offrire maggiori prospettive al settore dei beni di consumo”. Anche l’interesse degli investitori internazionali si sta rialzando. Per Volpi, i mercati dell’Europa centrale sono parte di un quadro più ampio in cui “i mercati emergenti offrono oggi un punto d’ingresso favorevole”, soprattutto in un mondo di dollaro debole e tassi discendenti. “Rappresentano una valida opportunità di diversificazione, con la prospettiva di rendimenti reali superiori rispetto ai Paesi sviluppati”.
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