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Branner e Diggle non temono la bolla AI, ma preferiscono il tech cinese. Per i titoli di Stato meglio le scadenze brevi, mentre sul dollaro la view torna neutrale. La parola d’ordine? Diversificare
Azionario emergente, bond governativi e infrastrutture: sono tre gli ingredienti principali della ricetta scelta da Aberdeen Investments per navigare in questa fase complessa. Lo spiegano il chief investment officer, Peter Branner, e il chief economist, Paul Diggle, convinti che l’attuale contesto sia caratterizzato da una stabilizzazione della crescita globale e dall’emergere di nuovi temi di investimento. La raccomandazione è però di mantenere una diversificazione accurata e una costruzione ponderata del portafoglio. Questo non solo alla luce degli elevati rischi economici, politici e geopolitici, ma anche perché, nonostante la view sull’AI resti positiva, il sentiment potrebbe sempre cambiare.
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Per ora nessuna recessione
“Le banche centrali, tra cui la Federal Reserve e diverse autorità monetarie dei mercati emergenti, stanno tagliando i tassi di interesse, in quello che prevediamo sarà un contesto di crescita non recessivo”, affermano i due esperti. A loro parere, la politica fiscale si prospetta più favorevole negli Stati Uniti e in Europa, mentre il Regno Unito ha adottato un approccio più restrittivo nella recente revisione del budget. Intanto, fanno notare, le tensioni commerciali si sono attenuate, con la tregua temporanea nella disputa tariffaria tra USA e Cina che ha ridotto l’incertezza.
L’AI? Meglio quella cinese
Sui mercati la crescita degli utili aziendali resta robusta, con molte società a stelle e strisce che continuano a superare le attese degli analisti. “Siamo consapevoli delle elevate valutazioni negli USA e della concentrazione del mercato, e le preoccupazioni su una possibile bolla legata all’intelligenza artificiale sono ormai diffuse. Tuttavia, riteniamo che il driver dell’AI nel mercato statunitense abbia ancora margini di crescita”, assicurano. Tuttavia, con il tema AI ancora agli inizi in Cina e valutazioni azionarie meno sfidanti nei mercati emergenti, è qui che Branner e Diggle vedono le “maggiori opportunità”.
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Parola d’ordine: scadenze brevi
“Siamo positivi sui titoli di Stato, in particolare quelli con scadenze più brevi, che riteniamo un valido contrappeso alla nostra view azionaria”, proseguono i due esperti. I recenti tagli dei tassi e la prospettiva di una Fed più accomodante nel corso del prossimo anno, a loro parere dovrebbero sostenere i rendimenti obbligazionari. “I titoli di Stato offrono anche diversificazione in caso di shock negativi della domanda. Tuttavia, privilegiamo le duration brevi rispetto a quelle più lunghe”, precisano. La loro tesi è infatti che i rendimenti dei bond a lunga scadenza possano ritrovarsi sotto pressione a causa dell’aumento di un’emissione di debito più elevata e di una minore domanda da parte degli acquirenti tradizionali.
Nel mirino anche bond emergenti e corporate
Branner e Diggle mantengono poi una view lievemente positiva anche sul debito dei mercati emergenti in valuta locale e sulle obbligazioni corporate globali. “Sebbene gli spread compressi limitino i margini di valutazione, i rendimenti restano attraenti rispetto ai titoli sovrani”, fanno notare. Secondo i due, inoltre, il debito emergente dovrebbe beneficiare di ulteriori tagli dei tassi e di un’inflazione sotto controllo, mentre il mercato dei corporate bond è sostenuto da un aumento relativamente modesto dei casi di default.
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Infrastrutture in evidenza
Passando ai mercati privati, per i due esperti le infrastrutture continuano a essere una strategia di grande interesse, sostenute dalle esigenze globali in ambito AI, difesa ed energia. “Il capitale privato è sempre più necessario per colmare i gap di finanziamento, poiché i bilanci pubblici presentano limitazioni”, evidenziano. A loro parere, il settore immobiliare diretto globale si trova nelle prime fasi di una ripresa ciclica, con un’offerta insufficiente che sostiene i rendimenti, anche in comparti precedentemente in difficoltà come retail e uffici. “Siamo neutrali sul credito privato, dove si è registrato un aumento di alcuni casi di default di alto profilo e un deterioramento degli standard di sottoscrizione”, aggiungono.
Il dollaro diventa neutrale
Quanto al dollaro, Branner e Diggle hanno aggiornato la view da negativa a neutrale, riflettendo la recente stabilità e l’assenza di alternative particolarmente attraenti tra le principali valute. “Il posizionamento sulle operazioni short sul biglietto verde è diventato eccessivo, mentre sono ripresi i flussi verso gli asset denominati in usd”, spiegano.
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La diversificazione resta fondamentale
Infine, i due avvertono che dopo una forte performance dei titoli azionari, i rendimenti futuri potrebbero risultare più modesti e volatili, soprattutto se il sentiment sull’AI dovesse cambiare. “I rischi economici, politici e geopolitici elevati sottolineano l’importanza di una diversificazione accurata e di una costruzione ponderata del portafoglio”, concludono.
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