Per i gestori, una maggioranza stabile e conservatrice dal punto di vista economico ridarebbe slancio all’azionario britannico. E, nel breve, anche a sterlina e Gilt
Mercati tranquilli in vista delle elezioni generali nel Regno Unito, il cui esito appare segnato. I sondaggi prevedono infatti una vittoria schiacciante dei laburisti, tale da superare quella record del 1997. Ma, anche se dovessero sbagliarsi e se si riproducesse il più grande divario mai registrato (9%) con il risultato reale del voto, il partito guidato da Keir Starmer otterrebbe comunque la maggioranza. Uno scenario che gli investitori sembrano apprezzare perché garantirebbe la stabilità politica ed economica. E che, secondo molti, ridarebbe slancio sia all’azionario di Sua Maestà sia, almeno nel breve, a sterlina e Gilt.
Starmer e Reeves conservatori dal punto di vista economico
Secondo Neil Mehta, portfolio manager di RBC BlueBay
Neil Mehta, portfolio manager di Rbc BlueBay Investment Grade Euro Aggregate Bond Fund, fa notare come Starmer e il suo cancelliere ombra, l’ex-Bank of England Rachel Reeves, abbiano finora trasmesso un messaggio di conservatorismo economico contrastante con i passati governi Labour. Scelta che però ha garantito loro il supporto dei maggiori player. “Il piano fiscale previsto dovrebbe prevedere un certo stimolo”, spiega, “con una particolare attenzione alla ridistribuzione e all’energia pulita”. Sottolineando che i due hanno anche proposto di ripristinare le relazioni con l’UE, dopo anni di gelo, offrendo la prospettiva di migliorare gli scambi commerciali ma anche ridurre la burocrazia e attrarre flussi di capitali.
Alex Batten, fixed income portfolio manager di Columbia Threadneedle Investments
Non solo. Secondo Alex Batten, fixed income portfolio manager di Columbia Threadneedle Investments, conta molto anche il fatto l’esecutivo entrante abbia già sottoscritto le regole fiscali in vigore anziché spendersi per produrre cambiamenti importanti nella spesa pubblica. Questo, per l’esperto, testimonia che un aumento dell’esborso statale è fuori discussione a meno di improbabili incrementi delle tasse. “Il margine di manovra tributario sarà estremamente limitato e il risultato più probabile è il mantenimento dello status quo”, evidenzia, precisando di non prevedere “impatti significativi sulle prospettive di crescita nè sulla posizione della Bank of England o sulle emissioni”.
Dal punto di vista della crescita, Goldman Sachs prevede un’espansione a breve termine leggermente più forte e un’inflazione lievemente più elevata rispetto agli attuali pianidel governo. In particolare, gli analisti USA stimano un aumento del Pil di circa 0,1 punti percentuali sia nel 2025 che nel 2026 e prevedono che questo possa far accelerare marginalmente la crescita di stipendi e prezzi. Le implicazioni per la BOE, scrivono, sarebbero probabilmente limitate ma con rischi di tagli dei tassi più lenti nel caso in cui il partito laburista realizzasse un aumento considerevole del salario minimo.
Secondo Henry Dixon, portfolio manager azionario Regno Unito di Man Group, un governo stabile e fiscalmente prudente sarebbe benvenuto per l’equity di Sua Maestà. Soprattutto rispetto al recente passato. E dovrebbe consentire alle quotazioni dei titoli britannici di recuperare terreno nei confronti degli omologhi europei. “Riteniamo che una maggioranza laburista possa dare la spinta tanto attesa al mercato azionario del Regno Unito”, assicura. Quanto ai singoli settori, Dixon fa notare come il manifesto labour individui nell’edilizia (attraverso la riforma del sistema di pianificazione) il moltiplicatore economico più chiaro. “Siamo entusiasti delle valutazioni e del potenziale di generazione di utili di diversi nomi di questo settore”, chiarisce. Precisando di non vedere invece aspetti negativi degni di nota per le banche, contrariamente a quanto si legge in alcuni commenti e diversamente dalle elezioni del 2019. “Le implicazioni per settori come l’energia, a causa del permanere di aliquote fiscali elevate, e i trasporti, in scia alla politica ferroviaria, sono state ben segnalate”, precisa. Secondo l’esperto, archiviato il voto, la narrazione tornerà rapidamente alla politica monetaria e all’inizio del ciclo di riduzione dei tassi. “Prevediamo inoltre che l’attività di fusione e acquisizione continui, portando probabilmente a un miglioramento dell’attività di Ipo”, puntualizza.
Per quanto riguarda la sterlina, Mehta ritiene che l’impatto a breve termine di una grande maggioranza laburista sarà positivo per via di tre fattori: il sentiment di ritorno, la propensione al rischio e un migliore equilibrio tra aspetti fiscali e crescita. “Poichè la divisa UK si attesta a livelli che suggeriscono un breakout dal range post-Brexit, il momentum potrebbe registrare un breakout più consistente”, analizza. Tutto ciò, dal suo punto di vista, lascia trapelare un ritorno al livello regolarmente registrato prima del referendum sull’Ue: 1,3 sul dollaro. L’esperto di Rbc BlueBay avverte però chepermangono delle sfide a lungo termine. “Il margine di manovra fiscale è limitato se non si aumentano le tasse, il che impedisce a sua volta un rialzo sostanziale della crescita”, analizza. Nel frattempo, prosegue, “la produttività resta lenta e il Paese continua a registrare un saldo pubblico negativo oltre a un deficit delle partite correnti”. Inoltre, per Mehta, il finanziamento dei servizi pubblici richiederà alcune soluzioni creative mentre i comuni in bancarotta e i problemi con le utenze potrebbero riservare brutte sorprese. Senza contare che l’opinione pubblica chiederà un maggiore aiuto per adattarsi all’aumento del costo della vita. “Sebbene le prospettive della sterlina possano apparire decisamente migliorate”, precisa dunque l’esperto, “l’incertezza resta elevata in relazione ai Gilt britannici”. Anche perchè la crescita dei salari nell’ordine del 6% sta facendo venir meno ogni prospettiva di un taglio dei tassi. A suo parere, è improbabile che un governo laburista aiuti la BoE nella riduzione della spesa pubblica:solo un rallentamento più significativo del PIL o dell’occupazione potrebbe indurre l’istituto a ripensarci. “A fronte di tassi di riferimento al 5,25% e di un’inflazione sottostante del 4-5%, i rendimenti dei Gilt appaiono decisamente troppo costosi a livello strutturale”, osserva. Concludendo che “sottopesare il reddito fisso locale potrebbe servire a proteggere la performance degli investimenti nelle strategie long only laddove il carovita dovesse persistere, mentre le ramificazioni per la valuta e la potenziale volatilità potrebbero offrire grandi opportunità per la generazione di alfa a beneficio delle strategie d’investimento absolute e unconstrained”.
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