Sale la pressione sui mercati per la crisi di leadership nei due principali Paesi UE. Ecco i possibili scenari a Bruxelles e Parigi secondo i gestori
Brusca reazione dei mercati all’indomani delle elezioni europee. A preoccupare non è tanto il risultato generale delle urne, con la cosiddetta ‘maggioranza Ursula’ che sembrerebbe riconfermata seppure con numeri inferiori al 2019, ma piuttosto la crisi che ha investito l’asse franco-tedesco da sempre alla guida dell’Europa. In Francia, dopo il trionfo dell’estrema destra di Marine Le Pen e Jordan Bardella, il presidente Emmanuel Macron ha indetto elezioni anticipate. In Germania, invece, il cancelliere Olaf Scholz e la sua SPD sono sprofondati al 14%, superati dall’AFD. Uno scenario che sta innervosendo non poco gli investitori, già preoccupati per le prospettive dei tassi d’interesse, perché getta profonda incertezza sui futuri equilibri politici nazionali e sovranazionali. E l’incertezza, si sa, è il nemico numero uno dei mercati.
In linea con le aspettative e i sondaggi, i partiti di destra hanno registrato un grande successo e i riflettori sono ora puntati sul secondo mandato di Ursula von der Leyen. Nonostante il calo dei seggi, la maggioranza europeista rimane forte, ma popolari, socialisti e liberali ne sono usciti ridimensionati. Questo potrebbe spingere la presidente a cercare altri alleati fra i Verdi, anche loro in calo, e in Giorgia Meloni. Una situazione che, secondo Ruosha Li, analista di Moody’s Ratings, “potrebbe rendere più difficile la conferma della nuova Commissione e l’approvazione di alcune leggi nei prossimi cinque anni”. A suo parere, è però “improbabile che il Parlamento ostacoli i progressi su priorità fondamentali come la sicurezza e la competitività, compresa l’unione dei mercati dei capitali”.
Elliot Hentov, head of Macro Policy Research di State Street Global Advisors
Secondo Elliot Hentov, head of Macro Policy Research di State Street Global Advisors, la debolezza interna della Francia e della Germania potrebbe invece riservare una sorpresa in termini di forza della Commissione. “Se la Von der Leyen riuscisse a essere riconfermata dal Parlamento europeo, ne uscirebbe rafforzata nel suo secondo mandato, dato che i governi nazionali sono concentrati sul piano interno e mancano di leadership a livello europeo”, è il ragionamento dell’esperto. Per Hentov, ciò potrebbe rendere più forti le iniziative geopolitiche UE, ad esempio sull’Ucraina o sulle relazioni commerciali con la Cina. Tuttavia, “l’eccezione è rappresentata dalla politica sul clima, che probabilmente sarà vittima della svolta a destra delle elezioni europee”, avverte. In questo caso, per l’esperto è probabile che le regole UE vengano attenuate, i sussidi tagliati e le sanzioni ridotte. “Non è chiaro se questo possa essere vantaggioso o dannoso per la competitività europea a lungo termine”, precisa.
Richard Brown, client portfolio manager di Janus Henderson
Richard Brown, client portfolio manager di Janus Henderson, sostiene che in particolare il risultato francese rappresenta una battuta d’arresto per l’integrazione UE, sostenuta da Macron. “Ciò sarà probabilmente negativo per il settore bancario: le aspettative di un’attività paneuropea di M&A nel comparto che porti a un mercato più consolidato saranno ora ridimensionate”, spiega. Aggiungendo che rappresenta anche una pessima notizia per la capacità dell’Europa di concepire una politica industriale a livello continentale, “in grado di competere con le strategie di ‘autosufficienza’ e reshoring di USA e Cina”.
Come prima reazione i mercati europei hanno ceduto e l’euro si è indebolito. E per Brown sarà interessante vedere come cambieranno le aspettative sulle prossime decisioni di Francoforte. “A nostro avviso, c’è ancora una ragionevole probabilità che siano in arrivo ulteriori movimenti di politica monetaria dopo il taglio della scorsa settimana. Inoltre, una valuta più debole potrebbe aiutare gli esportatori europei e le piccole imprese”, afferma. Ricordando che la natura ‘ad onda’ della politica europea è un fattore noto e che la destra ha già vinto le elezioni, ma raramente ha portato a un cambiamento radicale delle politiche. “Per il continente nel suo complesso, riteniamo che questo rappresenti probabilmente un piccolo evento di de-rating, che toglie smalto a quella che finora è stata una narrazione piuttosto forte per l’azionario europeo nel 2024”, afferma. Pur precisando che questi risultati potrebbero rappresentare un colpo al sentiment del continente, con gli investitori che si accorgono dei rischi politici messi in secondo piano nell’ultimo anno.
Al di là degli equilibri di Bruxelles, gli occhi sono puntati soprattutto su Parigi dove più di una vittoria di Le Pen il 30 giugno, preoccupa l’imprevedibilità. Tanto che, come fa notare Axel Botte, head of Market Strategy di Ostrum AM, stando alla reazione del CAC e dello spread sugli OAT, “le elezioni anticipate hanno avuto un impatto maggiore rispetto all’ultima decisione di S&P di declassare il rating francese ad AA-”. “C’è una notevole incertezza riguardo le prossime elezioni. Non è infatti chiaro se il partito di estrema destra Rassemblement National possa ottenere una maggioranza di governo in questo momento. La mancata formazione di un governo guidato dal RN potrebbe comunque rendere il centrodestra di Macron l’unica soluzione praticabile”, spiega Botte. Sottolineando che il prossimo voto è cruciale in vista delle presidenziali del 2027.
Per Lizzy Galbraith, political economist di Abrdn, le elezioni parlamentari non modificheranno la posizione di Macron come presidente, ma lo renderanno vulnerabile all’eventualità di governare con i partiti dell’opposizione che controllano il parlamento, accentuando le difficoltà incontrate nell’approvare le leggi durante l’attuale mandato. “Macron spera di sfruttare le preoccupazioni degli elettori francesi relativamente alla forza del Rassemblement National per unificare i voti dell’opposizione e rafforzare la propria base elettorale, ma con la sua bassa popolarità personale si trova di fronte a una battaglia in salita”, mette in guardia l’esperta. Tuttavia, a differenza del sistema proporzionale delle europee, le elezioni parlamentari francesi utilizzano l’uninominale/maggioritario secco. Quindi anche se il Rassemblement National sembra lanciato verso importanti risultati, per la Galbraith questi potrebbero non essere così sostanziali come fa pensare il risultato europeo.
Natixis CIB vede quattro possibili scenari per Parigi: da una coabitazione fra Macron e un primo ministro del Rassemblement National, alla rinascita del partito del presidente, fino a una rifocalizzazione dei partiti europeisti e alla coabitazione con una Unione della sinistra. “È probabile che questi eventi ridefiniscano le dinamiche politiche del Paese”, scrivono gli analisti in una nota. Che precisano: “Con la rinnovata volatilità, attualmente vediamo un livello di equilibrio a 60 punti base per lo spread. Questo equilibrio è destinato a cambiare a seconda degli ulteriori sviluppi politici”.
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