Il gestore del Comgest Growth India spiega perché gli investitori possono trovare opportunità interessanti, puntando su società indiane con fondamentali solidi, potenziale di crescita sostenibile e vantaggi competitivi duraturi
Bhuvnesh Singh, gestore azionario Asia (Ex Japan) e India di Comgest
Nel conflitto a suon di dazi tra Stati Uniti e Cina c’è un Paese che pare trarne vantaggio: l’India. Non è un caso se la Commissione europea, guidata da Ursula von der Leyen, ha organizzato settimane addietro una missione in India, che ha anche il vantaggio di essere una democrazia. L’idea di un accordo di libero scambio tra Bruxelles e Delhi sarebbe il più grande accordo di questo tipo. E proprio mentre l’economia indiana si conferma una delle più dinamiche e promettenti, come conferma Bhuvnesh Singh, gestore del fondo Comgest Growth India della società di asset management parigina. Singh, in collegamento con la stampa nella sede milanese di Comgest, offre un quadro dettagliato su quella che è destinata a diventare la terza economia più grande al mondo entro la fine del decennio.
Tanto più che il Paese si presenta ad oggi come uno Stato che vuole mantenere relazioni cordiali con un ampio numero di nazioni. La sua è una posizione relativamente insolita, considerato che fa parte del Quad, un accordo di cooperazione strategica con Stati Uniti, Giappone e Australia, è un membro chiave dei BRICS e dal 2022 ha intensificato le sue relazioni commerciali nel settore petrolifero con la Russia. Cosa che ha permesso a Delhi di non risentire più di tanto dell’incertezza globale che attanaglia i mercati. “Le riforme strutturali, l’innovazione tecnologica e gli investimenti in infrastrutture stanno creando un ambiente favorevole per le imprese e gli investitori” spiega il gestore. “Il quadro è favorevole, con una minore dipendenza dal commercio, il calo dei prezzi del greggio e una politica monetaria espansiva sotto forma di iniezioni di liquidità e tagli dei tassi”. Basti pensare, ad esempio, che Apple a breve trasferirà la catena di assemblaggio degli iphone da Pechino a Delhi (che oggi assembla circa il 25% degli smartphone di Cupertino). “Segno che nel settore manifatturiero, l’India è diventata un mercato del lavoro ad alta specializzazione”, aggiunge Singh.
Le opportunità dell’equity indiano
A differenza degli anni precedenti, incentrati sui progetti infrastrutturali del governo, il paese sta ponendo sempre più l’accento sulla promozione dei consumi come motore fondamentale dell’economia. “Abbiamo lanciato molte applicazioni e servizi di e-commerce”, aggiunge l’esperto, mostrando un dato sorprendente: i pagamenti digitali negli ultimi sette anni sono passati da 0 a 25 miliardi di rupie. Il Paese, insomma, mira a promuovere una crescita inclusiva e la resilienza economica. “Il mercato azionario indiano, in particolare, offre numerose opportunità per chi cerca di capitalizzare questa crescita”, continua il gestore. “Le società leader nei settori bancario, tecnologico, consumer, infrastrutturale e delle energie rinnovabili sono in grado di beneficiare delle tendenze macroeconomiche positive, come l’aumento del consumo interno e del settore manifatturiero in un mondo dove la strategia China Plus One ha sempre più presa e la spinta verso l’energia rinnovabile. Inoltre, la crescente digitalizzazione e l’urbanizzazione accelerata favoriscono aziende innovative e resilienti, capaci di adattarsi alle nuove sfide globali”.
In questo contesto, gli investitori possono trovare opportunità interessanti puntando su società con fondamentali solidi, potenziale di crescita sostenibile e vantaggi competitivi duraturi. “Per capitalizzare appieno queste opportunità, un approccio d’investimento basato sui principi del quality growth si rivela particolarmente efficace, offrendo agli investitori la possibilità di ottenere rendimenti sostenibili nel medio e lungo termine”, aggiunge Bhuvnesh Singh. Il fondo da lui gestito, infatti, si focalizza proprio su società con vantaggi competitivi duraturi, guidati da fattori strutturali quali la formalizzazione dell’economia, la digitalizzazione, l’aumento dei consumi discrezionali e l’aumento della spesa sanitaria. “Il Comgest Growth India utilizza un approccio bottom up ed è un fondo molto concentrato, che investe solo in 32 titoli. Una parte significativa è esposta al settore finanziario (la prima posizione è HDFC Bank, leader nel settore, con il 9,5%). Poi varie azioni nel settore helthcare, consumo, industriali e IT. Siamo investiti anche in Giappone (Suzuki) e in USA”, spiega il gestore.
Tra le aziende di riferimento, oltre HDFC Bank c’è anche Varun Beverage Limited, il più grande imbottigliatore di PepsiCo al di fuori degli Stati Uniti, Power Grid Corporation of India, società di trasmissione di energia interstatale che trasporta circa l’85% dell’energia elettrica interregionale e trasmette il 45% dell’energia totale del Paese ed Eternal, leader nel mercato delle consegne di cibo a domicilio e nel quick commerce in India.
“Un approccio d’investimento basato sui principi del quality growth rappresenta una strategia vincente per sfruttare le potenzialità del mercato azionario indiano”, continua Singh. “Le aziende come HDFC Bank sono esempi di società con fondamentali solidi e potenzialità di crescita sostenibile, capaci di generare rendimenti interessanti nel medio e lungo termine. Investire con questa filosofia permette di cogliere le opportunità di un’economia in rapida espansione, riducendo al contempo i rischi legati a società meno solide o più cicliche”.
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